PUNTO DI VISTA/Vita nuova per l'Abruzzo

di Toni de Santoli

L' Abruzzo risorgerà. Risorgerà dalle rovine del terremoto del 6 aprile. Ma per tornare a vita nuova, la popolazione di questa nobile terra dovrà trovare la forza e la lucidità indispensabili per sciogliersi finalmente dall'abbraccio della "politica". Per sottrarsi una buona volta al legame con la politica bassa, cafona, spavalda, che "non" è Politica, e che da tempo immemorabile infrange leggi scritte e offende e ignora leggi non scritte. Il momento attuale è tragico. Il momento attuale richiede un'inversione di rotta. Non è pensabile ricominciare a vivere come se nulla, dalle 3.32 antimeridiane di lunedì 6 aprile fino a uno o due giorni fa, sia accaduto. Non è tempo di "business as usual". Ristabilire il "business as usual" sarebbe come uccidere di nuovo le tante vittime del sisma e spalancherebbe le porte a nuove sciagure, nuove catastrofi. Altri morti, altri lutti, quindi; altre devastazioni. Altre bare bianche. Altri giocattoli intorno ai quali più non si stringeranno dita morbide, piccole, gentili. Altra disperazione, insomma. Altro sgomento. Geofisici fra i più preparati ci dicono che in Abruzzo e altrove un terremoto come quello del 6 aprile può ripetersi, anche presto. Anche domattina...
Seguire la via del "business as usual" - come, invece, appare già evidente in queste ore - darebbe luogo a un ben preciso risultato: scagionare, e tenere ai loro posti, quanti sono responsabili della tragedia di due settimane fa. Responsabili d'aver sottovalutato gli allarmi sui movimenti tellurici lanciati diversi giorni prima del 6 aprile. Responsabili d'aver avallato per basso tornaconto, o per criminosa pigrizia fisica e mentale, la costruzione dei "modernissimi" caseggiati franati all'istante quando, invece, l'antico Stadio "Fattori", lo stadio dell'Aquila Rugby, è rimasto pressoché intatto.
Una svolta s'impone. S'impone per il bene dell'Abruzzo, per il bene delle genti d'Abruzzo. Per il bene degli esseri umani che dovranno ancora nascere. E' necessaria una svolta in virtù della quale il popolo dell'Aquila, e degli Abruzzi in senso lato, tolga con squisita volontà democratica il potere politico e amministrativo a chi questo potere lo esercita da fin troppo tempo con l'aria prosopopeica di ritenersi al di sopra della Legge, e coi pessimi risultati sgranati dinanzi agli occhi di tutti noi, risultati che recano intollerabile offesa, nella carne e nello spirito, ai tanti italiani, ai tanti abruzzesi, che le leggi le osservano e le rispettano "ancora".
Basta col Pd. Basta col Pdl. Basta con gli incantatori di serpenti e con le sirene procaci e ingannevoli. Incantatori di serpenti e sirene procaci e ingannevoli che, in uno sfarzo cialtrone e irriverente, ci inchiodano nello squallore del precariato (anticamera dell'indigenza, e questo, orrore degli orrori, in un Paese come il nostro che vanta una civiltà plurimillenaria). Che minimizzano quando non c'è ragione alcuna di minimizzare, anzi... Che invocano l'affermazione di uno spirito "bipartisan" poiché questo è il modo più agevole, più sicuro, di metter poi le mani avanti e poter appunto dichiarare, oramai a carte quarantotto, che "se solo fosse dipeso da noi"...
Si liquidino, almeno all'Aquila, e nel massimo rispetto della Costituzione repubblicana, queste cosche politiche le quali altro non ci procurano che sventure, disagi, incertezza. Sono le cosche, le grasse conventicole ebbre di se stesse, che al cittadino ordinano (le più melliflue suggeriscono...) di assumere, vitanaturaldurante, i panni del servo plaudente e riconoscente... Esse sono i miei nemici. Sono i vostri nemici.
C'è una cosiddetta Lega Nord che con goffaggine e protervia scalpita da fin troppo tempo oltre la sponda sinistra del Po? Bene: si lanci allora all'Aquila la "Lega d'Abruzzo". Ma composta da cittadini i quali non abbiano mai avuto nulla a che fare con questi ingombranti, rumorosi "partiti"... I "partiti" della tristezza. I "partiti" della crisi senza fine e senza speranza.