SPETTACOLO/Magici colori e pensieri

di Maricla Sellari

Nelle giornate romane di un incerto aprile, prosegue il cammino del Festival della Spiritualtà, iniziato il sabato antecedente la Domenica delle Palme ai Musei Capitolini, e la mia mente che è un pianeta che ha dimenticato il suo sale, piano piano si è lasciata conquistare. Ogni uomo, nei giorni del dolore, si sente "una stella sperduta in fondo al firmamento". Come scrive Amos Oz nel bel romanzo «Una pace perfetta». Ma pur sempre una stella, qualcosa di luminoso anche se infinitamente piccolo.

Nell'infinitamente piccolo si muove la chiusura del Festival che quest'anno è rivolta ai più piccoli con la  rappresentazione "Verdementa" di Elisabetta Jancovich, musiche di Stefano De Donato e arrangiamenti di Lorenzo Piscopo, a Explora, il museo dei bambini, tra la Via Flaminia e le pendici di Villa Borghese. Il lunedì dell'Angelo. Uno spazio per la fantasia, uno spazio per la vita. I bambini presenti si ambientano in silenzio. Nonostante il gran rumore che musicisti e attori fanno sul palco,  raccontando la favola di Verdementa, un ragazzino con indosso una maglietta giallo uovo con su scritto a grandi lettere, Buffòn, sta seduto dietro una piccola cassa di un finto negozio. La favola ci porta a Ottuasia e dal palco cantano "...cieli blu oltre le nuvole". Il piccolo ‘Buffon' noncurante continua  il suo gioco da cassiere del supermercato: è riuscito a coinvolgere un altro ragazzino pallido e smunto che trascina un carrellino pieno di oggetti. La realtà quotidiana è più forte del sogno! Un bimbo seduto davanti a me, serissimo muove soltanto impercettibilmente i suoi piedi e segue la musica battente.

Poche sere prima al Teatro India, uno spazio decentrato, amato e odiato dai differenti pubblici romani, uno spazio vicino al gasometro e circondato da edifici industriali in disuso, era stato rappresentato da un gruppo di musici popolari "Sacre Terre", riti, miti e culti della Lucania. Pubblico entusiasta dei ritmi di questa terra antica. Bellissime le foto delle rappresentazini religiose per le strade, negli anni '50.
Il Sabato Santo al Teatro Valle  si era esibita Carolyn Carlson; la celeberrima ballerina coreografa aveva realizzato nello spettacolo "Des Vices et des Vertus" un tutto esaurito fino al quinto ordine di palchi. Un cammino "fermo" in questo primo quadro dal titolo "Orazioni". Lo spettacolo tecnicamente perfetto ha risvegliato nella mia memoria "Emergence" di Bill Viola nel quale come nella coreografia della Carlson un video perfetto passa dalla immobilità della percezione di un fatto ai movimenti dei gesti plastici della pietà.
La Domenica di Pasqua, in una Santa Maria in Trastevere splendente di ori e gremita di pubblico, il gruppo argentino Opus Cuatro, aveva rappresentato la "Misa Criolla" di Ariel Ramirez. Suggestive le musiche e piene di poesia le parole della lingua spagnola "Cordero de Dios que quitas los pecados del mundo, ten compasiòn de nosotros".

Ho perso purtroppo l'interessante progetto multimediale realizzato per il Festival dagli allievi del laboratorio "Scrivere insieme" e ambientato nello spazio dell'antico carcere minorile di Roma, vicino a Porta Portese nel complesso monumentale del San Michele. "Tra le sbarre la luce" rappresentato dagli allievi dell'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico ha portato sulla scena le sofferenze di un'adolescenza difficile al limite della denuncia sociale.

Tante forme di spiritualità sono state messe in scena nel corso del festival. Ognuna ha lasciato negli spettatori emozioni e interrogativi. La nostra ricerca dell'altro si è riempita di forme e di significati.
"Il teatro - afferma Micha Van Hoecke - è una magia e ciò che mi interessa è rappresentare l'anima dei personaggi". Per ‘Divinamente Roma' il celebre coreografo belga ha costruito "Mosaico", uno spettacolo ispirato da Pamela Villoresi, intenso e armonioso, composto di tessere diverse, nelle forme e nei colori, che insieme compongono una unità di pensieri, di movimenti e di parole. Il palcoscenico rigorosamente nero con poche trasparenze e interruzioni lineari, essenziali; sul fondo, in terra, come ai lati di un altare, due gruppi di candele accese. Dodici ballerini con movimenti naturali ed agilissimi, e una voce calda, mutevole, appassionata, la voce di Pamela Villoresi, raccontano il percorso spirituale di un artista, Micha, che ripercorre per noi ispirazioni, ricerche, cadute. I quadri fluiscono senza interruzioni e a tratti l'autore dalla sala ci induce a sostare un attimo attorno ai suoi pensieri nei corpi dei ballerini del suo Ensemble e nelle parole di Jacopone da Todi, Alda Merini, Pier Paolo Pasolini. Tutto espresso con misura, coraggio, profondità e grande grande classe. Applausi alla fine; applausi come un arrivederci. Peccato che lo spettacolo, una vera gemma, sia stato offerto solo per una sera al Teatro Valle. Merita una tournée. Bravi.