SPECIALE/CONFERENZE/I perché della nostra “Denuncia”

Valeria G. Castelli, Alessandra Montalbano e Jonathan Mullins

"Denuncia: Speaking Up in Modern Italy" è il titolo del convegno che noi dottorandi del dipartimento di Italian Studies della New York University, diretto dalla professoressa Ruth Ben-Ghiat, abbiamo organizzato il 27 e 28 marzo 2009. La nostra intenzione è stata quella di occuparci principalmente dell’Italia moderna e soprattutto di quella contemporanea. L’idea del tema del convegno ci si è presentata nelle pagine di Gomorra, in cui Roberto Saviano racconta il suo viaggio alla tomba di Pier Paolo Pasolini in cerca di coraggio per denunciare la situazione sociale e politica di cui è testimone. Sentendosi così meno solo, Saviano inizia a dar voce alla sua rabbia e articola l’"io so" del suo tempo, riprendendo lo stesso "io so" con cui Pasolini aveva espresso la sua denuncia nell’articolo pubblicato nel Corriere della Sera il 14 novembre del 1974.

Ci siamo chiesti che cosa volesse dire questa scelta degli autori e abbiamo pensato si trattasse di una forma retorica che intende contrapporre la conoscenza individuale dell’esperienza vissuta all’ignoranza sociale frutto dell’indifferenza. L’"io so" posiziona chi lo afferma in una relazione antagonista rispetto all’ordine stabilito, implica perciò l’esistenza di un silenzio che deve essere rotto, di un’omertà che va affrontata e di una censura che non deve intimidire. Il luogo dell’incontro tra Saviano e Pasolini è chiaramente simbolico, immagine della minaccia di morte che si è di fatto concretizzata per entrambi e dunque del pericolo che il parlare può portare con sé. Partendo da queste considerazioni, abbiamo notato che spesso in Italia l’impossibilità di aprire un dibattito sulla realtà politico-sociale del paese comporta uno "Speaking Up" da parte di singoli o gruppi che denunciano lo status quo.

 Per questo il nostro obiettivo è stato esplorare i registri, i protagonisti e le forme della denuncia e di vederne le possibili conseguenze. Aprire l’accademia come luogo di conoscenza all’analisi critica di voci di protesta è stato per noi il fine del convegno. Non si è trattato solo di un motivo di dibattito accademico ma di un momento per mettere in discussione il ruolo dell’intellettuale fuori e dentro le mura delle università. Perciò abbiamo voluto invitare il professor Paul Ginsborg come keynote speaker, in quanto rappresenta non solo uno dei massimi studiosi di storia contemporanea italiana ed europea, ma anche una figura attiva d’intellettuale impegnato sul piano civile. Il convegno è stato reso possibile grazie ai fondi messi a disposizione dai dipartimenti di Italian Studies e History della New York University, dal Dean of the Graduate School of Arts and Science e dal Graduate Student Council di NYU e infine dalla Casa Italiana Zerilli-Marimò.

Nei tre mesi che hanno preceduto il convegno, abbiamo organizzato una rassegna di documentari sull’Italia contemporanea: Lo stato di eccezione. Processo a Monte Sole 62 anni dopo, di Germano Maccioni, presentato in occasione del "Giorno della Memoria" 2009; Improvvisamente l’inverno scorso, di Luca Ragazzi e Gustav Hofer, sulla controversa proposta di legge dei DiCo; Viva Zapatero!, di Sabina Guzzanti, sul problema della censura in Italia. Abbiamo inoltre creato un blog (http://nyudenuncia.wordpress.com/) per condividere con un pubblico più ampio non solo gli eventi dai noi organizzati, ma soprattutto riflessioni sul tema della denuncia, incoraggiando così un dibattito che vogliamo continui anche in futuro. Gli interventi dei partecipanti al convegno, ricercatori arrivati non solo dagli Stati Uniti ma anche dall’Italia, dall’Inghilterra e dall’Australia, sono stati di alta qualità e hanno generato interessanti discussioni alla fine di ogni sessione.

La prima giornata si è aperta con uno spazio dedicato al giornalismo di denuncia di Jessie White Mario nella seconda metà dell’Ottocento (Laura Bresciani), a quello di Antonio Cederna, denunciatore della depredazione delle città italiane nel dopoguerra (Bruno Bonomo), e per finire al giornalismo di Marco Travaglio nell’era berlusconiana (Maiko Favaro). L’analisi del film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì (Maria Elena D’Amelio), dell’opera teatrale L’onorevole di Leonardo Sciascia (Paola Staboli), e di alcuni film del neorealismo (Inga Pierson) hanno permesso di affrontare il ruolo della commedia e della tragedia come lenti per interpretare la realtà sociale e politica italiana. È stata inoltre dedicata un’intera sessione alle problematiche relative alla memoria degli anni settanta nei racconti dei terroristi pentiti (Tristan Kirvin), così come nel trasferimento dei modelli di protesta nella Bologna di Cofferati (Andrea Hajek).

La memoria è stata vista come forma di denuncia nel ricordo vivo delle vittime delle stragi e del terrorismo (Benedetta Tobagi) e nella rappresentazione cinematografica delle figure di Peppino Impastato e Placido Rizzotto (Camilla Zamboni). Durante la seconda giornata, si è parlato delle dinamiche di protesta sul territorio italiano, a partire dal G8 di Genova del 2001 (Luana Ciavola), al recente documentario Biùtiful cauntri sul problema dello smaltimento illegale dei rifiuti a Napoli (Kim Ziegler) e ai film di denuncia come I cento passi di Tullio Giordana (Dominic Holdaway). Si è affrontato il tema dell’immigrazione clandestina attraverso le drammatiche testimonianze di prostitute nigeriane (Cristiana Giordano), il problema della difficile convivenza tra italiani ed immigrati nella Roma multietnica descritta dallo scrittore Amara Lakhous (Valerie McGuire), la violenza contro le donne in alcuni testi di Dacia Maraini (Alex Standen). Sono stati infine presi in considerazione possibili modelli narrativi di "resistenza" presenti e passati, come Gomorra di Saviano e l’antologia Il corpo e il sangue di altri (Raffaello Palumbo-Mosca), e le Favole della dittatura di Leonardo Sciascia (Elisabeth Fay), concludendo con un’analisi del ruolo degli "stand-up comedians", in particolare Sabina Guzzanti (Claire Watters).

Grazie all’entusiasmo di tutti i partecipanti e al prezioso intervento di Paul Ginsborg resta in noi una grande soddisfazione per il lavoro svolto, la bellezza di queste giornate speciali e l’energia per riprendere le nostre ricerche in modo più consapevole sia a livello intellettuale che a livello civico.