COMMENTO/ QUANDO LA TRAGEDIA PUO’ AIUTARE/La “normalità” col senno di poi

Marcello Cristo

Qualche settimana fa, questo giornale ha pubblicato una mia intervista a Maria Rita D’Orsogna, docente di Matematica Applicata alla California State University di Northridge.
La professoressa D’Orsogna sta conducendo da tempo un battaglia mediatica e legale contro i piani dell’Ente Nazionale Idrocarburi per un massiccio programma di sfruttamento petrolifero sull’intero territorio regionale dell’Abbruzzo.

Come emerge dall’intervista, la “petrolizzazione” dell’Abbruzzo prevede la costruzione di imponenti impianti di raffinazione del greggio e di pozzi di estrazione sia sulla terraferma che su apposite piattaforme marine, spesso situate a pochissima distanza dalla costa.
Una delle ragioni per cui questo progetto ha suscitato tanta perplessità tra le popolazioni dei comuni interessati è l’impatto ambientale di questi impianti che, in condizioni normali, producono una gran quantità di scorie inquinanti in grado provocare danni molto seri all’ambiente e alla salute delle persone.

Oggi, alla luce del disastroso terremoto che ha raso al suolo una parte cospicua del capoluogo abbruzzese e molte delle comunità circostanti, è legittimo chiedersi che cosa sarebbe accaduto se questo progetto fosse stato già realizzato e soprattutto cosa accadrà adesso.
E’ auspicabile che, malgrado la gravità attuale della tragedia, esista la possibilità che il dramma delle quasi trecento persone che hanno perso la vita a L’Aquila e in provincia, possa acquistare un senso scongiurando possibili e, potenzialmente più gravi, disastri prossimi venturi.

E’ interessante notare come, in condizioni ordinarie, “normali”, idée, progetti, proposte di legge vengano discusse e dibattute (come è giusto che sia) dalle varie parti sociali con argomentazioni vigorose e, a volte, apparentemente sensate. Ma poi, il ciclo della normalità viene interrotto da eventi “extra-ordinari” (anche se prevedibilissimi) e, all’improvviso, la follia e l’insensatezza di alcune di queste proposte appare in tutta la sua evidenza.

Qui in America, ad esempio, per mesi l’amministrazione repubblicana di Bush si è battuta con le unghie e con i denti per la privatizzazione del Social Security, il programma pensionistico pubblico, con l’obiettivo di affidare la gestione di questi fondi a Wall Street. Alla luce di ciò che è accaduto negli ultimi mesi nell’ambito economico e finanziario americano, provate ad immaginare che cosa sarebbe successo se il progetto Bush fosse andato in porto.

Più di recente, il governo italiano ha annunciato tutta un serie di misure e di iniziative che avrebbero come scopo la rivitalizzazione a breve termine dell’economia e la pianificazione a lungo termine delle politiche energetiche italiane, come sta avvenendo anche qui in America dopo il cambio della guardia alla Casa Bianca. La differenza è che mentre in America, si parla ad esempio, di ottimizzazione ambientale nell’edilizia, in Italia, il governo Berlusconi rilancia e, con il suo piano casa, propone una spettacolare espansione del patrimonio immobiliare italiano.

In questa prospettiva quindi si può dire che nel paese dei condoni continui, degli scempi edilizi, della cementificazione selvaggia gestita dalla criminalità organizzata, della sabbia mischiata al cemento, e delle amministrazioni locali in vendita al miglior offerente, il terremoto abruzzese presentandosi alla vigilia di questo decreto (e magari contribuendo a metterlo in soffitta) in futuro potrebbe, paradossalmente salvare delle vite.Nell’ambito della pianificazione energetica, mentre in America si parla finalmente di riduzione dei consumi e di fonti alternative il Cavaliere sembra cercare la sua ispirazione non più oltre-atlantico, ma ad oriente, verso la Russia dell’amico Putin con il quale sembra avere una maggiore sintonia.

I recenti accordi tra l’ENI e la russa Gazprom sanciscono l’impegno dell’Italia ad incentrare nel lungo termine, le sue scelte energetiche sul petrolio e sulle fonti non rinnovabili. Ma niente paura! Il Cavaliere diversifica e, in aggiunta al petrolio russo ha pronta anche la scelta alternativa: il nucleare francese. Quattro centrali entro il 2020 perché, malgrado il fatto che costruire centrali nucleari in una delle zone geologicamente più instabili del mondo sembrerebbe una follia, come dice il ministro Scajola “si tratta di una scelta obbligata…”.

Lunedi mattina, anche i soccorritori giunti all’Aquila da tutta Italia si sono ritrovati a dover fare una scelta obbligata: quella di trasportare le vittime ad un’altro ospedale perché quello di San Salvatore, nel capoluogo abbruzzese era crollato malgrado fosse stato costruito solo vent’anni prima e progettato come struttura d’emergenza in una zona altamente sismica.