SPECIALE/LETTERATURA/Bassani torna a New York

di Gina Di Meo

Giorgio Bassani è ritornato nel paese che lui aveva tanto amato, in cui si era sentito libero ed aveva visto rinascere la sua creatività. E la città che da sempre spalanca le sue porte al talento, lo ha accolto a braccia aperte. New York per tre giorni si è dedicata a Bassani, e ci ha concesso il privilegio di mostrarcelo attraverso "l'intimità" dei suoi oggetti personali e attraverso ciò che ha guidato il suo percorso artistico. In più ha voluto aggiungere il suo contributo personale mettendo insieme un gruppo di studiosi che hanno cercato di lanciare un ulteriore sguardo su di lui. Per tre giorni abbiamo visto quanto importante fosse per Bassani l'arte figurativa attraverso la mostra all'Istituto Italiano di Cultura La Parola Dipinta. I nostri occhi si sono deliziati contemplando opere di Morandi, De Pisis, Garofalo, Cavaglieri e Scarsellino. Poi ci siamo spostati alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University con Il Giardino dei Libri e siamo "entrati" nella sua biblioteca personale. Oltre ai suoi classici preferiti, ad alcuni suoi manoscritti, abbiamo visto persino la sua pagella e il diploma di scuola media. Tra le chicche, un documento che è stato mostrato per la prima volta in assoluto: il testo inedito scritto a macchina con correzioni a penna da parte del Bassani della sceneggiatura del film Il Giardino dei Finzi-Contini, tratto dall'omonimo romanzo. O meglio quello che secondo l'autore sarebbe dovuto diventare il film diretto da De Sica, tra i due, invece, si aprì una querelle che finì in tribunale, come ci racconta la stessa figlia del Bassani, Paola. «La questione della sceneggiatura diede vita ad una battaglia legale tra mio padre e il regista, che inizialmente si era rivolto a lui per scriverla - ci spiega Paola -. Il documento esposto qui, di quasi 300 pagine, è quello che lui aveva buttato giù con Vittorio Bonicelli. De Sica, senza avvisarlo, scelse invece il lavoro di Ugo Pirro ma lasciando comunque il nome di Bassani. Infuriato, mio padre trascinò il regista in tribunale e alla fine ottenne che si togliesse il suo nome e sui crediti del film venisse scritto "Liberamente ispirato al romanzo Il Giardino dei Finzi Contini"».

La mostra Il giardino dei libri è nata nel 2004-2005 per iniziativa del Ministero Beni Culturali direzione Beni Librari in collaborazione con la Fondazione Bassani, l'Istituto Beni culturali. È ancora Paola Bassani, che attualmente vive a Parigi e presiede la Fondazione Giorgio Bassani a spiegarci i dettagli.
«La mostra è partita da Roma nel 2006 ed è arrivata a New York dopo Parigi e Montréal e devo dire che lungo il suo percorso ogni volta si è arricchita di elementi nuovi, come ad esempio qui il testo scritto da mio padre per il film Il Giardino dei Finzi-Contini. E speriamo che in futuro si possano raccogliere altri contributi per cercare di tracciare un filo filologico dei suoi scritti, visto che molti studiosi non hanno a disposizione le stesure originali. Noi eredi nel corso degli anni abbiamo ritrovato qualche stesura intermedia».

Ci parla del rapporto di suo padre con gli Stati Uniti?
«Lui aveva molti amici qui ed ha insegnato in diverse università e con Manlio Cancogni (scrittore e giornalista italiano, ndr) aveva persino visitato la casa di Emily Dickinson. L'America gli piaceva molto, lo ha ispirato ed in particolare ammirava il lato innovativo di questo paese, la modernità, il non conformismo sociale. Per lui questo era il paese dei diritti umani e per lui che era un vero liberale era una cosa fondamentale».

Fino a che età ha vissuto con suo padre e qual era il suo rapporto con lui?
«Più o meno fino a 17 anni. Lui era a volte severissimo, a volte imprevedibile ed è stato lui a volere che mi laureassi in Storia dell'Arte, perché diceva che era adatta a me. Tra me e mio fratello Enrico, di qualche anno più piccolo, devo dire che aveva una predilezione per me. Di mio padre posso anche dire che era un tipo che si scoraggiava tantissimo e che perdeva le staffe facilmente. Ricordo che quando finì di scrivere L'Airone, il suo ultimo romanzo, era disperato per il lavoro, non era soddisfatto del risultato».

