PRIMO PIANO/LA TERRA TREMA IN ABRUZZO/Io, medico volontario racconto

di Romolo Olivieri

Lunedì 6 aprile, ore 8.00. Non devo andare in ospedale perchè ho la solita notte, non vado a correre al lago perché  sabato, durante la partita di rugby contro il Civitavecchia ho riavuto il solito strappo al polpaccio che si riaffaccia da ottobre. Perciò dormo. Nel dormiveglia sento mia moglie che parla al telefono con i parenti d’ Abruzzo. Lei è di Popoli. Il tono è agitato, sento la parola TERREMOTO! Mi alzo assonnato e scopro quanto è avvenuto nella notte. Un caffè per svegliarmi ancor più e telefono alla Protezione Civile di Albano per avere notizie. Mi dicono che si stanno preparando per partire. Mi dichiaro disponibile per qualsiasi iniziativa e riabbasso il telefono. Nel frattempo la caffeina fa il suo lavoro e valuto che al lavoro dovrei andare la notte del 6-4, poi la mattina del 8-4, mercoledì, e ancora il 10-4 dodici ore. Pertanto facendomi sostituire la notte del lunedì e la mattina del mercoledì avrei 4 giorni liberi. Vado alla sede della protezione Civile : partono da lì ad 1 ora. Rompo gli indugi, vado anch’ io. Telefono in ospedale e dò la notizia, arrangiatevi ... d’ altronde quando i vostri mocciosi hanno la febbre sono sempre pronto ai cambi, ora cavatevela.

Di corsa a casa, preparo lo zaino, il sacco a pelo, la divisa della Protezione Civile, la borsa da Medico e ... via.
Il viaggio per l’Abruzzo dura c.a. 3.30 ore per dare modo alla colonna di aggregare le varie unità. Mi tornano in mente gli episodi del terremoto in Irpinia ’81 e penso: “chissà se si ripete il caos e la disorganizzazione di allora”?
La risposta arriva brutale all’ uscita autostradale dell’Aquila. Un’ora fermi perchè la pattuglia della stradale, che naturalmente non è del posto e non conosce la strada, ha per noi una indicazione finale diversa da quella del nostro responsabile capo colonna. Risolto il problema partiamo per il comune assegnato: Poggio Picenze. Arrivati a S. Demetrio ne’ Vestini c’è un palazzo crollato che ostruisce la strada. Occorre trovarne una alternativa. Panico, facciamo 3 giri intorno a questo paese, autocolonna di svariati mezzi, ambulanze, camion con scavatori, trattori, molti altri mezzi, facendo spaventare ancora di più gli abitanti che passano il tempo nel terrore che la prossima scossa sia ancora più forte. Alla fine imbocchiamo la strada giusta per Poggio Picenze, 7 km più a monte. Arrivando vediamo il centro antico di questo “poggio” completamente crollato, la chiesa senza mezzo tetto e mezzo campanile. Ci indirizziamo al campo sportivo che in questi casi ovunque viene destinato a tendopoli. Peccato che sia progettato per il calcio: recinzione alta 2 metri con zoccolo di cemento armato, un solo ingresso non calcolato per le dimensioni di eventuali mezzi di emergenza. Cominciamo per prima cosa a montare il campo: centro logistico di coordinamento (radio), gruppi elettrogeni, fari, tende. Siamo partiti alle 12 effettive, ora sono le 18. Informiamo il sindaco della presenza di una equipe medico-infermieristica di primo intervento, al momento disponibile ambulanza-infermeria. La popolazione è tutta di fuori dalle abitazione e molti sono raccolti nel capannone del circolo bocciofilo subito sopra il campo. Il capannone, sul tipo industriale, è essenziale, ma a vista riporta qualche lesione. Mentre il restante del gruppo lavora per il montaggio, un delegato del sindaco ci accompagna dalla popolazione e ci avvisa “guardate che sono molto provati, abbiamo avuto 7 morti cui 4 bambini, molti sono macedoni e sono i più spaventati,ci presenta: e qui la vista del dramma umano, il terremoto si presenta nella sua realtà. Umanità dolente e piangente di tutti i tipi e religioni. Quasi un gregge raccolto per proteggersi dalla pioggia. Facciamo un primo giro ricognitivo per vedere se ci sono casi urgenti ed informiamo l’apertura dell’infermeria tenda per il mattino successivo. Chiedo al delegato del sindaco: quante persone hanno bisogno di un posto in tenda per la notte, risposta: 800!!

