A modo mio

C’era una volta, cinquant’anni fa

di Luigi Troiani

Mentre il presidente Obama asperge la crisi in corso, il pensiero corre alla grande speranza che il mondo visse cinquant’anni fa nel contesto di altre crisi. C’è da capire se i comportamenti che all’epoca consentirono di vivere con meno angoscia i meccanismi della guerra fredda e di rimettere in moto un sistema internazionale inceppato, possano avere oggi una qualche utilità.

Protagonisti indiscussi di quella stagione furono Giovanni XXIII, sul soglio pontificio dal 28 ottobre 1958, e John F. Kennedy eletto presidente nel novembre 1960.Uomini di grande carisma, seppero trasmettere fiducia alle loro constituency e all’insieme dell’opinione pubblica mondiale, creando entusiasmi e condizioni favorevoli al dialogo e alla collaborazione internazionale sia politica che economica.

Si trattò di una stagione breve. Papa Roncalli e Kennedy non arrivarono alla fine del 1963, e comunque l’effetto positivo della loro azione era allora già in fase declinante. La crisi cubana e il perdurare di regimi autoritari in America latina, la sanguinosa guerra d’Algeria e gli altri violenti episodi di decolonizzazione in Africa, l’avanzare del comunismo in Asia e l’avvio delle operazioni in Vietnam mettevano a nudo i punti deboli della politica estera kennediana, che all’interno doveva vedersela con i pregiudizi del razzismo anti-neri. Roncalli che, con il Concilio ecumenico Vaticano II aveva chiamato la chiesa cattolica al rinnovamento nel nome del Vangelo, soffriva il tiro incrociato di tradizionalisti e innovatori, e diveniva consapevole di quanto sarebbe stato difficile per la Chiesa assumere nella sua completezza la poderosa spinta del Concilio.

Con questi limiti, va riconosciuto che lo slancio conferito al sistema internazionale da Kennedy e Giovanni XXIII, sarebbe durato a lungo, aprendo una fase di grande innovazione per la politica e l’economia. Non è casuale che il boom economico degli anni ’60 si collochi all’interno di questa vicenda. E che figure come quella di Martin Luther King si dispieghino dentro l’atmosfera di relazioni umane e politiche di quel periodo.
Tra le ragioni del successo, al primo posto figurano il carisma e l’umanità dei due leader, capaci di raccogliere consenso anche fuori del cerchio di referenza.

Secondo elemento il coinvolgimento della gente, capace di capire nel profondo il dono di un tempo che aveva consegnato loro simultaneamente il papa e un grande presidente americano.La fiducia generalizzata nel nuovo tempo che iniziava, simboleggiato anche dalla conquista dello spazio alla quale Kennedy sfidava i sovietici dello Sputnik, della cagnetta Laika e dell’astronauta Gagarin, è il terzo elemento. La spinta di quella guida fu alla radice anche degli incipienti anni del boom e dell’arricchimento generalizzato.

Potrebbe sembrare fuori luogo ogni parallelo con i nostri giorni. E invece, oggi come allora, la crisi è innanzitutto politica (prova ne sia che è alla politica che le banche e i grandi gruppi industriali guardano per limitare i danni) e le risposte devono essere anche politiche. La Chiesa di Ratzinger deve fare, in positivo, i conti definitivi con l’eredità conciliare. Il capitalismo e i suoi amici politici devono riscoprire le virtù della solidarietà, come del limite allo sfruttamento del lavoro, in particolare di quello minorile e femminile.