Il rimpatriato

Ricatto al re

Franco Pantarelli

Questa dal Berlusconi se l’aspettavano decisamente in pochi.Ma come, uno diventa premier operaio quando c’è da produrre, premier ingegnere quando c’è da progettare, premier spazzino quando c’è da togliere di mezzo i rifiuti, premier marinaio quando c’è da navigare, premier aviatore quando c’è da volare e poi scappa come un leprotto spaventato di fronte al primo cafone che fa buu?

Uno che è il re della barzelletta (perché nessuno della sua corte si azzarderebbe a non ridere prontamente quando ne racconta una) e dello humor internazionale (dove invece hanno presto capito che è difficile non ridere quando vuole essere preso sul serio) e poi, quando una sua battuta dovrebbe bastare a risolvere un problema, la fantasia gli si essicca, le battute non gli vengono e non gli resta che cedere?

Come è possibile che uno che si vanta di avere ottenuto l’installazione a Parma dell’autorità europea per la sicurezza alimentare usando le sue armi di “play boy” con la signora Tarja Halonen, presidente della concorrente Finlandia, quando poi si tratta di affrontare un paio di zoticoni veda il suo fascino scomparire come di incanto, lasciandolo solo con il suo “Fate di me quel che volete” rivolto proprio agli zoticoni trionfanti?

Insomma, se Berlusconi è davvero il “re” d’Italia, come viene chiamato e dipinto da un mucchio crescente di persone, in questo caso ha finito per restare come il re raccontato da Hans Christian Andersen, cioè nudo, e a privarlo dei vestiti sono stati dei tipacci che non hanno fra i loro amici gente come “il caro George”, che non danno del tu a Putin, che non avranno mai l’occasione di disturbare i timpani di Sua Maestà Britannica e il cui orizzonte non supera i confini, immaginari e angusti, di un luogo chiamato Padania che esiste solo nelle loro menti ignoranti.

E tutto ciò a causa di una disputa che solo a nominarla fa rabbrividire per la sua pochezza. Su cosa è avvenuta, infatti, la battaglia conclusasi con il dietro-front delle poderose truppe cammellate berlusconiane (“quasi il 50 per cento degli italiani”, dice lo stesso “re” un giorno sì e un altro pure) all’apparire dei trascurabili (l’8 per cento) drappelli leghisti? Nientemeno che sulla data in cui tenere il referendum contro la legge “porcata” che attualmente regola il modo in cui gli italiani devono votare.

Lo so che fa ridere, ma ai leghisti l’idea di votare nello stesso giorno sia per il referendum che per le elezioni europee e quelle amministrative, non piaceva per niente per la semplice ragione che in quel modo il referendum avrebbe sicuramente raggiunto il quorum necessario e il suo esito sarebbe stato effettivo.

Meglio il referendum in un altro giorno, da solo, con la speranza che molti restino a casa, che il quorum non venga raggiunto e che quindi la legge “porcata” resti al suo posto. Insomma loro volevano una vittoria “finta”, come quella che la Chiesa cattolica, dimenticando ogni decenza, rivendicò a suo tempo nel referendum sull’uso degli embrioni nella ricerca riguardante le cellule staminali. La scienza prevalse sulla Chiesa, ma il quorum (almeno la metà degli aventi diritto al voto) non fu raggiunto e i cardinali esultarono come se avessero ottenuto un trionfo travolgente.

A gente come l’astuto Bossi e il felice Calderoli non interessa molto il grande trionfo. A loro basta che il quorum non venga raggiunto e per ottenere questa “porcatina” volevano che il referendum non avesse luogo nello stesso giorno in cui si svolgevano altre elezioni, anche se ciò finirà per costare circa 400 milioni di euro in più. Cosa abbiano detto a Berlusconi per strappargli il “sì” non è chiaro.

Secondo ciò che ha raccontato lui, i leghisti avevano minacciato di abbandonare il governo e di aprire una crisi “che in questo momento non potevamo proprio permetterci”. Ma una grande tensione da “crisi scongiurata in extremis” nessuno l’ha sentita, e infatti ora la caccia a cosa “veramente” si siano detti Berlusconi e Bossi è aperta. Di sicuro deve essere qualcosa di molto importante per il “re”, se proprio uno come lui, così attento alla propria “imagine”, ha deciso di affrontare una brutta figura come questa pur di fare ai leghisti questo regalo da 400 milioni di euro. Che sappiano qualcosa sfuggito agli investigatori?