SPECIALE MOSTRE/IL RITRATTO DI UN ESPLORATORE/Simbolo per l’umanità

Ilaria Costa

Negli spazi raccolti della Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, si è inaugurata Martedì scorso la mostra dal titolo "Brazza in Congo". Questa raffinata rassegna di testimonianze fotografiche e di proiezioni di film e documentari sulla vita e l’opera del grande esploratore Pietro Savorgnan di Brazza ha dato il via alla ricca serie di iniziative che la città di New York dedicherà a lui nelle prossime settimane.Figura relativamente poco conosciuta negli Stati Uniti, questo illustre esploratore "italiano di nascita, francese per formazione ed africano nell’animo" della seconda metà del 1800, ricopre un ruolo fondamentale non soltanto nella storia del colonialismo europeo in Africa, ma nell’intera storia dell’umanità, per la profonda visione umanistica dei suoi ideali. Profondamente influenzato dagli ideali della Rivoluzione francese, Pietro di Brazza è stato ricordato più volte durante la serata inaugurale a Casa Italiana non soltanto per il suo impegno di difesa dei diritti delle popolazioni africane, ma soprattutto come il simbolo di un umanesimo che noi tutti vorremmo si affermasse.

Emblematiche a questo proposito le parole di Albert Schweitzer, Premio Nobel per la Pace nel 1952, ricordate proprio nel pannello d’apertura della mostra :"L’ umanesimo è la componente essenziale di un’autentica civiltà. Per questa ragione, la vita di Pietro di Brazza è così importante. La storia lo ha investito della missione di trasmettere un messaggio fondamentale per i nostri tempi. Facciamoci elevare ed educare dal suo esempio".

Nel corso dell’evento alla presenza di un pubblico coinvolto ed affascinato dalla visione dei filmati sulla vita e sulla politica di non violenza praticata con convinzione da Brazza, si sono gradualmente diffusi- in un crescendo continuo di tensione emotiva- i valori e l’importanza di questo paladino antesignano dei diritti umani di eguaglianza e di giustizia.

Grazie ai commenti ed alle riflessioni appassionate di Terence Ward (curatore della mostra) durante la proiezione dei 3 filmati, sono emersi in tutta la loro forza i messaggi di stupefacente attualità, lasciatici in eredità da Brazza, anche da un punto di visto "afro-centrico": il rifiuto del razzismo (per il quale lo accusarono di essere negrofilo) ancora oggi purtroppo così drammaticamente diffuso nel mondo; il problema di uno "sviluppo sostenibile"per il futuro dell’Africa, impensabile ai suoi tempi, ma oggi di estrema attualità; una visione egualitaria di società in cui ogni persona è dignità e valore.

Incontriamo ed intervistiamo la scrittrice fiorentina Idanna Pucci, insieme al marito Terence Ward, curatrice delle due mostre e degli altri eventi organizzati a New York in queste settimane. Discendente di Brazza per parte di madre, è inoltre autrice del libro Brazza in Congo: A Life and a Legacy. Il libro rappresenta la prima biografia illustrata su Brazza negli Stati Uniti. Nel narrare le avvincenti vicende della vita di Brazza e la carica innovativa del suo operato, l’autrice da spazio per la prima volta alla voce degli africani, gettando una nuova prospettiva interpretativa sul colonialismo in Africa, appunto secondo l’ottica di chi l’ha subita e non eurocentrica.

In che senso si può considerare attuale il messaggio che Brazza ci ha lasciato in eredità attraverso il suo esempio? Qual’è’ l’attualità del suo messaggio?

«Rifiutando con convinzione il razzismo proprio dei suoi tempi, Brazza trattò le popolazioni africane con profondo rispetto ed eguaglianza, conquistando un impero con la fiducia e la pace senza versare una goccia di sangue. Per quanto riguarda l’attualità sono stati pubblicati nel libro passi dei suoi scritti, la cui modernità addirittura riecheggia nella frase di Obama riportata nei pannelli della mostra: "Risolvere i problemi della regione del Congo è la chiave per risolvere i problemi dell’Africa. Un’ulteriore opera di militarizzazione o di carità non è però la risposta. Prima devono venire la giustizia e gli interessi della gente comune". Più attuali di così...»

