SPECIALE/PERSONAGGI/Il poeta della gaia malinconia

di Chiara Zamin

Non hai mai smesso di creare. Macchine sportive, yacht di lusso, villaggi residenziali, centri commerciali e condomini e, negli ultimi dieci anni, romanzi e poesie. Piero Rivolta, milanese, classe ’41, da oltre 20 anni cittadino di Sarasota, in Florida, è un uomo poliedrico e romantico con un entusiasmante passato da imprenditore.

Suo padre Renzo, inventò la mitica “Isetta”, quella mini auto a forma di ovetto che girava per le grandi città italiane negli anni Cinquanta. Alla morte del genitore, Piero Rivolta punta sulla produzione di fuoristrada. Tra i suoi gioielli, La Rivolta GT, la Grifo 7 Litri, pensata per contrastare nel mercato la Ferrari e Lamborghini, la Fidia, la Varedo, tutte auto potentissime e molto costose.

All’inizio degli anni’80 Piero Rivolta si trasferisce a Sarasota dove inizia una nuova vita e una nuova attività, dedicata alla produzione di barche a vela e attiva in campo edilizio. Passano i decenni, fino ad arrivare ad oggi, e scopriamo che a Sarasota Piero Rivolta è conosciuto come “il poeta italiano” che incanta con i suoi versi.

Sig. Rivolta, come nasce la sua attività artistica?
“Ho sempre scritto fin da bambino. Mi interessa occuparmi dei problemi interni dell'uomo, della vita di tutti i giorni; la maggior parte dei film e dei libri parlano di sparatorie e sono intrisi di violenza, però dei problemi personali dell’uomo, di quegli attimi di smarrimento, di ricerca di se stessi, che capitano ad ognuno di noi, pochi ne parlano. Noi esseri umani, abbiamo questa idea di infinito, di eterno, che ci viene data da qualche parte, anche se nella terra non c'è niente di eterno. Quindi questo infinito è solamente un profumo di quello che succederà dopo. Il resto lo chiamiamo Dio, perchè non sappiamo cos'è, come intitola il mio libro di poesie “Solamente profumo il resto è Dio”. Sono concetti poetici che penso facciano bene all’umanità”.

E’ in uscita tra qualche mese (a luglio negli Usa) il suo nuovo romanzo, “The Castway”, di cosa tratta?

“The Castway è la continuazione di Sunset in Sarasota, uscito nel 2007 e che era la storia di un uomo di Wall Street, Albert che incontra una donna di cui si innamora. Albert decide di abbandonare una carriera promettente nell’alta finanza e di lasciare un mondo di cui sente oramai di non far più parte. Lei gli fa capire che una vita trascorsa a parlare di milioni, bilioni e trilioni, che non si capisce neanche dove vanno, non ha senso. I due si trasferiscono a Sarasota. Un giorno ad Albert accade un avvenimento tragico e disperato prende una piccolo barca a vela e va in mare, quasi a rincorrere i suoi sogni, sembra che cerchi la morte e invece verrà salvato. Nel nuovo libro The Castway troviamo lo stesso protagonista in Messico dove incontra un padre gesuita, un personaggio molto particolare, un uomo dal passato importante che lo aiuterà molto. Un altro incontro determinante per Albert, sarà quello con la direttrice di un asilo per bambini con la quale nascerà una nuova storia”.

I suoi libri si possono leggere sia in italiano che in inglese. Quale lingua sente più sua?
“Ovviamente l’italiano. Nel libro “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar l’imperatore romano Adriano raccontava di utilizzare il latino per governare lo stato ma scriveva e pensava in greco.
Ecco per me è la stessa cosa: preferisco gestire gli affari e chiudere i contratti in inglese, però se leggo un libro preferisco leggerlo in italiano. E poi le poesie, a mio avviso, sono molto più belle nella nostra lingua”.

Che rapporto c'è tra lei e i lettori, italiani e americani, hanno una diversa sensibilità?
“Sè. Il lettore italiano è più educato al linguaggio poetico dell'americano. La gente qui a Sarasota che partecipa agli incontri di poesia rimane sempre commossa dalla lettura delle mie poesie. Anche se non capiscono il testo perchè viene letto in italiano, apprezzano. Tempo fa mi è capitato che finito lo spettacolo mi richiamavano sul palco perchè volevano che ne leggessi delle altre. E una signora mi ha detto: "Mah, credo che anche se leggesse la guida del telefono, noi staremo qui a commuoverci". E’ brutto per un poeta…però è così.”

