EVENTI/MUSICA&CINEMA/Note inscindibili dalla terra madre

di Samira Leglib

E' martedì 7 Aprile. L’intima sala della Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU la conosciamo bene; spesso ha ospitato proiezioni di film e tavole rotonde ma questa sera protagonista è la musica. Il proiettore tuttavia è ancora acceso e dietro al palco, dietro agli strumenti, scorrono le immagini che per una volta fanno da sottofondo alla musica. E anche quando queste vengono a mancare, altri indimenticabili fotogrammi risuonano davanti ai nostri occhi insieme alle note: “Il Postino”, “Amarcord”, “Casinò Royale”, “Calamity Jane”.

Al di qua dello schermo, in mano una piccola armonica dal suono evocativo come hanno pochi oggetti sopravvissuti al XXI secolo, vi è Giuseppe Milici. Insieme a Marco Panascia al basso e Henry Hey al piano, si apre un concerto di finissima interpretazione dove anche i novizi del Jazz capiscono, semplicemente ascoltando, il significato di improvvisazione. Il suono è pulito, estremamente centrato per uno strumento che non consente sempre una semplice intonazione come permetterebbe viceversa un piano.
Giuseppe Milici, palermitano, classe 1964, inizia a studiare l’armonica cromatica con Willi Burger e Larry Nash e presto si ritrova catapultato nell’universo televisivo dove svolge l’attività di armonicista e compositore per trasmissioni quali: “Fantastico”, “Il Festival di Sanremo”, “L’avvocato Porta”. Nel 1990 entra a far parte della prima Orchestra Europea diretta dal Maestro James Newton. Attualmente, oltre ai concerti che lo portano in giro per il mondo, organizza nella sua Sicilia spettacoli Jazz invitando artisti internazionali, in particolare americani, e concerti di musica classica insieme a grandi nomi del panorama italiano.
Milici ritorna a New York dopo aver realizzato la colonna sonora del film di Nello La Marca, “La Terramadre”, unico film italiano presente al festival del cinema di Berlino 2008. Il film narra la storia di Gaetano, un giovane di Palma (Sicilia) che in seguito alla morte della madre viene invitato dal padre a raggiungerlo in Germania. Ma Gaetano è legato alla sua terra da un legame che solo chi lo condivide può capire. Il film si ispira al racconto di Evelina Santangelo, Senzaterra, e fu la scrittrice stessa a suggerire Milici per le musiche.

Durante il concerto tenutosi alla Casa Zerilli-Marimó sono state proiettate alcune scene tratte da “La Terramadre”. Mentre le immagini scorrevano, Milici suonava i suoi fotogrammi in musica. Non saprei dire se mi abbia trasportato di più il blu Mediterraneo della Sicilia e la sua terra crepata di sole e di storia, o il pentagramma di note che usciva dall’armonica di Milici. Nell’ascoltare la melodia le immagini, d’un tratto, ammutolivano.

Un bel momento anche durante l’esecuzione di soundtracks illustri quali quelli di Ennio Morricone, Bruno Martino, Ryan e Tatum O’Neal che ha visto il trio divertito e ci ha divertiti. È esattamente così che accade, mi disse una volta un chitarrista, se non è l’artista il primo a divertirsi della sua musica, la magia non funziona, l’emozione non passa, l’arte resta imprigionata entro i confini del palco.
Prima dell’esecuzione, una sola domanda a Giuseppe Milici, perché siamo sinceri, chiedere a un musicista di “parlarti” della sua musica è un po’ una perdita di tempo quando quella musica ti è dato di ascoltarla e, come nel caso di Milici, di capirla. Così abbiamo chiesto all’artista di raccontarci il suo rapporto con New York. «New York è stato amore a prima vista. Tutto ciò che ho sempre amato nella mia vita è riconducibile a questa città: la musica ovviamente, e il Jazz, i fumetti dei Fantastici 4, i film. Quando sono arrivato mi sono detto “questo è il posto giusto”. Quando sono arrivato la prima volta ho pensato “quanto mi sono perso”. Ho avuto la fortuna di girare tanto nella vita, ma l’energia che ti trasmette questa città è fantastica. Perché non mi sono trasferito in sede stabile? Perché il legame con la mia terra è inscindibile».