Che si dice in Italia

Tra due litiganti, Silvio gode

Gabriella Patti

Frecciarossa contro Freccia Verde. Ovvero Ferrovie dello Stato contro la nuova Alitalia. La contesa - che verte sulla lucrosa linea Roma-Milano - è divertente e sembra dare ragione a Berlusconi secondo cui si tratta di sana competizione di mercato. Le due società a cui affidiamo i nostri trasporti collettivi stanno litigando: per la prima volta il treno può battere l’aereo, con conseguenze devastanti per Alitalia che sta cercando di uscire dal baratro. Ma si litiga anche sul marchio. I signori dei treni, che puntano tutto sull’alta velocità del convoglio chiamato Frecciarossa (tre ore e mezzo tra le due capitali) protestano perché Alitalia ha chiamato Freccia Verde il vecchio collegamento Linate-Fiumicino che verrà dotato di un check-in ultra rapido. "Anche Freccia Verde è un nostro marchio, depositato". Cè pure un gustoso cavillo: la Frecciarossa sui binari si scrive tutto insieme, una parola. La Freccia Verde dei cieli è di due parole. Litigano pure su questo. Ma torniamo a Berlusconi. Il nostro spiega che questa "sana concorrenza" va a tutto vantaggio degli utenti, cioè noi. E qui temo che qualcuno non sarà d’accordo. Per esempio tutti i pendolari che non si spostano lungo l’asse privilegiato Roma-Milano ma su tratte quotidiane che dall’hinterland portano ai posti di lavoro in città. E’ una delle non molte cose che davvero unificano ogni parte dell’Italia: Nord, Centro e Sud. I treni pendolari semplicemente sono un incubo, in Lombardia come in Sicilia: per i ritardi sistematici, per la sporcizia dei vagoni, per il sovraffollamento. Berlusconi, con tanto di cappello da ferroviere, è andato a farsi un giro pubblicitario sulla linea veloce Firenze-Bologna, mezzora in tutto, pronta per la fine dell’anno (e quel punto le tre ore e mezzo Roma-Milano scenderanno a tre, rendendo anche Frecciarossa davvero imbattibili). Ma in tanti, sui giornali e nei bar, hanno mugugnato: "Venga in incognito una mattina presto su un treno di pendolari".

Perche' tante polemiche sul magistrato De Magistris che si candida nel partito di un altro ex giudice, l’Italia dei valori di Di Pietro? De Magistris, in punizione per aver osato attaccare il Palazzo, ha fatto una sua libera scelta. Come ricorda giustamente Marco Travaglio, giornalista forse non troppo simpatico umanamente ma dalle indubbie capacità professionali, tutti i cittadini italiani hanno il diritto di candidarsi. Tranne gli ineleggibili, per esempio per conflitto di interesse. Tipo Berlusconi, guarda caso, che per una legge dello Stato, la 361/1957, è ineleggibile "in quanto concessionario dello Stato per le sue tv". Eppure sappiamo come è andata e come sta andando. Il proprietario del Milan e di Mediaset è sempre stato dichiarato eleggibile in barba alla legge, visto che la ineleggibilità la decide a maggioranza una giunta del Parlamento. Dove la maggioranza è controllata da Berlusconi.

Negli USA il Presidente Obama fa ridurre gli scandalosi bonus dei supermanager. In Italia soltanto in pochi, tra cui il calciatore Rino Gattuso, si dichiarano pronti a ridursi lo stipendio in questa stagione di crisi. Prendete i politici. Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, acceso sostenitore del federalismo bossiano e schierato con la maggioranza di destra, ha appena concesso ai suoi massimi dirigenti, 13 fortunati, un bonus extra di 15 mila euro. Si tratta, mediamente, del 10 per cento dello stipendio annuale di questi signori. La cosa si commenta da sé.