Penso che in 6 ore potremmo farcela. Mi viene un interrogativo ed un brivido ... e se i camion con le tende non arrivano?
Sono l’ unico medico del campo, scoprirò il giorno dopo anche per un bacino di 5-10.000 abitanti, si presentano un infermiere, l’autista dell’autoambulanza, entrambi di Ardea ed uno psicologo di Frosinone. Dovete sapere che noi dei reparti ospedalieri di emergenza consideriamo gli psicologi come inutili e vanagloriosi. Mi prospetta di ripetere il giro per constatare lo stato della popolazione e di avere la possibilità per il giorno dopo di uno spazio per fare animazione e giochi per i bambini. Spazio non chiuso per non richiamare l’ idea del terremoto. Penso che la cosa sarebbe veramente utile e facciamo un altro giro. Dopo tale approccio lascio lo psicologo a suo lavoro e, visto che al momento del mio non ce ne era, torno al campo per dare una mano a montare tende.

Si presenta un furgone ristoro con scritta “Pappa e Ciccia” del tipo di quelli che trovi fuori allo stadio o alle feste di paese e ci chiede di poter distribuire panini e bibite. Alla notizia del terremoto aveva fatto il pieno di panini acqua minerale e si era accodato, a nostra insaputa, alla colonna del Lazio. Anche questa sembra una buona proposta. Il mio diavoletto mi suggerisce di appioppargli alle calcagna un ragazzetto della protezione senza fratini o divisa per verificare se facesse sciacallaggio. Incredibile distribuiva panini e bibite gratis a tutti. Furgone ben attrezzato, con tanto di gruppo elettrogeno. Dalle 18,30 alle 24,00, quando ha finito le scorte, è stato lì, poi ha smontato tutto e se ne è andato tra l’ammirazione generale. Se lo incontrate prendete almeno un caffè per ringraziamento. Aiuto a montare la tenda per la notte. Una squadra provvede a disinfettare e sanatizzare i bagni degli spogliatoi che sono nelle condizioni solite che conosciamo bene. Una squadra monta il tendone del punto ristoro, una organizza la cucina mobile. Gli specialisti in elettricità e simili mettono in funzione i gruppi elettrogeni, l’ illuminazione, i ponti radio, il sistema informatico. Dopo ogni terremoto non c’è più elettricità, gas, acqua corrente. Quindi bisogna provvedere a tutto. Verso le 21,00 riusciamo a fare mangiare un primo piatto ed un rapido secondo a tutti abitanti, soccorritori, forze dell’ ordine. Intanto non si vedono i camion con le tende. Vado dal responsabile del campo per sollecitarlo a verificare ove fossero prospettando che altrimenti avremmo rischiato di dormire noi soccorritori all’ addiaccio per fare posto alle donne con bambini piccoli e anziani con salute malferma. Manco a dirlo gli abitanti che vedono le tende iniziano ad occuparle. Nervosismo tra i soccorritori. Convochiamo i capigruppo per fare il punto. Loro vogliono far sgomberare le tende perchè i gruppi devono essere in forma per il giorno successivo. Il comandante convoca i poliziotti del campo per concordare il da farsi. A quel punto, onde scongiurare una sciagurata iniziativa contro la popolazione, faccio la mia proposta: le donne con bambini piccoli e gli anziani malati dormono nelle tende, gli altri, noi compresi sulle macchine. Convochiamo il sindaco ed io ed il sindaco esponiamo il problema ai cittadini e decidiamo, su mia valutazione medica insindacabile, chi ha diritto e chi no. Proposta accettata. Il mezzo antincendio che abbiamo dietro provvede a svuotare l’acqua residua nelle fontane ed abbeveratoi del paese. I bagni disponibili degli spogliatoi: locali, ospiti ed arbitro a quel punto servono per 900-1000 persone tra abitanti e soccorritori. Comincia a piovere di brutto ed aggiunge danno al danno, il terreno diventa una poltiglia tipo il campo 3 dell’acqua acetosa. Arriva il sindaco ed il comandante dei vigili che concordano con quanto prospettato. Il coordinamento (prefettura? chissà) ci comunica via radio la bella notizia che le tende se va bene arrivano il giorno dopo. Facciamo il giro per comunicare la soluzione. Gli abitanti comprendono senza obiettare. Gli uomini escono ed io inizio la mia valutazione. Dopodichè con il sindaco ed i responsabili dei gruppi discutiamo il da farsi per il giorno successivo. Prima necessità acqua, in proposito il sindaco riferisce che c’ è stato una danno all’acquedotto provinciale in riparazione, dovrebbe essere fatto per il mattino successivo. Di elettricità al campo manco a parlarne. I bagni, abbiamo con noi una unità mobile con 4 docce e 4 water (2 ciascuno per uomini e per donne), necessitano di allaccio in rete fognaria. Fortuna che il nostro coordinatore ne ha ordinati alle protezione civile ed uno dei nostri camion è ripartito per prendere quelli disponibili presso i comuni dei castelli. Il mattino successivo verrà fatta una ispezione con i tecnici del comune ed i nostri per vedere se ci sono da mettere in sicurezza strade o edifici incombenti su di esse. Abbiamo con noi 2 scavatori su gomma.

