MUSICA LIRICA/Belcanto d’altri tempi

Franco Borrelli

Vengono queste voci se non proprio dalla notte dei tempi, almeno da quella del secolo scorso; e con sé portano il fascino di un’epoca che davvero sembra lontana secoli, eppure è solo di cinquanta-cento anni fa. E’ l’età dei "piattoni", quei giganteschi 78 giri che sempre più pochi ricordano, e che fanno ormai parte integrante della "preistoria" (sia detto con simpatia e affetto) del belcanto e della musica in genere. Voci leggendarie, quindi, sepolte negli androni scuri degli archivi, che ritornano alla luce grazie all’amore ed alla paziente tenacia tecnologica che le ripulisce dalla polvere accumulatasi su di esse e ne minimizza, con azione certosina, i fruscìi degli anni, segno di una registrazione ancora ai primi passi.

Riecco riemergere quindi, tra la folla di artisti - alcuni dei quali finiti poi, purtroppo e immeritatamente nell’anonimato -, (in parentesi gli anni delle incisioni) Adelina Patti (1906), Emma Albani (1904), Geraldine Farrar (1904), Mattia Battistini (1911), Antonio Scotti (1905), Titta Ruffo (1907), Francesco Tamagno (1903), Enrico Caruso (1902), Gemma Bellincioni (1903), Luisa Tetrazzini (1909), Claudia Muzio (1921), Beniamino Gigli (1918), Giovanni Martinelli (1915), Rosa Ponselle (1923), Maria Cebotari (1932), Giannina Arangi-Lombardi (1934), Licia Albanese (1940), Toti dal Monte (1927), Tito Schipa (1934), Giacomo Lauri-Volpi (1934), etc. etc.; e questo solo per citarne solo alcuni.

Quante, di queste voci, le abbiamo mai prima ascoltate? E quanti, di questi nomi, li abbiamo davvero conosciuti? Se si eccettuano Caruso, Gigli, Schipa, Ponselle, Albanese, Tamagno, e qualche altro, a quanti continua ad arridere la fama e il ricordo degli amanti del belcanto? Eppure si resta ammutoliti per le decine e decine di voci, per un totale di circa tredici ore d’ascolto, riunite in una stupenda e storicamente impeccabile silloge di dieci Cd che la EMI Classics ha raccolto in cofanetto in «The Record of Singing» ["The Very Best of Volumes 1-4: From 1899 to 1952, the end of the78 era" recita il sottotitolo]. Mancano le parole per sottolineare degnamente quanto opera siffatta meriti attenzione ed ascolto religioso. Nell’era del Cd e del BlueRay Dvd mancano anche i mezzi tecnici (ammesso che si sia fortunati nel trovarli presso qualche antiquario o in qualche museo) per poter ascoltare questi "lastroni" di dischi direttamente attraverso il disco originale.

Quest’antologia davvero preziosa, perciò, non è soltanto la cronaca dell’evoluzione lirica della voce ma anche la storia di un progresso tecnologico che riesce sempre più con gli anni a dar giustizia alla bellezza e al colore delle voci. Queste passano infatti, pian piano, dall’appiattimento quasi freddo e diretto delle incisioni dell’inizio del XX secolo a una quasi rotondità che si avverte, mettiamo, con l’ultimo disco della raccolta, quello dedicato alla "Italian School". Abbiamo qui, infatti, registrazioni fatte intorno alla metà del secolo con, su tutte, quelle di Ferruccio Tagliavini (1947), Giuseppe di Stefano (1947), Mario del Monaco (1951), Gino Bechi (1949), Giulietta Simionato (1951), Fedora Barbieri (1949), Ebe Stignani (1941) e Giampiero Malaspina (1948); ed esse cominciano infatti a rendere meglio anche il binomio artista-orchestra che nelle precedenti era ancora allo stato rudimentale ed essenziale. Si passa infatti dall’accompagnamento iniziale solo di un pianoforte all’ausilio di orchestre via via più numerose in quanto a componenti, e capaci perciò di dare più piena misura dell’intensità e dell’importanza della sottolineatura strumentale di arie, duetti, cabalette, eccetera [Bellini, Mozart, Gluck, Verdi, Puccini, Bizet, Massenet, Donizetti, Cilea, Giordano, Mascagni, Leoncavallo, Tchaikovsky, Boito, Wagner, etc.; tutti, praticamente].

Aggiungere che, in pratica, si ha qui l’opportunità di rivisitare tutto il repertorio operistico europeo (con l’italiano a farla da gran dominatore - e non è detto per puro campanilismo), sembra a questo punto del tutto lapalissiano. E anche ciò è di notevole importanza in quanto si ha modo di confrontare stili ed ispirazioni e, insieme, di cogliere quanto nel tempo siano andate poi evolvendosi la lettura e l’interpretazione. Per rafforzare quanto detto, schematicamente, riportiamo qui di seguito i "capitoli" in cui è suddivisa questa storia della lirica: "The Castrato Voice", "The Old School", "English-Speaking Singers", "The French", "The Emergence of Verismo", "Wagner and the German Style", "Singers of Imperial Russia", "Russian Revolution", "The French Tradition in Decline", "The Heyday of Verismo", "Singers from the English-Speaking World", "The German Style in Evolution", "The German School", "The Anglo-American School", "The East European/Slavic School", "The Russian and Slavonic Schools" e il gran finale con il già citato "The Italian School". Tutto meticolosamente riportato, niente davvero lasciato nel dimenticatoio, incredibili e piacevoli voci (a decine di decine) e maestri (fin qui non ricordati) che han fatto storia sul podio (eccone qualche nome: Piero Coppola, Carlo Sabajno, Josef Pasternak, Sir John Barbirolli, Lorenzo Molajoli, Giuseppe Antonicelli, Herbert von Karajan, Alberto Erede e Angelo Quadri). Vi sono anche "illustri" accompagnatori al piano come, fra i tanti, certi Francesco Cilea e Benjamin Britten.

Elencazioni di nomi forse fredde e scolastiche; certo, senza dubbio, ma non si può evitarle. Sono esse però, infatti, a dar spessore e valore a un’antologia siffatta. Tra le "chicche" più sorprendenti? Pagine in francese, ad esempio, dell’«Aida» (Félia Litvinne, 1905), in tedesco della «Lucia di Lammermoor» (Frieda Hempel, 1907) e del «Rigoletto» (Selma Kurz, 1905). In quegli anni s’usava, si sa, la lingua del paese dove ci si esibiva, non quella originale del compositore. Altri tempi, altra poesia, altre... curiosità.

La prima metà del secolo XX quindi, liricamente e in gran pompa, "servita", rivisitata, registrata e riascoltata in questo set EMI. Quattro volumi essenziali riassunti in quest’imponente silloge belcantistica. Alla seconda metà del secolo, fino ai giorni nostri, rende giustizia poi il quinto volume di questa storia dell’opera mondiale. Ma di questa seconda parte, pure in un set di altri dieci album, parleremo fra qualche settimana.