Libera

Il brodo del sultano e pesto light

di Elisabetta De Dominis

Quando ero piccola, mia nonna mi ammoniva: “Chi si loda, s’imbroda”. Cercava così di insegnarmi la modestia e ci è riuscita alla grande tanto che un giorno mi sono rovesciata addosso il brodo bollente ustionandomi seriamente le gambe. Potere del senso di colpa.

E’ evidente che Berlusconi non aveva una nonna e non beveva brodo perché non prova, non dico il senso di colpa, ma nemmeno il senso della misura. Il che diventa pesante quando a farne le spese è l’intero Paese. Che dovrebbe sborsare ulteriori 400 milioni di euro per il mancato accorpamento di elezioni europee e referendum elettorale.

Ora il Nostro ha motivato la scelta per “il bene del Paese” perché “la Lega avrebbe fatto cadere il governo se fosse passato l’accorpamento”. E’ evidente che lui si considera il Paese perché che cada il governo fa più male a lui che a noi. Sarebbe come una cascata di brodo bollente sulla sua testa. Virtuale, ma ustionante per la sua autostima.

Se la modestia è la virtù che fa rifuggire dal vanto dei propri meriti, l’autostima ne è la sorellastra perché si manifesta nella valutazione positiva di sé che esprime la misura in cui una persona si considera capace, importante e di valore. A tal punto da permettersi di rinviare di un anno il referendum, strumento di sovranità popolare. E fra un anno saremo ancora in democrazia?

Quale trasmissioni scomode vengono messe sotto processo per cercare di oscurarle, i direttori dei media non vengono scelti per bravura ma per servilismo, lo stesso premier osa dichiarare: “Non voglio arrivare a ardire azioni contro certi giornali, ma ci sono tentato” e “Il presidente del Consiglio ha pochi poteri, bisogna riformare la Costituzione”.

Ma, come spiega il politologo Giovanni Sartori nel suo ultimo libro “Il sultanato” (Laterza): “Oggi la strategia di conquista dittatoriale della democrazia è graduale e molto più raffinata. E’ una strategia che sviluppa ‘Costituzioni incostituzionali’ e cioè ne elimina senza dare nell’occhio le strutture garantistiche. Il costituzionalismo è tale nella misura in cui istituisce poteri controbilanciati che si limitano e controllano a vicenda. Quando è così i cittadini sono garantiti dall’abuso di potere e sono comunque in condizione di difendere ed affermare la propria libertà. Quando non è così”…

Il titolo ovviamente si riferisce al Cavaliere che “sultaneggia su un partito cartaceo davvero prostrato ai suoi piedi”.Però a sinistra hanno consumato perfino la carta a forza di ripulirsi. Come l’insipida pasta al pesto light che ho mangiato stasera: tolti l’aglio, l’olio, il pecorino, il parmigiano, c’è rimasto solo il basilico, ulteriormente svilito da una inopportuna ricotta.

Ma D’Alema è ancora convinto di avere la ricetta giusta: “Guardare al centro e recuperare il dialogo a sinistra”.Peccato che non sappia affondare le mani nella farina.Quanto al referendum, come al solito è in cattivissime mani. Mani che non sanno approntare delle schede comprensibili. Giudicate voi: “Primo quesito. Modulo colore verde: premio di maggioranza della lista più votata. Camera dei deputati .Secondo quesito. Modulo colore bianco: premio di maggioranza della lista più votata. Senato.

Terzo quesito. Modulo colore rosso: abrogazione delle candidature multiple”. E queste sono solo le copertine. Se non fosse per la bandiera tricolore, viene voglia di andare nel seggio e tagliare le schede con le forbici. La siora Pina saprà per cosa votare? Per il bipartitismo che terrorizza la Lega (tertium non datur) o per la solita minestra? E come?

Impossibile sintetizzare in poche righe questo pasticcio. Leggetevi, se incuriositi, il pizzoso sito del referendum.Tutto sommato ha ragione Berlusconi di lasciarli nel proprio brodo per un anno. Intanto, poi vedremo chi si ustionerà. E chi finirà nel freezer per sempre.