Libera

L’asino e la regina

Elisabetta De Dominis

Gianfranco Fini una settimana fa ha detto no ad uno stato etico e Berlusconi si è premurato di tranquillizzarlo da Londra dimostrando che ignora l’etichetta. Non che l’etichetta derivi dall’etica, ma talvolta la forma denota la sostanza. Se mangi con le mani, per esempio, mentre tutti si servono di coltello e forchetta, è lampante che tu sia un cafone. E la tua cafonaggine è sostanziale, ti identifica.

Mutatis mutandis, il Nostro in trasferta al G20 è riuscito ad imbarazzare gli italiani quando, chiamando a squarciagola Obama, ha creduto come Pierino di beffare la maestra. Non rispettando il cerimoniale della regina Elisabetta, ha fatto in sostanza la parte dell’asino. E’ riuscito a fare di se stesso una barzelletta vivente. Invece di comportarsi bene che forse avrebbe potuto entrare nella grazie di sua maestà e salire di grado, chessò, da cavaliere a baronetto e avere finalmente le palle sulla testa. Quelle di una corona intendo. Perché anche se la comica Luciana Littizzetto lo chiama "sire nostro che sei in the sky", seriamente parlando saremmo tutti lieti che si nobilitasse un po’. Considerando, appunto, che ci rappresenta.

Penso che il Nostro soffra della "sindrome di Siddharta", nel senso che come il principe indiano ha voluto fare più esperienze di vita possibili. Solo che, invece di farne una per volta in modo da fare un percorso verso la perfezione, passa continuamente da una all’altra perché vuole essere contemporaneamente tutto: giovane e vecchio, amante e marito, operaio e capo di stato, cavaliere e Pierino… Certo la divinità non conosce la successione temporale ed è già perfetta, ma allora ha sbagliato di incarnarsi in quest’epoca. Sarebbe stato un perfetto Ramsete II, il faraone con tante mogli che delle sconfitte faceva sempre una vittoria. Magari ne è una reincarnazione…

Ma tornando alla questione etica, cosa ha voluto dire Fini quando ha detto che la legge sul biotestamento era una legge da stato etico, non laico? Anche lui ha confuso, come sostenevo la settimana scorsa, l’etica con la religione. Infatti il segretario della Cei, il vescovo Mariano Crociata, si è premunito di sottolineare che la Chiesa non intende sostituirsi allo Stato… No, solo influenzare i suoi uomini di governo.

Presso i popoli antichi la morale era incorporata alla religione, perché era questa che dettava le regole di vita, essendo il re un’incarnazione di una determinata divinità in terra. E’ stato Socrate a fondare un’etica autonoma e a collocarla nella nostra coscienza. E’ la sovranità dell’intelletto e della ragione che determina la nascita dell’individuo come espressione di una personalità unica.

Secondo il filosofo Hegel, invece, l’eticità può realizzarsi soltanto in istituzioni concrete in cui si crea un’autorità super individuale, la Legge, una norma immanente, un ethos, che determina le azioni di ciascuno, lo spirito di un popolo: in esso l’individuo trova le radici profonde della propria libertà. Uno stato che, più che etico, può dirsi giuridico e sociale (come è stato lo stato tedesco sotto Hitler). Ora se Berlusca incarna questa autorità, riesce anche a convincere il suo popolo che è libero. Ahi, noi! Cambiare la Costituzione in modo da avere più poteri, sarà allora per lui un gioco da ragazzi.

Così mentre il Nostro fa dello spirito facendo il Pierino, ci distrae dal suo disegno di calarsi in noi come un novello spirito santo. Uno spirito che ci porta la libertà pensando per tutti. Infatti ha già conquistato sciami di italiani poveri di spirito e bisognosi di ricche sistemazioni dentro e intorno al governo. Noi, il popolo indistinto, dovremo preoccuparci soltanto di lavorare e pagare le tasse. Che di certo non diminuiranno come aveva promesso in campagna elettorale. Anche la crisi è stata per il premier una manna scesa dal cielo. E poi dubitiamo ancora che non abbia qualche parentela lassù?