Che si dice in Italia

Santoro ha torto, però...

di Gabriella Parti

Al momento Michele Santoro ha torto marcio. Una cosa è il diritto di cronaca - sacrosanto e da difendere con le unghie e con i denti. Il dovere di fare informazione, puntando il dito contro abusi, scandali, sprechi e altre brutture, può anche far sorvolare sullo stile perennemente sgradevole e aggressivo - spesso inutilmente aggressivo - del conduttore di Annozero.

Ben altra cosa, invece, è il voler per forza “parlar male”di tutto. Sappiamo che le buone notizie non fanno vendere, è una vecchia e disdicevole regola non scritta del giornalismo. Ma quando, come nel caso del tragico terremoto che ha distrutto L’Aquila e i paesi intorno, si verifica un doppio miracolo - i soccorsi efficienti arrivati subito e una popolazione che ha mostrato un grande livello di dignità e la voglia di riscuotersi - allora questa è una notizia importante. Da non infangare.

A dire che Santoro al momento ha torto sono gli stessi cittadini abruzzesi. Sono andata di persona a verificare i danni fatti alla casetta che ho a pochi chilometri da L’Aquila. Ho parlato con la gente nelle tendopoli, con tante persone che conosco bene. Molti hanno perso la casa, alcuni contano morti e feriti. Ma da tutti ho sentito soltanto parole ammirate e di riconoscenza per la tempestività e la professionalità degli aiuti coordinati dalla Protezione Civile diretta da Guido Bertolaso. E, se non me lo avessero detto loro, basta leggere i giornali e guardare le televisioni: tutti dicono la stessa cosa.

Michele Santoro, però, rischia di avere ragione. Non oggi, ma tra qualche mese o qualche anno. Se la politica, la cattiva politica, piomberà sulle zone terremotate con il solito corollario di costruttori avidi e di architetti, ingegneri e funzionari compiacenti, allora la ricostruzione sarà la fotocopia dei palazzi crollati come fuscelli per colpa di cemento troppo pieno di sabbia e di tondini di ferro di misura inadeguata o totalmente assente. Per favore, signori del Palazzo, facciamo in modo che Michele Santoro continui ad avere torto.

BERLUSCONI SI DEVE SENTIRE MOLTO SICURO se ha ammesso la verità: sarebbe stato meglio far svolgere un solo Election Day, facendo risparmiare centinaia di milioni di euro al contribuente (da destinare, magari, alle prime necessità nelle zone terremotate d’Abruzzo). Sì, sarebbe stato meglio.

Peccato però che la Lega non voglia. Motivo: la paura. I lùmbard temono l’affluenza degli elettori. Gli italiani andranno sicuramente a votare all’imminente tornata europea. Ma se si abbinasse anche il referendum per la riforma elettorale il rischio è che vincano i “sì”: il che vorrebbe dire portare l’Italia alla pari con le principali democrazie, rette ormai da un sistema bipolare: una volta vince la destra una volta la sinistra. Da noi questo si tradurrebbe in una quasi scomparsa dei piccoli ma determinanti leghisti, che verrebbero ridotti al rango di movimento regionale.

E allora, dimentichi di avere sempre tuonato contro gli sprechi di Roma ladrona, gli uomini del senatore Bossi preferiscono sperpare i soldi (che tanto non sono loro, mai dei cittadini) e non correre rischi. Hanno minacciato apertamente Berlusconi che, se non fossero stati accontentati, avrebbero fatto cadere il governo. E il presidente del Consiglio, figuriamoci, ha subito ceduto. Per il referendum si voterà in concomitanza dei ballottaggi, dove alle urne andrà meno gente. La speranza è che gli italiani capiscano e diano una lezione alla Lega. Ma non scommetteteci.

QUESTA, POI: sapevamo bene di truffatori che si fingono poliziotti, o bancari, o magari esattori del gas o assicuratori. Ma ora c’è una variante: un uomo in provincia di Milano si è finto mafioso, anzi per la precisione affiliato a una cosca della ndrangheta. E così chiedeva il pizzo a imprenditori e uomini d’affari. Lo hanno preso e arrestato. Che ci sia stata una soffiata da parte della mafia vera, offesa dall’affronto?