Alle ore 7,00 colazione per i soccorritori, dalle 8,00 in poi per gli abitanti.
Ore 0,30 del 07/04/09 dopo dodici ore di carico si va a dormire. Eufemismo, si dorme sul cassone di un mezzo della Mercedes di nome Scram, o simile, provvisto di telone. Il che è come in tenda. Niente brandina, sacco a pelo dentro tutti vestiti per essere pronti ad ogni evenienza e perchè fa un freddo cane. Per cuscino la giacca della protezione civile ed un asciugamano. Già a che serve asciugamano, spazzolino per denti, occorrente per la barba, sapone ecc. non c’è acqua e non ci si laverà fino a mercoledì sera. Il rumore dei motori dei gruppi elettrogeni sono una tortura. Una tenda vicino alla nostra ha il sistema pneumatico al posto dei classici paletti, però ci sono vari buchi perciò tengono il loro gruppo acceso in continuazione proprio sotto il nostro mezzo. In ogni caso la stanchezza alla fine ha il sopravvento. Alle ore 1,30 c.a. ci viene a trovare improvvisamente e non gradito l’artefice di tutto: Il terremoto, una bella scossa intorno ai 4 gradi (lo scopriremo poi). Il nostro mezzo vibra tutto come se qualche burlone avesse acceso il motore. Quelli che dormivano nel capannone del circolo bocciofilo sopra di noi, non avevano autovetture, scendono di corsa e chiedono di dormire nelle poche tende residue, hanno troppa paura. I soccorritori che le occupavano, senza borbottare, hanno lasciato campo libero.