Chiedeva mai a lei o a suo fratello consigli sui libri che stava scrivendo?
«Sì, in questo lui ci trattava da grandi e teneva alla nostra opinione. Di solito ci faceva sedere e ci leggeva i passaggi».

Cosa significa essere la figlia di Giorgio Bassani, è un'eredità pesante?
«Assolutamente no! Per me è una fortuna, più di così non si potrebbe».

L'anno prossimo ricorrerà il decimo anniversario della sua morte, cosa ci sarà in programma?
«Abbiamo intenzione di fare una mostra che sarà molto importante e che dovrà raccogliere tutto ciò che abbiamo fatto in questi anni e ovviamente sarà a Ferrara, a Palazzo Tassoni, sede della Facoltà di Architettura. Tra gli inediti, un'intervista che lui ha rilasciato all'Istituto Italiano di Cultura di New York nel 1972 e nella quale parla della sua opera. Tra l'altro aggiungo che la sua opera verrà completamente ritradotta qui negli Stati Uniti».

Il Convegno, invece, sempre alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, vuole essere un modo per rileggere Giorgio Bassani. Abbiamo approfondito con la professoressa Annamaria Andreoli, tra i panelist e docente all'Università di Potenza.
«Possiamo concordare - spiega - che la narrativa del Bassani nasce da un'urgenza morale e civile che incide sullo stile e sulla tecnica del racconto prima ancora che sui temi. É come se i suoi clandestini e perseguitati di Ferrara, le vittime del regime fascista e della guerra, si risarcissero attraverso il narratore, chiedendogli di non morire almeno come testimoni. E poiché sono stati esauditi, è evidente che Bassani non si è limitato a raccontare, ma ha infuso nei personaggi la forza vitale che è propria della sua poesia. Desta però sorpresa che la sua opera abbia suscitato in Italia una lunga polemica nel corso del quale si sono persino messe in discussione le qualità artistiche dell'autore, che aveva il torto, negli anni del Dopoguerra, di non aver aderito all'appello comunista e quindi di non essere schierato correttamente dal punto di vista politico. Sarà poi lo sperimentalismo d'Avanguardia negli anni '60 a rifiutare Bassani, quando è la volta del nouveau roman, del formalismo e dello strutturalismo».

La Andreoli, tuttavia, spiega anche che queste ragioni sono solo di superficie, dietro vi è lo specchio di un paese "antinarrativo".

«Un po' per la questione della lingua (il latino, i tanti dialetti, ndr) - continua - un po' per la mancanza di un'unità nazionale, in Italia la prosa non ha corso, proprio quando, nell'Ottocento, il genere narrativo trionfa vittorioso su tutti gli altri generi. Non a caso, grandi autori come Svevo, Pirandello, D'Annunzio saranno scoperti prima all'estero. Riguardo al Bassani, ora è il momento di mettere da parte le ideologie e di recuperarlo senza polemiche».

Tra gli altri interventi, interessante anche quello di Valerio Cappozzo, che sta portando a termine un dottorato all'Università dell"indiana, dove Bassani ha tenuto delle lezioni nel 1976. Cappozzo ha parlato di: Incontri indiani: Giorgio Bassani e il prof. Edoardo A. Lebano all'Indiana University di Bloomington, sottolineando il successo che l'autore ebbe presso gli studenti. «Per gli studenti - ha detto - Bassani era l'incarnazione del mondo culturale italiano che cercavano nei libri e per Bassani l'America voleva dire liberarsi da certe strutture che gli stavano strette. Lui amava questo paese e ad un certo punto non voleva più tornare in Italia. Tra le sue speranze c'era quella di rendere regolare la sua presenza qui insegnando, ma poi non se ne fece niente».

La parola dipinta (17 aprile - 7 maggio 2009)
Istituto Italiano di Cultura di New York (686 Park Avenue, tra 68th e 69th street)

Giorgio Bassani. Il giardino dei libri (21 aprile - 7 maggio 2009) Casa Italiana Zerilli-Marimò (24 West 12th street)
Proiezioni dei film presso il Primo Levi Center - Italian Studies at the Center for Jewish History, lunedì 4 e martedì 5 maggio 2009 (15 West 16th Street)