Monologhi, vizi e desideri dall' Inferno

di Laura Caparrotti

Metti una sera alla Casa Italiana Zerilli-Marimò. Una sera di quelle in cui non si parla dell’ultima pubblicazione dell’ autore alla moda o del film che tanto scalpore ha suscitato nella società odierna. Non si parla di oggi, ne di ieri e neanche di ieri l’aaltro. Una sera che ci riporta verso i banchi di scuola, verso il sapore delle piccole cose perdute, che improvvisamente, rivisitate, appaiono incredibilmente grandi e importanti.

Metti, insomma, una sera come l’altra sera, quella di mercoledì, dove studiosi e appassionati si sono ritrovati nell’auditorium della Casa Italiana NYU ad ascoltare una lezione, una conferenza, una bellissima e sapientissima passeggiata sul Canto V dell’Inferno della Divina Commedia. A impreziosire l’evento, colui che ha parlato per più di un’ora ad una platea incantata, l’emerito studioso di Dante, uno dei più grandi al mondo, il professore John Freccero .

Ascoltare Freccero vuol dire innanzitutto dimenticarsi delle interminabili ore in cui cercavano di inculcarci dei versi che naturalmente ci risultavano odiosi. La conferenza, se così vogliamo chiamarla, è cominciata con la citazione di Lukács ed è continuata passando da Platone a Eloise e Abelardo, a Tristano e Isotta, a Boccaccio e a Sant’Agostino.

Una passeggiata, dicevamo, perchè questo è il sapore che ha avuto l’ora e passa che il professor Freccero ci ha fatto passare in compagnia di Dante. Il centro della Lectura Dantis, in questo modo Jane Tylus, pro-rettore della New York University, ha presentato la serata di mercoledì, è stata la figura di Francesca e il concetto di desiderio in Dante, ma non solo. Freccero ci ha fatto vedere come Francesca e tutti i personaggi dell’Inferno narrano le proprie vicende attraverso il monologo drammatico. Tale tipo di monologo da la possibilità all’autore di non esprimere giudizi, bensì di presentare il personaggio con distacco. Attraverso il racconto in prima persona, il personaggio si difende e l’autore è libero di esprimere una ironia, sebbene tragica, nel presentare detto carattere.

Freccero ci ha fatto anche notare come tutti i monologhi della Divina Commedia, immaginiamo dell’Inferno, siano in realtà dei processi nei confronti dei protagonisti dei vari vizi che incarnano. Francesca è come consapevole della sua colpa, ma sembra quasi priva di sensi di colpa. Freccero ci ha mostrato la differenza fra la prima parte del discorso di Francesca, quella contenente i famosi versi “Amor, c’ha nullo amato amar perdona” e la seconda che per intenderci finisce con gli altri famosissimi versi “Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: quell giorno più non vi leggemmo avante.”

La prima parte infatti appartiene diciamo alla donna cortese, alla donna antica, che non vede traccia nel suo parlare di desiderio fisico, besì parla di sempre in maniera alta, con la testa, per citare lo stesso Freccero.
La seconda parte, invece, appartiene al fisico, al corpo,ed è secondo Freccero specchio del sentire di Francseca. In realtà, è lei Lancialotto, è lei che freme per Paolo, è lei che, sempre secondo il professore, ha il desiderio che altro non è che un sentimento narcisista. Tutti desideriamo essere oggetto di desiderio. E ancora, i versi “Amor c’ha nulla amato” che vengono da Sant’Agostino e precisamente dal quarto libro de “Le Confessioni”. Oppure, la voglia di Francesca di essere giustificata, in quanto è stato Paolo a condurla sulla cattiva strada, il “questi” che mai da me non fia diviso, che rappresenta la caduta negli Inferi.

Insomma, una serata che sinceramente non dimenticheremo facilmente. Alla fine di questa lezione, che è impossibile riassumere in queste poche righe, abbiamo chiesto al professor Freccero come mai a scuola Dante è tanto noioso. Con l’eleganza e la simpatia che lo contraddistingue, il professore ha pensato un attimo alla risposta e poi in maniera diplomaticamente maliziosa ci ha detto che in Italia si tende a spiegare Dante attraverso Dante, mentre la critica nord-americana consente di spaziare di più. Per quel che abbiamo capito dalle sue parole, sarà difficile che gli insegnanti cambino riguardo a Dante. Magari si può sempre venire alla New York University e fare l’auditor alle lezioni del professor Freccero...