SPECIALE/CINEMA/Riparte il Tribeca senza l’Italia

di Gina Di Meo

Nell’anno della crisi, il Tribeca Film Festival si “adegua” e dà il via all’ottava edizione con un numero nettamente inferiore di pellicole in concorso. In compenso, la manifestazione ideata da Robert De Niro e dalla produttrice Jane Rosenthal, inizialmente concepita per dare l’input alla rinascita di Lower Manhattan dopo l’11 settembre, quest’anno aprirà ufficialmente i battenti il 22 aprile con uno dei nomi per eccellenza della cinematografia mondiale: Woody Allen. Allen torna a New York dopo un’assenza di quattro anni con la commedia, presentata in anteprima mondiale, Whatever Works, da lui scritta e diretta e con un cast di tutto rispetto che vede tra i protagonisti Larry David (Curb your Enthusiasm), Evan Rachel Wood (The Wrestler), Patricia Clarkson (Vicky Cristina Barcelona, film che ha portato a casa il Golden Globe come Miglior Musical o Commedia).

Ma oltre a Woody Allen c’è anche un altro nome che darà lustro al Festival, ed è quello di Spike Lee. Il regista presenterà, sempre in anteprima mondiale, il 25 aprile Kobe Doin’ Work, nell’ambito di Tribeca/Espn Sports Film Festival Gala. Il film parla della star dell’Nba Kobe Bryant, dei Los Angeles Lakers. E tra 86 lungometraggi provenienti da 33 paesi, tra cui 48 anteprime mondiali, 14 anteprime per il Nord America, tre anteprime per gli Stati Uniti e undici anteprime Newyorkesi, a cui si aggiungono 46 corti sia di registi già affermatti che emergenti, almeno per noi italiani, quest’anno il Tribeca Film Festival passerà come un periodo di magra...

Senza nulla togliere ad un unico corto che parteciperà, Macchie di Sole (Sunspots) di Stella Di Tocco, l’Italia non è in concorso con nessun lungometraggio. Ci resta quindi un po’ di amaro in bocca dopo che lo scorso anno avevamo avuto Nanni Moretti con Caos Calmo. È vero che Moretti aveva fatto qualche capriccio, prima annunciando la sua presenza al Festival e poi disertando all’ultimo minuto, (in realtà è abbastanza suo tipico), ma il film aveva ampiamente compensato la sua assenza, ricevendo applausi e critiche positive in ambiente americano.

Abbiamo chiesto qualche spiegazione all’organizzazione del festival: “Ogni anno non c’è una quota riservata ad ogni paese. Alcuni anni c’è una partecipazione maggiore da parte di alcuni e minore di altri. Quest’anno, con una lista ridotta, abbiamo avuto un minor numero di film italiani nello specifico. Nulla di deliberato, funziona così. Di solito il meccanismo di basa su ciò che viene presentato, sulle tendenze dei nuovi film, su dove sono già stati fatti vedere”.

Genna Terranova, senior programmer che ha partecipato alla selezione dei film in concorso, partendo da circa 4mila pellicole, nel corso di una conferenza stampa ha inoltre spiegato che: «Questo è un festival internazionale che seleziona titoli provenienti da ogni parte del mondo. Quest’anno è stata dedicata particolare attenzione alle produzioni Sud Americane. È normale anche considerando l’importanza e l’estensione delle comunità latino-americane che vivono negli Stati Uniti».

Non è però intenzione degli organizzatori suddividere i film in concorso secondo la loro provenienza geografica. «Ormai si nota soprattutto tra i registi più giovani, una tendenza a mischiare le proprie conoscenze - ha commentato David Kwok - direttore della programmazione del Tribeca - così i cineasti europei sono influenzati dal lavoro dei loro colleghi americani e viceversa. Anche grazie a questo scambio i film risultano originali e molto diversi tra di loro».

La controparte italiana, nella persona del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Renato Miracco, da parte sua ha detto che: “Ci dispiace che quest’anno non ci sia la partecipazione di un lungometraggio italiano. La cosa forse è dovuta alla mancanza di attenzione verso il cinema italiano oppure a scelte dovute a tematiche che al momento sono assenti dalla nostra cinematografia. Per il futuro cercheremo di incontrare la direzione del Tribeca Film Festival e di studiare anche nuove forme di promozione”.

Dall’anno in cui è stato fondato, nel 2002, Tribeca Film Festival, che si concluderà il tre maggio, è stato visto da più di due milioni di persone, provenienti sia dagli Usa che da altri paesi, generando un giro di affari per la città di New York di 500 milioni di dollari.
Per info http://www.tribecafilm.com/

 

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Il linguaggio corporeo al posto delle parole

Macchie di sole è ambientato sulla spiaggia di un paesino della costa laziale dove la dodicenne Adriana inizia uno strano gioco con il piccolo Tommaso, riflesso di quell’innocenza che lei è sul punto di perdere. «Macchie di sole è una storia aperta - spiega la regista Stella Di Tocco -. Era mia intenzione far entrare lo spettatore in un universo dove ha libertà di interpretare, di costruire ipotesi. Uno spazio dove l’azione non è univoca, ma si snoda attraverso fatti e situazioni che cercano di creare un’atmosfera enigmatica e sospesa. Ho cercato di ridurre al minimo la carica espressiva degli attori subordinando il linguaggio verbale a quello corporeo: corpi e volti sono i principali veicoli di questa storia».

Stella di Tocco è nata a Roma nel 1973, si è laureata nel 2002 in Scienze Politiche all’Università la Sapienza di Roma. Nello stesso anno ha realizzato in Argentina il documentario Nora sulla vicenda di una scrittrice perseguitata dai militari. Nel 2003 si è trasferita a Madrid dove ha studiato regia all’Ecam, la scuola di cinema e dell’audiovisivo. Ha lavorato come assistente alla regia nell’ambito di diversi progetti.
Programmazione, venerdì 24 aprile, 6:15 pm, martedì 28, 8 pm e sabato 2 maggio, 2:45 pm all’Amc Village VII (66 Third Avenue at 11th Street) e domenica 3 maggio, 1pm Tribeca Cinemas Theater 2 (54 Varick street). Giovedì 30 aprile, 6pm, l’Istituto di Cultura Italiano ospiterà un Q&A con la regista.