Visti da New York

Il Cavaliere “acchiapponico”

Stefano Vaccara

Bene o male purché se ne parli. Questa frase è stata erroneamente attribuita a Mussolini quando invece è dello scrittore inglese Oscar Wilde. Ma si pensa al capo del fascismo italiano perché tra i leader della prima metà del Ventesimo secolo, egli fu maestro assoluto nel riuscire a porsi al centro dell’attenzione internazionale anche quando, per il reale peso dell’Italia, non lo avrebbe meritato.

Così "bene o male purché se ne parli" viene anche in mente assistendo alla performance del primo ministro italiano Silvio Berlusconi durante il G20 di Londra e il susseguente vertice Nato per i sessant’anni dell’Alleanza. Leggendo le notizie, anzi alla vista di fotografie o immagini trasmesse su youtube, il circolo dei maggiori media mondiali si è divertito a sottolineare le "gaffe" del premier italiano, descritto come un irreprensibile cafone o clown, incapace di contenersi. Berlusconi farebbe cioè far fare "brutta figura" proprio al paese che avrebbe l’ossessione contraria, dove l’apparire sovrasta sempre la sostanza, come se il capo del governo italiano avrebbe deciso di sacrificare alla sua incontinenza caratteriale l’interesse nazionale dell’Italia di far "bella figura".

Pensiamo invece, dopo quindici anni di simili performance del Cavaliere nello scenario internazionale (ricordate le "corna" sopra la testa di un ministro spagnolo?), ecco siamo convinti che le sue non siano affatto gaffe incontrollabili. Ormai sospettiamo che questi episodi siano un "rischio calcolato" di chi fa politica seguendo lo stesso metodo di coloro che devono saper vendere uno show televisivo: bene o male, che sia di qualità o spazzatura, ben scritto o volgare, l’importante è non essere ignorati, non essere lasciati ai margini della scena. Lo scopo è quello di mantenere desta l’attenzione del pubblico verso il programma preferito, dove il loro protagonista sta sempre al centro del palcoscenico. Così in politica. Berlusconi per il suo "pubblico-elettore" può essere solo il leader carismatico che sta sempre al centro, e così anche quando magari il peso politico-economico-strategico del paese che egli rappresenta in un vertice internazionale potrebbe determinare una posizione più marginale - se non addirittura da comparsa – ecco che spunta il suo colpo di genio.

Nell’episodio della foto di Londra, che poi avrebbe scaturito i rimbrotti della regina Elisabetta del "ma perché deve urlare così", in realtà non c’era una gaffe ma il geniale leader "maleducato" ha fatto sì di capovolgere in suo favore una situazione poco appariscente per l’Italia, almeno per quella che serviva al suo capo del governo. Infatti senza quella "gaffe" del Cavaliere, sarebbe solo apparsa una foto del G20 dove il premier italiano era una delle teste meno visibili, lasciate in ultima fila, quasi una comparsa. Il suo provvidenziale schiamazzo "Mr. Obamaaaa", costringeva il divertito e forse imbarazzato presidente americano a prestarsi ad ulteriori foto con un Berlusconi "trionfante" tra Obama e Medvedev, ed ecco che lo sguardo "acchiapponico" questo sì del premier italiano ora si ritrova sulle pagine e i siti di mezzo mondo. Bene o male, anche ridendo se volete, ma purché si scriva o si nomini Berlusconi che altrimenti sarebbe dimenticato. Sempre a Londra, ad una successiva foto di gruppo, che fa Berlusconi? Questa volta non si presenta ed è molto più notato se invece ci fosse stato, tanto che il Presidente Obama viene immortalato su un video – anche questo che gira su Youtube- in cui dice: "But where is Berlusconi?"

Ed ecco un ulteriore capolavoro di marketing della comunicazione, che fa storcere la bocca ad intellettuali sofisticati, ma che è una vera e propria "fabbrica del consenso" almeno per l’uomo politico infallibile nell’assecondare le aspettative del proprio elettorato. Al vertice Nato, mentre ospite del cancelliere tedesco Merkel che accoglie i leader alleati per la cerimonia con foto, il nostro premier italiano esce dalla macchina "impegnato" in una importante conversazione telefonica con il collega turco Erdogan e fa in modo, con un’altra pseudo "gaffe", in realtà di risultare ancora una volta al centro del palcoscenico mondiale. Se non di fatto per gli altri leader, sicuramente per i media che di nuovo, bene o male, parleranno di questa sua conversazione con il premier turco, con lui che potrà dire in conferenza stampa: Gaffe con la Merkel? Ma in quel momento riuscivo a sbloccare la trattativa con i turchi per la nomina del danese Rasmussen... Vero? Verosimile? Bene o male, alla fine finché si parla dell’"acchiapponico" Cavaliere, vince sempre lui.