Ore 2,30 rumore assordante di mezzi, autotreni, bilici ed altri: arrivata la protezione civile della Campania con 2 tir di tende e lettini. 1 tendone da 300 mq cucina da campo ed altro. Decidiamo di montare al volo un po’ di tende per far riposare il più possibile di persone, poi di nuovo a dormire, questa volta di sasso. Non saprei dire se mi sono addormentato prima o dopo essermi messo dentro il sacco a pelo.
Ore 7,00 tutti svegli. Misteriosamente qualcuno aveva montato una decina di bagni chimici, prima non c’erano. Lo avevano fatto i nostri che erano tornati indietro, caricati, trasportati e montati. Anche loro erano partiti con noi alle 12,00 del 6/4. Una salvezza altrimenti immaginate voi le corse per i campi e le fratte.
Altra scoperta tragica: non c’erano più scorte alimentari per la colazione. Fortuna che erano rimaste le mele della cena ed il latte a lunga conservazione come scorta personale dei soccorritori. In qualche modo tutti hanno mangiato qualcosa.

La tenda infermeria non è arrivata. Si presenta una lunga fila di persone per visita e medicazione. Decido di adattare uno spogliatoio all’uopo. Comincia il calvario, non il lavoro, quello non mi da peso, ma ascoltare da loro le storie vissute è una pena. Lo spavento e lo sconcerto che avevano li aveva disorientati al punto tale da non avere la forza di chiedere nulla la sera durante la ricognizione. Sequestro anche due ragazze della protezione di Frosinone o di Ceprano per compilare il registro di pronto soccorso, non quello che vuole Bossi, le diagnosi e le terapie certo anche i nomi. Molti sono macedoni, una comunità ben integrata con i locali che ne sono molto affezionati, alcune donne hanno il capo avvolto dal velo, probabilmente mussulmane, ma a noi non importa: sempre persone.
Il primo è N.H., macedone, ha i piedi martoriati di ferite di ogni tipo, pezzi di vetro, schegge calcinacci escoriazioni. Scarpe di fortuna calzini spaiati. Immaginate di essere a letto di notte alle 3,00 c.a. con una scossa violenta di terremoto: scappate di corsa con quello che avete addosso, non c’ è tempo e luce per mettere le scarpe. Erano trascorse più di 24 ore e non aveva potuto nemmeno lavare i piedi...

Ebbene il nostro era fuggito pensando di portare fuori la moglie ed i due figli piccoli, la figlia più grande, 13 anni, pensava potesse farcela da sola. Invece no era rimasta sotto le macerie: morta. Non se ne dava pace per non averla potuto aiutare.

Per prima cosa abbiamo fatto il dovere pasquale di noi cattolici: lavare i piedi ai bisognosi! Toglievo i vetri ed altri corpi estranei dalle ferite e piangeva. Non era il dolore fisico, era il pensiero ed il rimorso.Viene dalla Macedonia, al momento della disgregazione della Jugoslavia era militare: guerra in Croazia, guerra in Kosovo. Finalmente era riuscito a venire in Italia per un futuro migliore, giusto 13 anni fa. Poi viene il figlio intermedio con una ferita da taglio da suturare. Al momento non ho con me il necessario lo medico e lo metto in attesa per inviarlo al Presidio Medico Avanzato.
Altra figlia con vari ematomi alla coscia sinistra, non dovrebbe essere nulla, ma sta in piedi con difficoltà. Più prudente fare una radiografia. La metto in attesa. La moglie anche lei ha i piedi martoriati, anche qui prima dovere pasquale poi medicazione.

E’ il turno di H.V. anche lui macedone, anche lui con i piedi martoriati, anche lui non li lava da 24 ore nonostante le ferite, anche lui con vari pezzi di vetro ed altro nelle ferite. In più il piede sinistro è gonfio con vasti ematomi. Ha perso la moglie. Anche lui piange durante l’estrazione dei corpi estranei, anche lui non per il dolore fisico. E’ talmente afflitto che non riesce a dire una parola, sguardo assente perso in chissà quale orizzonte. Necessita di una radiografia. Ormai sono tre persone da trasportare ambulanza ormai piena chiamo autista ed infermiere, che in realtà erano in silenzio dietro la porta e li invio. Per due ore di fila ho tolto di tutto dai piedi della gente, ho lavato tanti piedi da bastare per le funzioni pasquali mai fatte prima e mai farò dopo. In meno di un’ora ho finito il materiale da medicazione. Convocato sindaco e capi dei vigili per far aprire la farmacia. Alle 9,00 ancora chiusa.

