SPECIALE/TEATRO/Quelle storie così familiari

Natasha Lardera

Per anni ho raccontato ad amici e conoscenti storielle sulla mia eccentrica e particolare famiglia," afferma Frank Ingrasciotta, scrittore e attore unico dell’opera Blood Type: Ragu in programmazione al The Actor’s Playhouse, (100 7th Ave South, Manhattan. Fino a quando? Fino a che continueranno a venir numerosi gli spettatori...) "sono aneddoti simpatici legati alle mie esperienze personali. Storie di crescita tra la cultura Italiana e quella Americana. Sono stati questi amici a convincermi di trasformare il tutto in un one-man show. All’inizio ero scettico, pensavo che nessuno potesse essere così interessato alla mia vita e, per motivi personali, mi ero un po’ distaccato dalla cultura italiana. E’ stato il mio ritorno in Sicilia dopo 29 anni di assenza che mi ha dato ispirazione e la spinta a scrivere".

E così Frank Ingrasciotta ha realizzato una divertente e toccante esplorazione della sua crescita in una famiglia che si sta ancora adattando ad una cultura diversa e che in quella dell’Italia trova ancora ideali a cui tornare - appena c’è un problema un aereo li porta "in salvo" nella cara Sicilia,- ma che comunque non si ricatturano mai. Sul palcoscenico Ingrasciotta impersona ben 20 personaggi, ognuno con caratterisctiche diverse, con voce particolare, accento distinto e battute divertenti e crude. Oltre ai membri della sua famiglia, genitori, fratello e sorella, Ingrasciotta interpreta i parenti Siciliani, i vicini di casa, ai quali sono stati dati tanti soprannomi divertenti (es. il gobbo di lana, ovvero il vicino dalla schiena pelosa), la nuova fidanzata del padre, una donna vestita di poliestere che cerca di parlare italiano, e persino una prostituta in un bordello di Las Vegas.

"Ho dovuto imparare a gestire la mia voce e a trasformare il mio corpo per poter ritrarre tutti questi personaggi," spiega il protagonista, "ci vuole un certo vigore e un certo ritmo. Amo definire lo show come un musical, e sto molto attento al suo fluire, perchè deve mantenersi armonioso. Ci lavoro su ogni sera grazie al pubblico, che considero il mio partner più importante. Prendo energia da chi mi sta guardando e mi aggiusto a seconda delle loro esigenze".

Sono infatti nove anni che lo show è in evoluzione e che Ingrasciotta lo presenta in giro. Iniziò come semplice reading al Dixon Place sulla Bowery per poi spostarsi in altre destinazioni, tra le quali il Bronx, Atlantic City e Atlanta. Questa versione è quella più matura di quelle storielle che Ingraciotta raccontava agli amici e c’è chi è riuscito a vederne diverse edizioni. Fred Gardaphe, Professor of English and Italian American Studies al Queens College della CUNY, è una di queste persone.

"Ho visto lo show tre volte nel corso degli anni," spiega Gardaphe, " Ingrasciotta ha un talento e una saggezza che pochi scrittori italo americani hanno. Riesce a trovare lo straordinario nella vita di tutti i giorni e ritrae, a volte con il telescopio ed altre con il microscopio, la vita attraverso il tempo e lo spazio per presentarci delle verità sulla vita e su quello che ci circonda che noi spesso non riusciamo a vedere perchè non ne abbiamo il tempo. Questo è il compito dell’ arte e questo è quello che Ingrasciotta fa così bene. E’ quello che questo artista ci fa sentire che lo distingue da molti altri scrittori/attori. Gli effetti drammatici sono complessi mentre l’attore si cimenta nella commedia, nella tragedia, con un pizzico di mimo e persino di burlesque. Questo è uno spettacolo che dovrebbe essere appoggiato da molti americani, sopratutto quelli che hanno origini italiane. Citando una delle sue frasi, ‘questo non è Il Padrino’, è vita vera".

Ci sono momenti infatti durante lo show in cui, nonostante le nostre storie siano diverse anni luce, si torna col pensiero a casa. Quanti crescendo non hanno dovuto aspettare a tavola che il padre si sedesse prima di iniziare a mangiare? "La mia speranza è che il pubblico si senta toccato e preso per mano in un viaggio di esperienze umane", conclude Ingrasciotta.