PUNTO DI VISTA/Obama e i becchini

Toni De Santoli

Non lo ammettono, ma a loro fa paura. Ora che è tempo di G8… G10… G20 (!), fa ancor più paura il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama. Il capo della Casa Bianca riceve complimenti, attestati di simpatia, perfino adulazione. Negli schieramenti politici italiani, che definiremmo forma di involontario neo-avanspettacolo, si fa quasi a gara nell’accreditare Obama di straordinarie qualità come uomo, come americano, come capo di Stato. E’ la solita iperbole italica contro la quale, attraverso le epoche, nulla hanno potuto oscuri, ma valenti professori di Liceo e di Università; pensatori, sociologi, drammaturghi, scrittori del calibro di Pareto, Prezzolini, Papini, Pirandello, Longanesi, Malaparte; e nonni e nonne del tempo che fu, gente con la testa sulle spalle, eppur provvista di un certo afflato idealistico.

Eppure (questa, almeno, la nostra impressione) alla classe politica italiana (ma non solo italiana) Obama mette i brividi. Brividi, sì, inconfessati… Con la sola eccezione del radicalismo di sinistra, si vorrebbe che quest’uomo la Casa Bianca non l’avesse mai conquistata. Obama del resto non è certo tipo da "business as usual"… Obama esprime concetti di una "abrasiveness" perfino più incisiva di quella che contraddistinse i mandati presidenziali di John F. Kennedy e Franklin D. Roosevelt. Obama (almeno secondo il nostro punto di vista) pone addirittura in discussione i fondamenti del capitalismo e soprattutto del neo-capitalismo che da quindici o vent’anni a questa parte prende a calci il cittadino "qualsiasi", inganna, esapera e avvilisce il cittadino "qualsiasi", fa terra bruciata intorno al cittadino "qualsiasi". Obama è convinto che la sola speranza per l’Occidente, se l’Occidente vuole davvero tornare agli equilibri politici e alla solidità economica e sociale d’una volta, risieda in un ritorno all’antico, risieda nel superamento della grottesca "sbornia" cui dette avvio Ronald Reagan fra il 1980 e il 1981. Risieda nel controllo rigoroso (meglio ancora se asfissiante!) del sistema capitalistico e, in particolare, delle banche, degli istituti finanziari, delle forze insite nell’azione, spesso asociale e distruttiva, della Borsa…

Obama non ha tempo per il "nonsense". Ma il "nonsense" è il "fattore" che domina l’Italia come a noi essa si presenta da almeno una ventina d’anni e, in forma ancor più diffusa e accentuata, dalla radiosa vittoria elettorale del centro-destra un anno fa. Obama mette insomma molta carne al fuoco. Parla di nazionalizzazioni, lui, il leader di una nazione la cui fibra – per via di un preciso Dna - soffre con spasmi e convulsioni la sola idea di "nazionalizzazione"! Obama indica un rigore senza il quale non vi sarà scampo. Senza il quale l’Occidente decreterà la propria stessa fine, plaudendo ad essa perché ormai obnubliato da se stesso. Ubriacato dalla sua stessa sete, appunto asociale, di guadagni, ricavi, incassi… Il capo della Casa Bianca indica i fini, indica i mezzi. E’, appunto, assertore di uno strappo senza il quale il corpo malato dell’Occidente rotolerà nella fossa che esso stesso già ha scavato per sé… E’ assertore di un pensiero morale, politico, sociale, che non ammette indecisioni, non ammette tentennamenti, non ammette la benché minima forma di pigrizia mentale; non tollera il bluff, la retorica, il gioco delle parti, la finzione, che costituiscono invece la base sulla quale si muove con patetica goffaggine - e fra intollerabili, manifesti equivoci - il sistema politico italiano, da Berlusconi a Franceschini, da Fini a Casini.

Morale: senza nemmeno volerlo, il capo della Casa Bianca smaschera, o presto smaschererà, i Berlusconi, i Sarkozy, le Merkel. Obama è l’uomo che agisce. E che rischia, poiché in America, giustamente, si rischia sempre. Si rischia soprattutto l’ignominia, dalla quale è poi difficile, se non impossibile, riscattarsi. I tutt’altro che sinceri adulatori di Barack Obama non hanno invece nessuna voglia di rischiare (gliel’hanno insegnato mammà e le zie a non rischiare mai…). Sono loro i personaggi del "business as usual"… Sono loro i guerrieri "finti"… "Guerrieri" dei quali nulla resterà nella Storia. "Guerrieri" dai quali il cittadino che a essi dà credito e fiducia, nulla poi riceverà, se non patemi, ansie, disillusione. Eccoli i becchini dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente. Di fronte, nella loro neghittosità, a un grande americano.