Passate le prime due ore viene il problema di come assegnare le tende ed a chi. Stabiliamo la solita procedura: prima di tutto donne con bambini piccoli ed anziani. Molti anziani bisogna andare a prenderli nelle loro case (quelle non crollate!) usate come ricovero diurno. Con l’ auto della protezione civile di Albano una infermiera ed autista iniziamo il giro delle visite domiciliari. Primo un anziano affetto da “fibrosi polmonare” fino al giorno prima ricoverato all’ospedale dell’Aquila, dimesso con tanto di bombola di ossigeno al seguito, vista la inagibilità dello stabile. Ok per la priorità in tenda, passeremo a prenderlo dopo con l’ambulanza. Visito un altro anziano con “Distrofia Muscolare”, questo però non può stare in tenda, da inviare in una struttura adeguata, prendo nota e con la figlia ci diamo appuntamento al campo per la ricerca. Poi è il turno di una vecchietta di 96 anni. Ha passato la notte in panda insieme alla figlia di 58 anni minorata mentale. Ok per priorità ma andrebbe anche lei inviata in luogo adeguato. Dopo altre decine di visite di minore rilevanza torno al campo. Mi chiama per radio l’ infermiere dell’ambulanza per avere direttive: al posto medico avanzato non volevano assistere i due bambini macedoni in quanto minorenni e ci voleva la firma di un genitore!Non so come ho mantenuto la calma e gli ho detto di riferire al medico di turno da quando in qua al Pronto Soccorso non si curano i minori se non c’è un genitore. Prima si cura poi si provvede al resto. Provvedesse altrimenti la tutela gliel’avrei procurata io alla Cajenna francese!!!

07/04 ore 12.00 c.a. rientro al campo e comunico le priorità rilevate. Il coordinamento del campo aiuta il sindaco a compilare la lista delle tende. Sono da 6 posti, una per nucleo famigliare. Vengono numerate e disegnata una pianta con i cognomi. Al centro comando riferiamo per radio la richiesta di individuare una struttura sulla costa attrezzata per assistere la persona con distrofia muscolare ed una per assistere la novantenne e figlia minorata. Intanto si è riformata la fila davanti all’infermeria. Tra l’altro dobbiamo medicare un altro vecchietto novantenne con leucemia mieloide cronica sul cui capo erano caduti vari calcinacci. Per persone non del mestiere doveva essere impressionante perchè oltre ai cerotti e fasciature, per causa del suo male la carenza di piastrine rendeva il suo sangue difficilmente coagulabile e con ematomi vistosi, tanto che un fotografo non so quante foto gli ha fatto. Arrivata l’ambulanza, avevano finalmente curato i bimbi, cominciamo ad andare a prendere i vecchietti. Ci chiamano per andare a prendere un altro novantenne che però rifiuta il trasferimento. La casa l’ha costruita con le sue mani, pertanto è sicura. Se deve morire dovrà essere a casa sua.

