SPECIALE/MEDICINA&POLITICA/La donna vale più dell’embrione

di Francesca Guinand

Una legge crudele, violenta» la numero 40 del 2004, quella che fino a ieri regolava in Italia la fecondazione assistita. Ma all’inizio di aprile la Corte Costituzionale ha emanato una sentenza che ha cambiato le carte in tavola. E che cambierà la vita a tanti italiani. Basti pensare che sono circa 10 mila, secondo le stime delle associazioni, quelli che vanno all’estero per cercare di avere un figlio.
 Come funzionava. La legge 40 era una delle più restrittive d’Europa. Diversi i punti controversi: niente congelamento degli embrioni, no alla fecondazione eterologa, nessuna diagnosi pre-impianto, obbligo di produrre non più di tre embrioni e di impiantarli tutti insieme (sani e malati), al di là della volontà della donna. «É vero, prima il medico aveva l’obbligo di impianto, a prescidenre della salute della donna, anche se gli embrioni non fossero stati idonei, dovevano comunque essere impiantati, ciò vuol dire una vera e  propria violenza per la donna, infatti la 40 produceva diversi aborti terapeutici» spiega l’avvocato del Foro di Milano, Ileana Alesso, che insieme a Massimo Clara, Marilisa D’Amico, Mariapaola Costantini e Sebastiano Papandrea ha rappresentato davanti all’Alta Corte una coppia di Catania.

 Infatti davanti alla Consulta sono state presentate «tre diverse ordinanze», una del Tar del Lazio e della World association reproductive medicine (Warm) di Antinori, una seconda del luglio 2008 del Tribunale di Firenze (al quale si era rivolta una coppia non fertile affetta da estosi) e poi un’altra del Tribunale di Firenze dell’agosto 2008, di un’altra coppia Miriam e Giovanni quella rappresentata, tra gli altri, da Alesso.
La sentenza. La Consulta ha sancito l’illegittimità costituzionale del comma 2 dell’articolo 14 «limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”» e l’illegittimità del comma 3 «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili «per difetto di rilevanza nei giudizi principali» le questioni di legittimità costituzionale dei commi 1 e 4 dell’articolo 14 e del comma 3 dell’ articolo 6, sulla crioconservazione degli embrioni e sul consenso irrevocabile della madre all’impianto dal momento della fecondazione dell’ovulo.

Cosa è cambiato. Per l’avvocato Ileana Alesso «questa è una sentenza di civiltà, di cui il nostro Paese aveva davvero bisogno». Ma cosa vuol dire la sentenza? Cosa cambierà in pratica nella vita di tutte quelle persone sterili o che a causa di malattie gentiche vogliono ricorrere alla fecondazione assistita in Italia? Il primo mattone per costruire un cambiamento sono gli embrioni: «se la Corte dice che tre è un numero illegittimo, vuol dire che io medico innanzi tutto posso produrne di più e poi dice che, in situazioni eccezionali, gli embrioni si possono crioconservare e questa è una via d’uscita, una cosa che tutela la salute delle donne». Si tratta infatti di terapie mediche molto invasive per la donna, ed è stato addirittura provato che «le stimolazioni alle quali le donne si devono sottoporre in questo tipo di trattamenti possono produrre tumori». L’avvocato continua: «mentre il comma 2 ci sbarazza dal numero tassativo dei tre embrioni, il comma 3 ci dice che se c’è pregiudizio per la salute della donna gli embrioni possono essere conservati: significa che quello che interessa è la salute della persona». Il medico informerà la paziente, che deciderà se correre gli eventuali rischi che l’impianto comporterebbe, e se deciderà di non sottoporsi alla terapia gli embrioni, potranno essere crioconservati, nel caso in cui «ci fosse un rischio per la salute della donna» sottolinea l’avvocato. Ci si rifà all’articolo 32 della Costituzione italiana: «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario». Vuol dire che nessuno può essere curato senza consenso, perché «si ha diritto di rifiutare le cure» spiega Alesso. Sarà il medico, insieme alla sua assistita a decidere. Per Alesso la filosofia della legge 40 è che «l’embrione vale di più della donna. Ma adesso con questa sentenza non sarà più così: prima verrà la persona, poi l’embrione, lo ha sancito la Corte Costituzionale, ha vinto la salute della donna». Adesso bisognerà aspettare la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale, «si prevede maggio o al massimo tra due mesi», e dal giorno successivo si potranno iniziare a crioconservare gli embrioni.