PRIMO PIANO/L’ITALIA DELL’ISTRUZIONE SFASCIATA/ll sistema dei concorsi truccati

Francesca Guinand

L'università in Italia è «un sistema chiuso, organizzato secondo regole mafiose» perché «l’unico motivo che ha di esistere è continuare a perpetuare se stesso». Ci va giù duro il professor Roberto Farneti, che continua: «salvo alcune piccole realtà eccellenti, le facoltà sono diventate un’agenzia di collocamento che serve solo a tenere i figli dei poveri fuori dalla strada per qualche anno, e garantire ai cooptati uno stipendio minimo». Oggi Farneti insegna alla Libera università di Bolzano, facoltà di Economia.«Mi spiega perché al concorso per Vigili urbani di Forlì c’erano unidicimila candidati e ai concorsi di qualsiasi università italiana di solito c’è un solo concorrente? Perché il concorso è fatto su misura per quella persona, e solo quella deve vincere il contratto».

Si sfoga così il professore, che il 30 aprile 2008 sul Corriere della Sera profetizzò il nome del vincitore di un concorso da ricercatore bandito dall’Università di Salerno. «Io avevo partecipato per scommessa, per denunciare il fatto. Addirittura ricevetti delle telefonate a casa di alcuni professori: mi dicevano di non partecipare, che dovevo ritirarmi». Questo perché «ai baroni non interessa portare avanti un ricercatore bravo, perché i bravi poi vogliono rompere le regole del gioco, diventano elementi che destabilizzano il sistema, e poi vogliono fare ricerca davvero».

Della stessa idea Tommaso Gastaldi: «A loro interessa piazzare chi fa quello che gli viene detto di fare». Gastaldi oggi, a 45 anni, è professore associato alla facoltà di Scienze statistiche della Sapienza. Ma la strada è stata lunga: «Sono stato ricercatore per 14 anni, poi si sono resi conto che avevo più pubblicazioni degli ordinari e che nei concorsi potevo dare fastidio». Aveva fatto la sua prima esperienza dopo la laurea all’University of North Carolina, vincendo una borsa di studio.

«In America il sistema è completamente diverso: se ti laurei in un posto, non continui a lavorare lì, come invece succede spesso da noi». Tornato a casa, partecipò a due concorsi, uno all’università di Bari – «dove mi passarono davanti tre persone con zero pubblicazioni internazionali mentre io ne avevo oltre 20» – e uno a La Sapienza di Roma - che era stato bandito dalla facoltà di Sociologia «per una professoressa di statistica» – decise di denunciare tutto ai media. Partecipando a trasmissioni tv, facendosi intervistare dai giornali ha mosso la sua personale guerra alla "razza barona". E pubblicando su un blog, Concorsopoli, tutte le segnalazioni degli ormai famosi "concorsi-truffa". Gastaldi conclude con una provocazione: «Tra poche settimane ci sarà un concorso alla Sapienza, ed io so già chi lo vincerà, non c’è una chance per altri, perché da noi è irrilevante essere bravi».

Le storie personali e le cronache dei quotidiani, disegnano il quadro complesso e radicato delle baronie. A La Sapienza una delle "parentopoli" alla romana che andò sui giornali fu quella dell’allora rettore, Renato Guarini. Dopo alcune denunce la Procura aprì un dossier. Al centro delle polemiche un presunto scambio di favori tra Guarini e il docente Leonardo Di Paola. Questo, presidente della società che stava realizzando il parcheggio sotteraneo dell’ateneo, era nella commissione d’esami di Mariarosaria, figlia del rettore, poi diventata ricercatrice. Nel 2007 scoppiò lo scandalo di Modena: qui dei docenti protestarono perché il figlio del rettore, professore associato in dermatologia diventò ordinario in una prova bandita dal corso di laurea in odontoiatria. L’affaire più recente, proprio in questi giorni sulle pagine dei giornali, è invece quello di Catanzaro. Anche qui ad essere indagato è il rettore, Francesco S. Costanzo, insieme ad altri docenti. L’inchiesta riguarda la manomissione dei plichi dove erano conservati i test per l’ammissione all’anno accademico 2007/2008 per Medicina e Chirurgia, Odontoiatrina e Veterinaria.

Proprio in questi giorni il ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca Mariastella Gelmini sta lavorando alla bozza del disegno di legge che intende modificare il sistema di selezione di docenti, ricercatori e professori associati. L’obiettivo è rendere più trasparente il sistema del reclutamento dei professori universitari. Ma per Tommaso Gastaldi «ancora non si conoscono i dettagli di questa riforma, e non è la prima volta che parlano di cambiare il meccanismo, mi sembra difficile cambiare un sistema così radicato e così ben organizzato, anche se bisogna capire bene come funzionerà».