PUNTO DI VISTA/L’Italia che corre...

Toni De Santoli

L'Italia d’oggigiorno "non" è un Paese che si trovi a un bivio. Magari vi si trovasse… Ci sarebbe ancora tempo per imboccare la via giusta o, quantomeno, quella meno impervia dell’altra. L’Italia d’oggigiorno è il corpo spento di una nazione un tempo piuttosto ordinata, capace di produrre beni utili, essenziali; attenta alle necessità dei meno fortunati. L’Italia dei giorni nostri è un organismo malato, avviato alla discarica delle grandi occasioni mancate, dell’incessante gioco politico di smentite, travestimenti, simulazioni, velleitarismi, del cannibalismo sociale, morale, economico di cui sono responsabili tutte, o quasi tutte, le forze politiche nel loro saldo (ma fino a quando…?) legame con una imprenditoria che nemmeno ci pensa a servire gli interessi reali della nazione.

Martedì scorso, nelle stesse ore in cui sul Campidoglio, a Roma, un uomo si ustionava in pubblico in modo da richiamare attenzione sul suo caso di cittadino licenziato su due piedi solo perché alla propria ditta aveva chiesto di poter svolgere una mansione diversa dalla solita, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi percorreva con la consueta aria gaudiosa, un tratto della linea ferroviaria ad alta velocità (battezzata Freccia Rossa) che presto collegherà Roma e Milano in sole tre ore, la durata media di un match di American Football… Ma che ce ne facciamo delle 3 ore Roma-Milano e Milano-Roma se, per esempio, la Salerno-Reggio Calabria ormai altro non è che una specie di "carretera" spagnola del tempo che fu? Che ce ne facciamo di questo "sensazionale" accorciamento di distanze fra la Capitale d’Italia e quella che fu la Capitale "morale" d’Italia, se questo Paese, oggi come oggi, è una fabbrica di disoccupati, una fabbrica di licenziati, una fabbrica di ansiosi i quali per sfamare alla meno peggio la famiglia piegano ogni giorno la schiena dinanzi al capo che ormai tutto può e agita infatti - con involontaria, ma tragica comicità - la bandierina d’un liberismo sfrenato che altro non ci dà se non ingiustizia, immoralità, povertà…? Quali possono essere sul piano pratico i benefici recati da un convoglio che copre appunto in tre ore il percorso Roma-Milano? Nessuno. E’ illusorio pensare che questo sia progresso. Questo non è progresso. Ne è la parodia, l’imitazione. E’ soltanto esteriorità. La Freccia Rossa servirà soprattutto a scarrozzare sussiegosi imprenditori che hanno sempre l’aria degli indaffarati, uomini politici di stampo analogo, economisti, finanzieri, grandi burocrati e geni dell’informatica ammantati di albagìa e supponenza.

La Freccia Rossa è sintomatica del pensiero di questo governo (lo chiamiamo governo per comodità d’espressione…). Si realizza una ferrovia "alla giapponese", si dà l’idea di un’Italia che corra ardita e sicura verso il futuro, ci si rinnova la "patente" di moderni affrancati dalle suggestioni del socialcomunismo, di popolo lanciato verso il benessere; si riscuote quindi attenzione (ma non per più di due o tre giorni…) da stampa, tv, governi stranieri. E’ questo che conta per il governo italiano. Conta il luccichìo, conta l’abito sgargiante che fa sempre effetto. E’ la fiera delle vanità, è il caravanserraglio di meticolosi demolitori, di personaggi mediocri e piatti, ma dall’ego smisurato. E’ la vetrina dei ridanciani, dei superficiali, dei commedianti.

Poco importa, quindi, se ormai si può licenziare senza la giusta causa, se centinaia di migliaia di italiani a medio o basso reddito rischiano in queste ore lo sfratto, se l’Italia torna a assomigliare all’Italia del Seicento, definita allora come "il Paese dei morti che camminano"… E’ così.