LIBRI/RIVISTE/Tradurre non è tradire

di Franco borrelli

Il «Journal of Italian Translation» di Luigi Bonaffini & Co. è scommessa vincente, cocciuta se vogliamo (date le polemiche che stanno sempre intorno ad ogni forma di traduzione), ma determinata, intelligente e... convincente. Si sono scritti fiumi di parole, infatti, sull’arte di “tradire” che questa sarebbe; e, in certi casi, non si può non concordare [ci sono state, e ci sono, delle mediazioni linguistiche che fanno rizzare i capelli, ove, veramente - e non per fare il verso a un celebre recente film - il pensiero originale è andato “perduto”]; ma resta innegabile che quest’azione di fede culturale e di aderenza alle nostre lettere sta sempre più imponendosi per i modi in cui affronta e supera gli ostacoli, e per il come, di conseguenza, passa ad altra lingua lo spirito e la sostanza di quella primigebnia. Accade, ciò, sia in poesia, sia in narrativa, sia in opere teatrali sia negli spunti critici di cui questa rivista ormai è coraggiosa e dignitosa portavoce.

Negli ultimi mesi, ad esempio, se n’è avuta eccellente prova con i due saggi che hanno chiuso il 2008. Oltre cinquecento pagine, insieme, ove si trovano condensati contenuti i più diversi fra loro, per ispirazione e resa; proprio come una rivista che si rispetti, a più voci e a più cuori, dovrebbe fare. Non solo. Ma c’è sempre (o quasi sempre), immediata e a fronte, l’occasione per mettere la traduzione dinanzi all’originale, cosicché ogni lettore può in pochi minuti rendersi conto da sé non solo delle difficoltà incontrate ma dei risultati soddisfacenti poi raggiunti.
E se poi diamo uno sguardo all’ingente materiale che ci vien dato in esame, ci si rende subito conto di come e di quanto s’abbracci, sia di qua sia di là dall’Atlantico [www.jitonline.org, l.bonaffini@att.net o perricone@fordham.edu].

Prendiamo, ad esempio, il numero 1 di questo Volume III. Tra le cose più preziose, il saggio di Erminia Passannanti su Franco Fortini, la traduzione di Eugenio Montale fatta da Adeodato Piazza Nicolai, di Cecco Angiolieri da Brett Foster, di Giorgio Caproni da Ettore Marchetti, il Torquato Tasso rivisitato da Joseph Tusiani, i “confronti poetici” di Luigi Fontanella, i “poeti della Diaspora” dello stesso Bonaffini e “Dueling Translators” di Gaetano Cipolla. Passando poi al numero 2 dello stesso volume, da segnalare almeno le mediazioni linguistiche di Amelia Rosselli fatte da Federica Santini e Robert Simon, di Stefano Benni da Blossom S. Kirschenbaum, di Patrizia Valduga da Charles Jernigan e Irene Marchegiani, dello Shakespeare “caivanese” da Achille Serrao, del “Poet to Poet’ di Michael Palma, dei nuovi “confronti” di Fontanella e del Michelangelo rivisitato dallo stesso Tusiani; anche qui, inoltre le sezioni sulla Diaspora di Bonaffini e dei “Translators” di Cipolla. E questo, ripetiamo, solo citando qua e là. In entrambi i saggi, inoltre, spazio anche alle recensioni (opere di Cautela, Betocchi e Buffoni nel primo; di Cecchetti, Mazziotti Gillan e Magrelli nel secondo).

Sempre in tema di riviste, che qui in America sembrano godere di una piacevole interessante primavera, ricordiamo anche l’«Arba Sicula» diretta da Gaetano Cipolla [www.arbasicula.org, o cipolla@stjohns.edu]. La “Rivista di “Folklori e littiratura siciliani” è giunta al suo ragguardevole venerabile ventinovesimo anno d’età [XXIX, n. 1-2, 2008]. Rivista trilingue si potrebbe definirla, perché accanto al siciliano che la fa da gran padrone abbiamo anche un po’ d’italiano e, soprattutto, tanto inglese. Molto vario, come ci ha abituati ormai da sempre, il sommario, dove troviamo versi in lingua sicula (Maria Rosaria Mutolo, Mario Scaglia, Vincenzo Ancona, Pino Maltese, Nino De Vita e Marisa Frasca), narrativa (Berto Giambalvo e Carmelo Lauretta), saggistica (il Camilleri di Piera Carroli, ad esempio) e materiale vario come quello delle sezioni riservate all’arte nell’isola, alla lingua (non dialetto, si badi), alla culinaria tipica, nonché alle segnalazioni di libri che con la Sicilia hanno (quasi) sempre a che fare.