Libera

Largo alle giovani pollastrelle

di Elisabetta de Dominis

Ore cruciali per scegliere i candidati alle elezioni europee. La nomenclatura del Pd, convinta già di perdere, per non bruciarsi non si è candidata, ripescando vecchi personaggi di sinistra, come Luigi Berlinguer che, grazie al cognome (essendo cugino del più famoso Enrico), fu ministro dell'Istruzione nel 1996 durante il primo governo Prodi, ma non lo si ricorda per il suo operato. Veltroni è ricomparso per fare da padrino a Debora Serracchiani, assurta agli onori della cronaca per aver criticato, all'assemblea dei circoli del Pd, i vertici del partito, chiedendo di correggere la rotta. "Lei ha un progetto - ha proferito commosso - la stimo e l'apprezzo per la sua concezione politica".  Penoso: è come se avesse trovato l'oca bianca in mezzo a tante rosse.

Mi viene da pensare che abbia ragione Berlusconi a candidare delle belle ragazze senza arte né parte: Veltroni non ha dimostrato alcuna arte (se si esclude la sua cultura cinematografica), quanto alla parte, credo che non sappia bene dove stare. Come tanti suoi consoci manifestamente borghesi che stanno con manifesto disagio in un partito relegato a sinistra. Perché un povero proletario rosso non vuole esserlo più nessuno. Tutti bianchi, candidi, purificati dal comunismo.
Le candidature del Pdl, invece, sembrano il ritorno del matriarcato, visto il potere che il premier accorda alle donne. Ma non è il ritorno della Grande Madre, la dea universale, bensì l'avvento della Grande Sorella, la partecipante ai reality show, quali il Grande Fratello.
Faccio una premessa. Un amico mi ha spiegato la differenza tra puttana e troia: la puttana è fedele al suo padrone finché lui paga. La troia è una che va con tutti e il suo unico padrone è il piacere. Ovviamente con la prima un uomo si trova in una botte di ferro.  Figurarsi un partito. Candidare al Pdl delle belle asine (ex-concorrenti a Miss Italia, partecipanti al Grande Fratello, attricette) ha i suoi vantaggi: il potere rimane in mani maschili e la seduzione è sotto controllo.  Questo significa che le donne continuano ad essere solo uno strumento paragonabile ad un elettrodomestico, attivabile piuttosto con l'energia della moneta corrente. Poi la versione berlusconiana ufficiale è questa: "Per una politica innovativa, che guardi al futuro, bisogna dare spazio a facce giovani".  Esclusa la sua. Ma come abbiamo più volte spiegato, egli è immortale, perché la sua esistenza è senza fine.

Facciamo un giochino linguistico: togliamo alla parola "immortale" la "t", diventa "immorale". Dunque da non mortale a non morale. Storicamente gli uomini, che si sentono dei, gli dipingono immorali come loro. Solo che togliendo la "t," tolgono la "vita": questo è il significato di questa lettera che gli antichi sumeri facevano addirittura risalire alla lingua degli dei.  Quindi immorale, ma mortale. Ergo Berlusconi non è immortale.
Potrebbe essere un vampiro, visto il suo continuo rinnovamento giovanilistico, e aver bisogno di succhiare linfa vitale, però.  Comunque, non è certo mancanza di rispetto verso gli italiani, popolo bue, la scelta di candidare degli asini/e. Anche Gesù ha avuto il bue e l'asinello per sopravvivere.
Il premier si è candidato in ogni collegio, le candidate dunque sono solo delle teste di paglia che, se non vogliono bruciarsi, faranno come dice lui. Già ne abbiamo bella prova al governo.

Il Pdl alle sue pollastrelle dà un'infarinatura generale, facendole frequentare un seminario sul funzionamento dell'Unione Europea. La seconda lezione l'ha tenuta il ministro Brunetta, che si è contraddistinto per la lotta contro i fannulloni italiani, ma ha fatto finora il fannullone europeo, totalizzando solo un 62 per cento delle presenze dovute come europarlamentare. Peggio di lui: la Mussolini, D'Alema e perfino Di Pietro. Alla fine qui sembrerebbe che lavori solo Berlusconi, se non fosse che il carro che porta avanti lo Stivale è trainato dallo spirito imprenditoriale italiano. Alla Fiera del Mobile questa settimana a Milano non erano in mostra solo mobili, ma l'orgoglio produttivo nazionale.