SPECIALE/CONCERTI/Rava, promessa mantenuta

Laura Caparrotti

L'anno scorso, a Febbraio, in occasione dela pubblicazione del CD di Enrico Rava e Stefano Bollani, "The Third Man", abbiamo intervistato i due artisti e a fine articolo, abbiamo presentato la serie di concerti a cui il duo avrebbe partecipato nel famoso locale jazz Birdland. Alcuni di quei concerti vedevano una formazione a cinque: Enrico Rava alla tromba, Stefano Bollani al piano, Paul Motian alla batteria, Mark Turner al sax tenore e Larry Granadier al contrabbasso. Proprio in occasione di quella chiacchierata, Rava ci aveva anticipato la registrazione, con questa formazione a cinque di un cd tutto newyorkese edito anche in questo caso dalla ECM.

Ebbene, il CD è uscito il 27 gennaio negli Stati Uniti e in questi giorni ha raggiunto, o per meglio dire è tornato, al Birdland. Stessa formazione per un concerto che ha chiuso un tour celebrativo che ha toccato Spagna, Germania, Svizzera e naturalmente Italia.

Presentando il suo nuovo cd, Rava racconta di essere un grande ammiratore di Duke Ellington: "È per questo che scrivo sempre per le persone che suonano con me e in questo caso ho pensato al suono che sarebbe venuto fuori suonando con questi musicisti." Aggiunge però che da un altro gigante Miles Davis, ha imparato a non scrivere troppo, anzi. Infatti, "New York Days" nasce dalla collaborazione stretta di musicisti di cui Rava dice di fidarsi più che di se stesso.

Superfluo è dire che il risultato è superbo, per la musica e per quello che comunica allo spettatore. Come tutti i grandi artisti, fra cui includiamo letterati e filosofi, Enrico Rava accompagna lo spettatore alla scoperta di nuove sensazioni, di nuovi percorsi, che non fanno che allargare lo spettro sensitivo e dunque cognitivo della persona che intraprende il cammino. Queste composizioni, risultato dell’apporto individule di ciascun musicista, costringono chi ascolta ad abbandonare il terreno rassicurante della melodia conosciuta, per seguire le rotture e i dialoghi che avvengono fra gli strumenti. Quello che si prova ascoltando questi pezzi la si potrebbe chiamare epifania musicale. Proprio per l’intensità della esibizione dal vivo, che risente dell’atmosfera del pubblico, da cui prende e a cui tanto da, abbiamo chiesto a Rava e a Bollani come sia possibile registrare e dunque fermare nel tempo, un concerto, un pezzo che è frutto di quel momento, di quelle improvvisazioni, di quelle interazioni fra musicisti. Bollani ci dice che il disco è la fotografia di un tempo. "Si chiama feeling e naturalmente il produttore ti da una mano. Ma noi di solito ci troviamo sempre d’accordo nello scegliere quale esecuzione di un pezzo preferiamo e spesso ne facciamo una sola e va bene quella."

Rava invece ci spiega che "quello che perdi dal punto di vista del pubblico, del rapporto col pubblico lo guadagni nell’ascolto che in sala di registrazione è perfetto essendoci le cuffie. Si riesce dunque a comunicare meglio fra musicisti. Di solito, comunque, suoniamo un pezzo solo una volta e quella va bene."

Come prevedibile, questa non sarà certo l’ultima volta di rava a New York. La città occupa un posto davvero speciale nella vita dell’artista, visto che nel 1967 Rava arrivò qui per suonare con Gato Barbieri e Steve Lacy, rimanendoci poi per sei anni. "Voglio tornare molto più spesso a New York, è una città talmente bella. Piena di tutto. Anche di molte cose da comprare, cosa che rende felice uno come me che ama fare acquisti."

 

"New York Days" (ECM) è disponibile in tutti i negozi di dischi e naturalmente online.