TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/Una deliziosa intrusa

DI Mario Fratti

Broadway sta prosperando. Commedie valide e grandi attori. Il noto regista Michael Blakemore ha riportato a New York uno dei capolavori di Noel Coward: "Blithe Spirit" (Shubert Th., 225 West 44th Street). Scritto in pochi giorni. Coward ammette di aver scritto le sue opere di getto. "Private Lives" in quattro notti. "Hay Fever" in tre giorni. Un altro autore americano che ben conosco le pensa per otto-nove mesi e poi le scrive in pochi giorni. E' un ottimo metodo e quelle opere hanno spesso successo.

La magnifica Angela Lansbury è la medium che riesce a far rivivere, come invisibile fantasma, la prima moglie di Charles (Rupert Everett). E' ora felicemente sposato con Ruth (Jayne Atkinson). Invitano la medium Madame Arcati per una seduta spiritica. Appare improvvisamente la bella Elvira, prima moglie deceduta da poco (Christine Ebersole). Vestita di bianco è un dolce fantasma che si diverte a prendere tutti in giro. Fa volare oggetti che in verità trasporta. Solo il marito, lo sbalordito Charles, la vede e le parla. Gli altri pensano che stia impazzendo perché parla, apparentemente, da solo. Avere un fantasma in scena dà occasioni per molte risate. Come liberarsi di questa deliziosa intrusa che distrugge l'armonia familiare? Chiamano di nuovo l'intensa medium che perde spesso conoscenza. Charles tenta inutilmente. Al sesto giorno l'autore ha trovato una divertente soluzione. In un incidente premeditato muore anche la seconda moglie. Son tutte e due fantasmi, ora. Amiche contro un marito non amato. Si ride. Gran successo.
L'eccellente Jane Fonda torna a Broadway dopo tanti anni in "33 Variations". Un testo insolito che ci rivela una particolare esperienza nella vita di Ludwig van Beethoven (il potente Zach Grenier). Abbiamo un solleticante parallelo. Il passato del grande compositore e il presente di una musicologa che vuole sapere e scrivere una monografia sulla nota storia delle trentatré variazioni. Tutti e due stanno morendo. C'è la febbre della competizione, della ricerca. Si scopre che un ricco editore di musica (Don Amendolia) ha scritto un mediocre valzer. Essendo potente crea una competizione musicale basata sulla sua opera. Invita compositori a partecipare. Beethoven è inizialmente riluttante ma ha bisogno di denaro e decide. Ha mille nuove idee ed invece di mandare una sola variazione ne crea e ne manda trentatré. Diventa il suo capolavoro "Opus 120".

Accanto a Katherine (Jane Fonda), che è gravemente malata, sono la figlia Clara (Samantha Mathis) ed un simpatico infermiere che s'innamora di lei (Colin Hanks). Ma chi dà un grande aiuto e tanta simpatia alla ricercatrice è la tedesca Gertrude (la brava Susan Kellermann). Abbiamo anche una bella scena in cui i due s'incontrano magicamente. Il compositore e la ricercatrice. Al piano, Diane Walsh che ci aiuta a seguire l'appassionante vicenda. Opera valida e stimolante.

Altro grande attore a Broadway è Geoffrey Rush che si è innamorato del testo "Exit the King" di Eugene Ionesco ed ha voluto interpretare il ruolo di un potente re che non vuol morire. E' al teatro E. Barrymore, ben diretto da Neil Armfield (243 West 47th Street). Elegante scena di Dale Ferguson: la sala del trono. Nella vita del folle re ci sono due donne, due regine: la seria, amareggiata Marguerite e la giovane, sensuale Marie (Susan Sarandon e Lauren Ambrose).
Il re impone la sua volontà a tutti con movimenti teatrali che lo rendono a volte comico, a volte acrobatico. Sullo sfondo c'è una guardia tuttofare (Brian Hutchison) ed in primo piano un'attivissima, ossequiosa cameriera (la magnifica, divertente Andrea Martin). Il rumeno Ionesco rasenta spesso l'assurdo e la farsa, ma i personaggi che circondano questo re, simbolo di potere assoluto, sono umani. Ammiriamo la pazienza della guardia, l'ironia della regina Marguerite e l'esuberanza della regina Marie. Personaggi vivi e palpitanti con i quali possiamo identificarci. Una farsa riuscita. Piace ad un pubblico sofisticato. I grandi attori sono sempre benvenuti e sorprendenti.

Due stelle teatrali che vediamo raramente sono Joan Allen e l'inglese Jeremy Irons, interprete di molti film famosi e del noto teledramma "Brideshead Revisited". Sono ora in "Impressionism" di Michael Jacobs (G. Schoenfeld Th., 236 West 45th Street). Katharine (Joan Allen) è la padrona di una galleria che ama tanto i suoi quadri che è riluttante a vendere. Assume nella sua galleria un forografo che ama l'arte ma è anche pratico. Ha la tendenza ad accettare offerte di prezzi scontati a fedeli clienti. C'è fra di loro una certa tensione che, alla fine, diventa amore e desiderio. Tenuto celato troppo a lungo. Pochi cenni di sensualità e desiderio nelle prime scene. Fra i clienti più interessanti c'è l'elegante, ricco Douglas T. Weiss e la florida, simpatica Marsha Mason che, alla fine, riesce a comprare, con l'aiuto di un convincente Jeremy Irons, il quadro che ama. C'è anche il comico, piacevole intervento di Chiambuane (il bravo André De Shields), un pasticciere che porta dolci e caffè ad una gallerista che ammira.

I personaggi escono anche dai quadri, a volte. Il più riuscito è quello di Mary Cassan. Una madre e una figlia (Joan Allen e la giovane Hadley Delany) abbandonate dal padre (Jeremy Irons), il fotografo, aiutante gallerista. Applausi. Fa piacere rivedere, di tanto in tanto, le stelle di noti film.