Libera

Il profeta del pensiero unico

Elisabetta De Dominis

Pensiero unico d’ora in poi in Italia. Chi pensa diverso, pensa male. Non è un uomo libero. Non fa parte del Popolo della libertà. Strano, ho imparato dai libri che un uomo è libero in quanto può pensare diversamente.

Appunto, quindici anni fa è arrivato sulla scena politica un uomo che ha dimostrato di pensare diversamente, divenendo il leader del primo partito italiano, e ci ha portato la libertà. Pensare diversamente da lui, sarebbe blasfemo. Torneremmo indietro alla schiavitù? Sicuro: eravamo schiavi di un pensiero di sinistra, di una cultura di sinistra. Però i politici che ci governavano erano democristiani. Ricordo i primi anni ’70: frequentavo il liceo, c’era l’austerity, ma solo per il consumo di benzina, e la Democrazia cristiana imperterrita faceva propaganda al suo operato, per non essere sorpassata dal partito comunista, con questo slogan: "Alcuni anni buoni, altri meno buoni, ma tutti in libertà". Mia mamma, che aveva sempre votato Msi, ne rimase folgorata, si turò il naso, come suggeriva Indro Montanelli dalle pagine del Giornale, e votò Dc.

Eppure, siamo stati liberi, nonostante tutto. Nonostante la sinistra si fosse presa la cultura e la Dc il resto. Sebbene io a scuola non mi sentissi libera per niente con tutti quei professori di sinistra che mi consideravano il prototipo della società consumista (così scrissero sul profilo di presentazione alla maturità) e mi tartassavano con interrogazioni di un’ora per farmi crollare, mi comportavo da persona libera, volevo esserlo. Libera di vivere: di essere libera quanto un maschio, di avere amici di destra e di amare uno di sinistra, di non occupare la scuola come facevano quasi tutti, di andare dove mi pareva, sfidando gli espropri proletari nei ristoranti e i posti di blocco della polizia. Me ne fregavo. Ero giovane e avevo il mondo davanti dove avrei potuto fare a modo mio. Intimamente anarchica. Non avevo idoli politici né di altro tipo. Nessuno da seguire, imitare, osannare. Volevo divertirmi, ridere spontaneamente. Non a comando. E soprattutto della politica non mi interessava un fico secco. Stavo pure alla larga dai ragazzi impegnati politicamente: erano dei piombi. Non ero una sessantottina, all’epoca ero troppo giovane, semmai una viziata ragazzina di provincia, i cui confini le stavano stretti e aveva un unico sogno: vedere, conoscere, viaggiare. Diventare cittadina del mondo.

Dunque avrei dovuto accogliere Berlusconi come un liberatore. Invece no, perché io non mi reputavo una schiava. Ho avvertito subito il pericolo di un nuovo indottrinamento da parte di uno che si arrogava il diritto di pensare per tutti, ostentando la sua superiorità. Io agli extraterrestri non ci credo se non li vedo arrivare con i dischi volanti o, quantomeno, dotati di ali celestiali. Né credo a uomini che fanno miracoli. Ho conosciuto invece molti santi che non facevano miracoli.

Dicono che Berlusconi abbia vinto perché ha saputo esaltare l’individuo anziché la collettività. Infatti, ha fatto il messia. "Alzati, Lazzaro, e cammina". E tutti dietro, liberati. Ma se non siamo neppure più liberi di morire? Ci sta propinando il biotestamento, dove non possiamo disporre la nostra eutanasia, nel senso di una buona morte che ci eviti accanimenti terapeutici inutili. Ovvio, l’eutanasia ce la sta già somministrando lui con la promessa televisiva di una bella vita, che in realtà si svolge solo al di là dei suoi schermi tv. In un mondo virtuale, dove tutti sono ricchi, giovani e belli senza fatica, si muore poco a poco di privazioni.

In questo mondo povero di spiritualità, si confonde religione con etica, le cui norme dovrebbero essere innate in noi. Il ricorso ai precetti della dottrina cattolica, come valide norme della vita politica, stride nell’interiorità di quegli uomini che si sentono liberi e seguono soltanto la propria coscienza. Così dove Berlusconi non arriva con i suoi amati decreti legge, arriva trasformando in legge i valori della Chiesa cattolica, che tuttavia non sono e non possono essere universali, tali da venir condivisi da tutti. Ma forse ha ragione lui: non gli resta che emettere leggi divine per soffiare un po’ di spirito vitale nelle pietre che lo circondano.