Il rimpatriato

Legge con reato

di Franco Pantarelli

Sebbene la legge più orribile di questo orribile periodo italiano non sembrasse aver trovato molti medici pronti a seguirla, il senegalese Maccan Ba non si fidava e il mal di denti che lo stava tormentando preferiva tenerselo. Lui sapeva che non c’erano stati casi di medici dediti alla “delazione” e che anzi dopo il varo della norma che aggiungeva ai loro compiti quell’odiosa pratica le organizzazioni sanitarie erano insorte ed avevano attivamente partecipato alle proteste che c’erano state. Ma ugualmente l’idea di andare all’ospedale spaventava Maccan Ba. Era da tempo che trovava nella provincia di Brescia, svolgendo lavori per gente più interessata a trasformare la sua paura in sfruttamento che a farne un dipendente “regolare”, con doveri e diritti, ed era sempre riuscito a restare “invisibile”, cioè lontano dalle grane. Ora però quel mal di denti lo stava dilaniando. Erano quattro giorni che non riusciva né a mangiare né a dormire e la scelta ormai era fra il rischio di andare all’ospedale e la certezza di impazzire dal dolore. Così, eccolo l’altro giorno varcare la soglia degli Spedali Civili di Brescia, pagare il ticket e mettersi in coda, con una buona dose di trepidazione, in attesa di vedere un medico.

Non ci riesce neanche, a vederlo, perché nel frattempo accade proprio ciò che in quattro giorni di tormenti aveva tanto temuto: qualcuno lo denuncia, i suoi documenti vengono controllati, fra essi il permesso di soggiorno non c’è e Maccan finisce direttamente dalla sala d’aspetto dell’ospedale a quella della questura, con il suo mal di denti ancora in piena attività. Il procedimento di espulsione è piuttosto rapido e così la scena successiva mostra un Maccan disperato, con il foglio di via in tasca. “Non saprei dire se sia stato il medico a denunciarmi o la guardia giurata. Tutto quello che so è che mi hanno portato in questura e mi hanno espulso”. Ma la direzione degli Spedali Civili fornisce una ricostruzione dei fatti che indica la guardia giurata come autore della denuncia e per rendersi credibile fornisce dei dati concreti che in un certo senso – al di là della vita ancora più difficile che Maccan dovrà vivere, essendo clandestino ma anche già espulso: quindi più paura e più sfruttamento – costituisce il lato bello di questa storiaccia.  «Nei primi tre mesi dell’anno – dice la direzione degli Spedali Civili – abbiamo assistito 1.006 pazienti extracomunitari.

Nessuno di questi è mai stato denunciato perché clandestino”. Il che vuol dire, a conti fatti, che i medici di Brescia hanno ignorato le direttive dell’orribile legge al ritmo di oltre trecento volte al mese, oltre dieci volte al giorno. Ed è indiscutibilmente una buona notizia il fatto che i cafoni che hanno ottenuto quella legge se la vedano sin dall’inizio bellamente ignorata da coloro che cafoni no sono. Lo so, il principio è che le brutte leggi vanno combattute e che finché ci sono devono essere rispettate. Ma se il capo del governo italiano Silvio Berlusconi teorizza pubblicamente che evadere le tasse è giusto se le tasse sono troppo alte, si può anche teorizzare che una legge come questa – unica in tutta Europa e destinata alla bocciatura in sede costituzionale e in sede europea – è giusto ignorarla.

Ma c’è qualcosa di più che potrebbe accadere a questa legge e a quei cervelloni che l’hanno concepita. Un anonimo lettore del Corriere della Sera, scrivendo un commento alla vicenda di Maccan Ba, espone una teoria piuttosto interessante: quella di processare i responsabili di questa legge ogni volta che venga accertata il diretto rapporto di causa-effetto fra la legge medesima e il verificarsi di un reato. E fa anche degli esempi concreti, quel lettore del Corriere che mi piacerebbe proprio conoscere. Primo esempio: la morte di un immigrato che non ha osato andare a farsi curare per paura del foglio di via. Reato: concorso in omissione di soccorso. Secondo esempio: lo scoppio di una grave epidemia causata da una malattia che se curata subito (cioè se il suo portatore fosse andato all’ospedale senza la paura del foglio di via) sarebbe stata innocua. Reato: concorso in omicidio colposo. Terzo esempio: la scoperta di ambulatori clandestini, senza controlli e senza regole, riservati agli immigrati. Reato: concorso in esercizio abusivo della professione medica. Quarto esempio: medici pizzicati a farsi pagare somme spropositate in cambio del loro silenzio. Reato: concorso in estorsione. E’ un piacere imbattersi, seppure a distanza, in gente intelligente, dotata di senso dell’umorismo e insomma di ottima fattura umana, come quell’anonimo lettore del Corriere. Specie se si deve discutere dei tristi personaggi che questa legge l’hanno voluta e ottenuta.