TEATRO/BROADWAY&DINTORNI/Ballare senza... gambe

di Mario Fratti

Alessandro Martinez ha organizzato magnificamente il tredicesimo Premio Europa per il teatro. Molti notevoli critici italiani ed un bel successo per l’autore-attore-regista Pippo Delbono. Tutti gli spettacoli, nei teatri di Wroclaw. Delbono ha strappato applausi per due spettacoli. Nel primo ha mostrato le sue qualità di attore comico e satirico. In tutte le sue battute c’era ironia e commento sociale.

Ne “Il tempo degli assassini” ci ha mostrato un ribelle che diventa più o meno normale, accettando le regole. Ma quando comincia a soffiare bolle di sapone capiamo che la sua “normalità”, la sua accettazione, è solo temporanea. Teatralissimo il momento in cui, non avendo l’uso delle gambe, tenta di ballare con movimenti disperati ed insoliti.

Ha meritato il suo premio, particolarmente, per “Questo buio feroce”. Ci mostra un mondo felliniano, visualmente valido e policromo. Una lunga sfilata di vittime di una società crudele e spietata. Anche prigionieri scheletrici, malati, handicappati. In contrasto vediamo l’opulenza dei costumi di tronfi, orgogliosi cardinali (come nella “Roma” di Fellini). Dov’è finita la carità cristiana? E’ ormai ignorata da politici egoisti ed incalliti.

Il noto regista polacco Krystian Lupa ha presentato tre opere ben differenti. Un esempio di deprimente realismo ne “I Presidenti” di Werner Schwab. Mentre il Papa predica in televisione vediamo una famiglia disperata che attende miracoli che la sollevi dalla miseria più nera. Una giovane è stata sedotta ed abbandonata. Due devote anziane le tagliano la gola. Appare alla fine il miracolo: una luminosa Madonna in bianco.

Presenta poi una potente versione della vita di Andy Warhol (“Factory 2"). Il primo atto ci ricorda la libera, ardita scena nel suo appartamento dove tutto era lecito. Accurato e convincente. Nel secondo atto abbiamo un capolavoro di regia. Mentre un’attrice parla ininterrottamente al telefono, dicendo mille cose banali, Warhol dipinge con verve. Ascolta, di tanto in tanto. Usa mani e piedi per dipingere l’ombra di una sedia. Nel terzo atto Lupa dà mano libera all’improvvisazione. Warhol suggerisce e filma. Fa dire ad un attore-papa quel che vuole. Libertà assoluta. Lupa dimostra che Andy non era un gran regista. Solo un curioso dilettante.

Terzo spettacolo è la vita di Marilyn Monroe. Meravigliosa la tormentata protagonista (Sandra Korzeniak), aiutata da un’amorevole Paula Strasberg (Katarzyna Figura) ed ammirata dal bizzarro Francesco (Marcin Bosak).Terzo premiato e il polemico, originalissimo Rodrigo Garcia. Ha stupito tutti con la violenza degli uomini sugli animali.

In “Accidents” assistiamo alla lenta morte di un’aragosta (sentiamo i battiti del cuore che si affievoliscono). In “Scatter My Ashes over Mickey”, personaggi nel fango che mostrano amore ed odio. Vediamo anche topi che stanno per affogare e vengono salvati all’ultimo momento. In “Cani” vediamo gli umani che si crogiolano nel cibo dei cani. Uno di loro ci dice alla fine che in questo mondo, purtroppo, si aiutano e proteggono gli animali. Si ignorano gli esseri umani.

Altro premiato è stato Guy Cassieres. In “Sunken Red” ci fa rivivere l’angoscia dei campi di concentramento giapponesi. Una ferocia simile a quella dei nazisti. I critici giapponesi presenti in sala erano a disagio. Non amavano un ritratto che ricorda un passato di vergogna.

La regista Agnieska Olsten ci ha presentato “Lynching”, tre atti unici di Yukio Mishima. Han mosso il pubblico da una stanza all’altra. Immagini poco chiare in storie vaghe. Una donna in coma che viene sedotta mentre il marito affronta una sensuale amante. Due donne che si amano. Un giovane che viene usato e respinto. Macchie di sangue sui loro vestiti. Si pensa che siano stati uccisi. Risorgono.
Il teatro Du Radeau di François Tanguy ha mostrato il potere del regista che muove i suoi attori con stile ma ci fa pensare a marionette. Bei colori, bei costumi, agilità di movimento. Ma chi sono quei personaggi? Amano? Odiano? Soffrono? Non li conosciamo, non possiamo identificarci.

Un festival riuscito con premiati che hanno alle spalle decine di anni di attività. Premi ben meritati.
Rientro a New York alle sei, e alle otto vado a vedermi un’altra commedia musicale. Ce ne sono molte a New York perché solo con i musicals si hanno profitti sicuri. “The Toxic Avenger” di Joe DiPietro (libretto e liriche) e David Bryan (musica e liriche). Storia basata sul libro di Lloyd Kaufman. Efficiente scena di Beowulf Boritt: decine di barili contenenti sostanza tossiche; possono essere girati ed offrono altri locali.

La bravissima, dolce Sarah (Sara Chase) è una bibliotecaria cieca. E’ stata scelta da un sindaco corrotto (la simpatica Nancy Opel) che non vuole vengano trovati libri e documenti che rivelino le sue malefatte. E’ lei che importa veleni che appestano l’ambiente. Il timido Melvin (Nick Cordero) si sente bruttino e spera che la cieca lo accetti. Viene picchiato da due mascalzoni (Matthew Salvidar e Demon Green) ed infilato in un fusto di veleni. Diventa brutto ma forte e violento.

Tante comiche avventure di questo pacifico cittadino che diventa un vendicatore. Punisce i politici corrotti e conquista Sarah. Solo cinque attori in decine di frenetici ruoli. Si ride molto e si riflette sul messaggio. Caldi applausi per tutti. Snella regia di John Rando (New World Stages, 340 West 50th Street).