Testamento Biologico. Legge antidemocratica?

di F.G.

Una legge antidemocratica, che limita la libertà dei cittadini, antistorica, «perché tutto il resto del mondo civile va in direzione opposta», ed anche incostituzionale, «perché calpesta il diritto di decidere della propria vita». Così Umberto Veronesi, medico chirurgo, oncologo, ricercatore e senatore del Partito Democratico, ha definito sulla pagine del quotidiano la Repubblica il disegno di legge in materia di alleanza terapeutica, consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento, approvato in Senato lo scorso 26 marzo con 150 voti favorevoli (quelli della maggioranza del Pdl,  dell'Unione di Centro di Casini e quelli della Lega), 123 contrari (Partito democratico e Italia dei Valori) e 3 astenuti.

 A far discutere sopratutto l'emendamento - firmato Udc - secondo il quale il testamento biologico non è vincolante per i sanitari: sarà il medico curante ad avere l'ultima parola nel caso in cui il paziente non sarà in grado di accettare o negare le cure. In poche parole il ddl Calabrò annulla il valore del testamento biologico, detto anche dichiarazione anticipata di trattamento (Dat), quel documento in cui ogni cittadino può esprimere la propria volontà sulle terapie che intende o non intende accettare, nel momento in cui dovesse trovarsi in condizione di non essere capace di esprimere il proprio parere sulle cure proposte dal medico. Nel mondo anglosassone viene chiamato living will, e in Gran Bretagna si sta studiando una norma: i medici che non seguono le indicazioni dei propri pazienti potrebbero essere radiati dall'Ordine.
In Italia, invece, si sta andando in una direzione opposta. Anche se il paziente dovesse sottoscrivere un Dat, potrebbe veder negate quelle richieste, qualora il medico ritenesse opportuno muoversi in altro modo.
Politici di maggioranza e opposizione hanno espresso indignazione per questo disegno di legge. Per la Pd Anna Finocchiaro è un'imbroglio. Le sue dichiarazioni hanno fatto il giro su quotidiani e tv: «Gli italiani dichiareranno ed esprimeranno una volontà che sarà tradita e potrà essere tradita in ogni momento». Una voce fuori dal coro del centro-destra quella di Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati, durante il primo congresso del Popolo della libertà. Secondo la terza carica dello Stato italiano quella sul biotestamento è una legge da Stato etico, e non da stato laico, perché «si impone per legge un concetto».
Anche la Corte Costituzionale si è messa di traverso, dichiarando la parziale illegitimità della legge 40, quella sulla fecondazione assistita. Il fatto è che nella sentenza la Consulta ha richiamato rispetto per gli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione italiana, gli stessi «che vengono violati dal ddl Calabrò sul testamento biologico» ha spiegato ai media Emma Bonino dei Radicali. Visto che la legge sul testamento biologico deve ancora essere approvata dall'assemblea dei deputati, forse questa sentenza, come si augura la Bonino, sarà un monito per la Camera.

 L'avvocato e consulente per il testamento biologico della Fondazione Veronesi, Maurizio De Tilla, spiega perché questo ddl è in contrasto con la Carta: «Il testo approvato al Senato è in aperto contrasto con l'articolo 32 della Costituzione, perché impedisce il rifiuto dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale. Bisogna sottolineare che secondo quest'articolo nessuno può essere obbligato ad essere curato. Il consenso informato è una conquista civile e il testamento biologico ne è la naturale evoluzione». De Tilla riflette anche sui precedenti, sulle carte e sui codici deontologici in vigore: «Già oggi la Carta di Oviedo, il codice deontologico medico e il Comitato di Bioetica affermano che il medico non può disattendere il contenuto della dichiarazione anticipata di trattamento se non con motivazione scritta legata alle innovazioni e ai progressi della scienza, che possono cambiare l'efficacia delle cure rispetto al momento della compilazione del testamento biologico».

Ma l'avvocato trova una nota positiva in questo disegno di legge così tormentato: «Un aspetto positivo del ddl Calabrò è che prevede l'istituzione di un registro nazionale dei Dat, questa è una cosa ottima che la Fondazione Veronesi sotiene in pieno. É importante anche perché i testamenti devono essere scritti e non orali». In disaccordo anche il sindacato. Secondo Fulvio Tanini, responabile Cgil Firenze per le politiche sanitarie: «il testamento biologico dovrebbe essere uno strumento per i medici, invece il disegno di legge così com'è annulla il valore del biotestamento». Tanini è d'accordo con il punto di vista di Fini, che «ha alzato la testa da tutto il centro-destra» perché «non ci possiamo appiattire su uno stato confessionale».