Il rimpatriato

Lo statista dell'apparire

Franco Pantarelli

Penultimo episodio. I giornali di Silvio Berlusconi gridano alla "mancanza di sicurezza", la gente ci crede, la cosa "monta" e il governo di Berlusconi decreta la discesa dei militarti delle strade: non servono a nulla e non acchiappano neanche un ladro di polli, ma davanti alle telecamere fanno una gran bella figura. Ultimo episodio. I giornali di Berlusconi insistono: la gente non è protetta, i delinquenti dilagano nelle strade, nessuno ci difende, di nuovo la cosa "monta" ed ecco le nuove misure riguardanti la sicurezza che istituiscono addirittura le "ronde", cioè le bande di ragazzotti che si incaricano di cacciare dalle strade i potenziali delinquenti, intesi come individui scuri di pelle, poco padroni della lingua italiana (ma anche i ragazzotti non è che siano dei fini dicitori) e vestiti alla maniera dei poveri.

Al momento dell’approvazione delle nuove norme Berlusconi in persona commenta che in effetti lui sa benissimo che la delinquenza in Italia, secondo le statistiche, non sta aumentando ed anzi sta diminuendo, ma di fronte ai "titoli dei giornali" di quest’ultimo periodo che hanno tanto spaventato i cittadini, "qualcosa" doveva essere fatto. Sembrava una specie di confessione, una botta di sincerità (alquanto sorprendente da uno che pratica la bugia come la gente normale pratica la respirazione), visto che in fondo ciò che stava dicendo era che l’allarme delinquenza e le ronde messe nelle strade erano di fatto niente altro che una buffonata o quasi. Ma non c’era nessun pentimento nelle sue parole ed anzi c’era il vanto per il fatto che la legge che era stata appena approvata dalla "sua" maggioranza era in realtà una sorta di rappresentazione plastica della sua "filosofia": quella della differenza fra l’essere e l’apparire, con il primo che ha un valore molto vicino allo zero mentre il secondo è la vera essenza del vivere.

Niente di nuovo, naturalmente. Che la qualità principale di Berlusconi sia quella di saper magistralmente vendere fumo è ormai un concetto tanto acquisito che in pratica non c’è un politico italiano, alleato o avversario di Berlusconi, che non cerchi disperatamente di imitarlo. Ma osservando lo svolgimento della riunione del G20 a Londra ci si rende conto che quella filosofia berlusconiana è capace di svettata ad altezze che hanno quasi del sublime. Qual’era, infatti, il suo obiettivo? Quello di sempre: accreditarsi come uno "statista" in vista della salita al Quirinale. La realtà dell’incontro di Londra però era stata per lui alquanto ingrata.

Di tutti i rappresentanti dei Paesi appartenenti al G8, per esempio, lui era stato l’unico a non avere avuto un incontro a quattr’occhi con BaraCk Obama ("Non l’ho chiesto, non serviva", ha detto ricordando a tutti i presenti la favola della volpe e l’uva); la sua offerta di "mediare" fra Stati Uniti e Russia per far sì che dialoghino sempre meglio era caduta nel vuoto perché Obama e Medvedev possono benissimo parlare l’uno con l’altro direttamente; e quanto al vertice in sé, non c’era stata traccia né di uno speciale contributo dato dall’Italia alla discussione, né di qualche incontro bilaterale (oltre a mancare quello con Obama) di una certa importanza. Che fare, di fronte a una realtà così triste? Quello che sa fare meglio: fingere.

Così, eccolo tendere una specie di buffo "agguato" ai presidenti americano e russo intenti a farsi fotografare insieme, inserendosi alle loro spalle e sorridendo disperatamente in direzione dei fotografi, i quali naturalmente hanno ceduto al riflesso pavloviano che lui, del resto, conosce benissimo.

Conclusione: idee forti, zero; incontri politici importanti, zero; mediazioni USA-Russia, zero, ma la foto fra Obama e Medvedev è stata pubblicata dalla gran parte dei giornali, non solo italiani. Che statista, ragazzi!