Ore 14.00 c.a. ci rechiamo alla tenda mensa per mangiare qualcosa. Nemmeno la prima forchettata dell’ottima pasta al sugo preparata dalla cucina da campo della Campania che ecco che la radio gracchia: dottore in infermeria! E’ arrivata una vecchietta con una frattura al polso per caduta accidentale poco prima. Il fatto è che è malata terminale di tumore con pompa ad infusione continua di morfina. Lei insiste a dire che sta bene, non sente dolore e vuole tornare in macchina! Contatto via radio il centro comando per sapere quale ospedale era in grado di trattare la signora. Dopo pochi minuti mi comunicano la destinazione Ospedale di Popoli a c.a. 30 km di distanza. Chiamo autista ed infermiere, che pure loro erano alle prime forchettate e partiamo.  Popoli è il paese di mia moglie, incroci del destino. Arriviamo a destinazione e scopro che non erano avvisati del nostro arrivo. Passiamo la custodia ai colleghi del pronto soccorso che si prodigano senza fare problemi. Esco e trovo autista ed infermiere che parlano con infermieri locali. Qualcuno è passato con una macchina, una panda bianca pare, con tanto di altoparlante per annunciare l’imminente arrivo di una devastante scossa e di uscire tutti dalle case. In effetti la popolazione era tutta fuori. Prima di ripartire ci fermiamo alla piazza del paese per un bel caffè e per un gelato.. Come arriviamo alla piazza, piena di cittadini agitati, vigili urbani, protezione civile locale, ci accorgiamo di aver contribuito ancor più ad agitare la popolazione: avevamo le divise della protezione civile di Albano, allora la notizia doveva pur essere vera per arrivare persino una ambulanza da fuori! Rassicuriamo tutti e spieghiamo il motivo della nostra presenza, un bel caffè un panino e ripartiamo. Il nostro potente mezzo ha dovuto fare una parte della salita in prima. Vero è che la salita è quella dove a ferragosto fanno la cronoscalata “le svolte di Popoli”, ma l’ ambulanza è buona per le feste del paese e per scortare la gente che va in pellegrinaggio al Divino Amore da Ardea, paese da cui proviene. Serve in realtà per far contento il sindaco per far vedere che ha fatto qualcosa. Vale per il sindaco di Ardea come quelli di altri comuni.

Arriviamo al campo e scopriamo che il Lazio sta smontando tutto. Tra l’altro qualcuno ha rubato un pacco di fratini della protezione civile di Battipaglia, tenteranno poi di usarli come lasciapassare per furti  nelle case.  A pochi chilometri da li c’è il comune di Fossa che non è ancora stato raggiunto da soccorsi, era semplicemente stato scordato. Tra l’altro pure difficile da raggiungere perchè di lato sinistro del fiume Aterno, la strada nazionale a destra. Il ponte principale naturalmente crollato, una chiesa su una delle poche vie di accesso pericolante. Arriviamo alle 16.00, solita trafila. Riunione con il sindaco, che ci ringrazia vivamente per la nostra presenza, medico anche lui, ma al momento con molte altre cose da fare. Abitanti da assistere 650, praticamente tutto il paese perchè oltre ai crolli delle case c’erano stati dei crolli di enormi massi dalle rocce che lo sovrastavano. Tutto chiuso e presidiato dalle forze dell’ ordine, impossibile entrare e probabilmente anche uscirne sani. Comunque si erano già organizzati in qualche modo, farmacista e dentista a disposizione degli abitanti, avevano una infermeria al campo sportivo. Erano attivi ininterrottamente dalla mattina del sisma. Abbiamo montato le tende per noi e per gli abitanti. Naturalmente il tir con le tende è arrivato alle 22.00 e si è incastrato all’ingresso, disagevole, del campo. Lo abbiamo dovuto scaricare a mano e sollevare con un trattore-ruspa-con braccio elevatore. Ovviamente bloccando per un’ ora una delle poche strade libere. In tutto questo frangente alle 19.00 una bella scossa ci ha fatto crollare bene in vista alcune case del paese che avevamo di fronte a meno di 1 km, quattro o cinque nuvole di polvere annunciavano la fine delle stesse. E’ servita per tenere su il morale. In ogni caso riusciamo a far mangiare tutti ed a montare tutte le tende. Non è arrivato il camion con i lettini e materassi, per gli abitanti si prospetta un’altra notte di disagi.  All’ infermeria c’è molto da fare, bambini con febbre, persone con la pressione schizzata, grazie anche all’ ultima scossa.