La poesia sta vivendo una sorta di rinascita?
“Io penso di sì, la gente è stanca di tutte queste beghe; vede, una volta c’erano i problemi ma non c’era tutta questa comunicazione. Adesso sembra che saltiamo all’aria da un momento all’altro, sembra che il numero di disastri sia aumentato e quindi uno è continuamente stressato e martellato dalle notizie. La tempestività degli email a cui bisogna rispondere subito creano frenesia.
Ma lei pensi questi poveri capi di Stato che devono reagire subito ad un problema, non possono nemmeno dormirci sù due notti”.

Nel suo nuovo libro di poesie “Nothing is Without Future”, Milano viene associata alla neve. Mentre i bei tramonti sembrano sorgere in altri luoghi…
“Adesso il clima è un po' cambiato ma una volta nel capoluogo lombardo in inverno c'era la nebbia e anche tanta neve. Ai quei tempi, negli anni ’50 vivevo a Bresso, alle porte di Milano, dove ho ancora casa, all’interno di un un parco che ora ho dato al comune (parco pubblico Renzo Rivolta) e dove ora faranno un museo dedicato all’azienda fondata da mio padre, la Iso. All’interno di questo magnifico parco avevamo anche la fabbrica di auto. Mi ricordo che quando veniva la neve era tutto molto bello e suggestivo. Ma il sole per me era la Maremma, in Toscana, dove allevavamo cavalli”.

Descrivendo quel periodo della sua vita lei parla di una sorta di simbiosi tra la fabbrica, l’abitazione e il parco; dentro quel piccolo mondo, i successi, i problemi univano le persone, gli animali e le cose.
“La cosa che non ho mai dimenticato è il rapporto di lavoro con le persone con cui lavoravo insieme. Tra l'altro è una modalità di rapporto che ho “trasportato” qui a Sarasota. Io lavoro per passione, mi piace lavorare. Ho fatto sempre cose che mi piacciono, di cui la gente si entusiasma, macchine sportive, yacht. Gli ingegneri, gli operai, che lavorano in questo settore sono persone che ce la mettono tutta perchè il nome della casa diventi importante. Ai tempi della Iso, c'era questa grande unione tra lavoratori e padrone. Tant’è che ho continuato per anni a fare una rimpatriata, quando tornavo in Italia, un pranzo con i miei ex dipendenti. Poi ho smesso perchè ogni anno moriva qualcuno di loro e iniziavamo a contare i morti; molti di loro erano più vecchi di me. E’ incredibile, ancora oggi quando vado in giro a Bresso la gente mi dice "Ingegnere come va?". E' rimasto il ricordo di qualcosa che si è fatto insieme. Era una vita di sacrifici quella li, però si sapeva che si faceva qualcosa che sarebbe rimasto nella storia”.

Ma nell’immaginario comune il padrone è visto un po’ come uno cattivo e autoritario che incute timore ai dipendenti...
“ No assolutamente, no era così una volta. Il rapporto tra il padrone e gli operai era di tipo collaborativo; poi però sono iniziate le rivolte dei sindacati ed è finito tutto. Nella mia azienda, negli anni ‘60 siamo stati occupati più di una volta. I miei dipendenti lavoravano, ma quelli della Breda li volevano cacciare fuori e la polizia non mi difendeva. Mi ricordo che quando vendevamo una macchina a una persona, pensavamo che gli avremmo dato una croce da portare, perchè al casello gli avrebbero tirato i pomodori. E succedeva così in quegli anni..Queste imposizioni ideologiche di stampo politico mi hanno amareggiato e ho deciso di lasciare l'Italia. Negli Stati Uniti, ci sono tanti poteri che si confrontano, il potere della politica, delle grandi industrie, dei giudici, delle banche. Uno sente un po’ il potere della propria città, ma non gliene frega niente di quello che fanno i federali. Questo sistema a me piaceva molto. Purtroppo da alcuni mesi è tutto cambiato..., comunque staremo a vedere”.

Quindi secondo lei il problema dell’Italia qual’e’?

“L'ideologia. Quando lei pone delle ideologie, lei pone delle bandiere davanti ai fatti; invece noi dovremmo essere gente pratica che cerca di risolvere i problemi insieme. Credo che i giovani adesso in Italia, siano un po' diversi, un po più pratici, capiscono di più quelli che sono i bisogni”.

Perchè ha scelto di vivere proprio a Sarasota?
“Sono un amante della vela e qui c’è il mare. Mi era capitato di costruire un condominio sul mare, quindi venivo a seguire l’evoluzione dei lavori, e ho scoperto che Sarasota è un posto dove c'e molta cultura ed è piccolo e io volevo vivere in una piccola città”.