Si legge nel libro che Brazza può essere considerato il pioniere di uno "sviluppo sostenibile"

«Si, è proprio cosi. Può senz’altro essere considerato il pioniere di uno sviluppo sostenibile: durante gli anni in cui era primo Governatore del Congo Francese, tenne a bada con assoluta determinazione le compagnie coloniali che senza alcuno scrupolo erano interessate solo a enormi e facili profitti, a spese di persone ridotte praticamente in schiavitù, sfruttando in maniera selvaggia le ricchissime risorse naturali del Congo. Brazza si è battuto allo stremo per difendere questi valori ed ideali, ed ha pagato con la vita questa battaglia...la sua memoria è ancora viva nelle terre d’Africa, tanto che le popolazioni del Congo lo considerano un loro "antenato" ed ancora oggi è amato e tenuto in altissima considerazione. A testimonianza di ciò, basti ricordare che è l’unica figura coloniale il cui nome rimane legato ad una capitale africana - Brazzaville - fondata da lui nel 1880».

Quali sono le ragioni per le quali Brazza dovrebbe essere conosciuto qui in America?

«Alla fine del ‘800 si sono verificate due opposte forme di colonialismo che hanno visto la penetrazione delle forze coloniali europee nel cuore dell’Africa: quella pacifica di Pietro di Brazza, fondata sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza e quella belligerante e crudele di Henry Stanley (a servizio del re belga Leopoldo II), fondata su una politica di violenza, adozione della forza, delle armi e della distruzione.

Oggigiorno purtroppo la via della violenza adottata ed introdotta da Stanley, si continua a perpetuare attraverso lo sfruttamento delle popolazioni locali e la corruzione ha preso il sopravvento. Ma l’eredità dell’insegnamento di Brazza è troppo rilevante per non cercare di riaffermarne i principi e l’America è una nazione sensibile che sa e deve accoglierli».

Il prossimo 31 Marzo al National Arts Club si inauguerà la mostra dall’emblematico titolo " Brazza: a symbol for humanity"? Quale il tema?

«Lo sfruttamento delle risorse naturali è ormai da tempo una realtà inesorabile in Africa. Gli interessi delle compagnie coloniali di allora sono stati rimpiazzati oggi giorno dagli interessi del mercato occidentale ed asiatico. Per l’elite la corsa alla ricchezza è sfrenata, mentre la gente comune è trascurata ed abbandonata a condizioni di povertà inimmaginabili.

In tutto ciò però la fenice dell’arte e della cultura si innalza sopra le ceneri della sofferenza. La memoria di Brazza è inseparabile dall’antica anima del Congo, che ancora da vita ad espressioni artistiche a dispetto della terribile situazione imposta alla popolazione dalla povertà e dall’abbandono.

Per questa ragione al National Art Club di NY sara’ in visione un capolavoro di arte africana contemporanea realizzato dai pittori della scuola di Poto-Poto di Brazzaville. Il dipinto, dai colori vivacissimi é di dimensioni enormi, misura 6,5 per 6 piedi».

Cosa rappresenta questo dipinto?

«Il titolo "Brazza: un simbolo per l’umanita" sottolinea come gli artisti della scuola di pittura di Poto-Poto percepiscono ed interpretano la figura del loro amatissimo antenato Brazza. In un’esplosione di movimento, colore e forme, tutti i simboli più importanti dei maggiori gruppi etnici vengono rappresentati nel dipinto, insieme alla figure storiche che hanno acceso l’immaginazione degli artisti. Nella enorme tela, si possono notare infatti i ritratti dei cosidetti "spiriti protettori"».

Chi sono gli "spiriti protettori" che compaiono nel dipinto?

«Pietro di Brazza, il Re Makoko Iloo I e Pierre Lods, fondatore della scuola di pittura di Poto-Poto di Brazzaville. L’italiano Brazza rappresenta l’umanesimo e la solidarietà, l’africano re Makoko la spiritualità e la tradizione, e Pierre Lods, l’arte e la natura. Il dipinto simbolizza dunque il potere di redenzione dell’arte come ponte di comunicazione tra nazioni e culture diverse».