Visti da New York

L’opposizione senza un partito

Professor Paul Ginsborg (foto di Elisabetta Bini)
Stefano Vaccara

Il discorso di Paul Ginsborg alla conferenza "Denuncia: Speaking Up in Modern Italy" della New York University

Proprio mentre a Roma Silvio Berlusconi celebrava l'apoteosi della nascita del PDL e del culmine del suo potere nella politica italiana, nel browstone del Village che ospita la Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, si susseguivano gli interventi della conferenza intitolata "Denuncia: Speaking Up in Modern Italy". Chissà se gli studenti graduate organizzatori del simposio durato due giorni, Valeria Castelli, Alessandra Montalbano e Jonathan Mullins, avessero calcolato la scelta dei tempi, se nel coordinarsi mesi fa con la disponibilità degli spazi della istituzione accademica diretta dal Prof. Stefano Albertini e sede del Dipartimento di Italian Studies della più grande università privata degli Stati Uniti, avessero richiesto proprio quell'ultimo week-end di marzo, nei giorni in cui sarebbe stato battezzato il nuovo grande partito del Centrodestra al potere in Italia. Chissà.

Noi scriviamo queste righe mentre la conferenza prosegue e per i tempi di chiusura di Oggi7 non siamo in grado di riportarne i contenuti delle esposizioni e dei dibattiti per questo numero- di più a riguardo ne leggeremo domenica prossima.

Sono comunque riuscito ad arrivare in tempo, venerdì, per ascoltare il cosidetto "Keinote Speech", il discorso più importante della conferenza, quello che in un certo modo tiene le fila dei temi discussi. E i brillanti studenti organizzatori del simposio si erano assicurati per quel discorso la presenza di un "asso", un nome di prestigio internazionale: Paul Ginsborg. Lo storico inglese, professore all'Università di Firenze - trasferitosi lì negli anni novanta ma dopo una lunga esperienza sulla prestigiosa cattedra di Cambridge - è considerato uno dei maggiori esperti mondiali di "Italian Affairs". I suoi libri, per chi deve studiare la storia contemporanea e sociale d'Italia, sono un "must". Ma Paul Ginsborg, oltre a confermare la tradizione che fa dei britannici i maggiori storici dell'Italia, negli ultimi anni non ha agito solo da dietro una cattedra o attraverso le sue pubblicazioni, ma è sceso direttamente in campo, anzi in piazza. È stato, qualcuno lo ricorderà, uno dei più attivi tra gli intellettuali "militanti" protagonisti della stagione dei "girotondi", quando cioè, attorno al grido di protesta del regista Nanni Moretti, - lo ricordiamo: "Con questi qui non vinceremo mai" riferendosi a D'Alema, Fassino, Veltroni etc, siamo ai tempi del secondo governo Berlusconi (2001-2006) - molta "intellighentia" scese nelle piazze d'Italia accanto agli studenti e semplici cittadini per mettere in guardia l'opinione pubblica dall'"assalto" alle istituzione di quel governo del centrodestra guidato dal Cavaliere, il pericolosissimo "Caimano" nel film del 2006 di Moretti.

"Exiles in the Fatherland: Acquiescence and Opposition in the Berlusconi Era" il titolo del discorso di Ginsborg, pronunciato nella sala della Casa Italiana gremita di giovani e meno giovani, piuttosto preoccupati per le vicende italiche nell'anno XV dalla discesa in campo del Cavaliere Berlusconi.
"Non si può cercare di capire l'opposizione ad un regime se non si comprende quel regime" ha detto subito Ginsborg. Ma l'analisi del fenomeno Berlusconi, delle condizioni storico-sociali, economiche, culturali che lo hanno portato e lo mantengono al potere, non erano l'oggetto della sua esposizione; era l'"opposizione" a Berlusconi, o meglio dire la "mancata" o "mancanza" di forte opposizione in Italia verso quella sua inarrestabile ascesa.

"Io non sono d'accordo con Sabina Guzzanti, che nel suo ‘show' satirico intitolato ‘Vilipendio', dove Berlusconi appare come un anziano imperatore romano, afferma che la democrazia in Italia non c'è più", ha detto lo storico inglese. "Gli italiani posso riunirsi, possono votare, protestare, in Italia c'è ancora la democrazia, anche se è particolare...".

Anche su questo passaggio, Ginsborg ha sorpreso chi si aspettava un attacco frontale alle "mancanze" della democrazia italiana. "La democrazia perfetta non esiste ancora. Non c'é in Gran Bretagna, dove lo storico militare E. P. Thompson ha perfettamente descritto l'impenetrabile segretezza su molte questioni del governo inglese.... Come non c'é perfetta democrazia persino nella tanto lodata Svezia, abbiamo forse dimenticato lo scandalo delle sterelizzazioni segrete?". Insomma, Ginsborg  ha voluto sgombrare il campo dall'Italia brutto anattroccolo d'Europa, ognuno ha i suoi problemi, anche qui in Usa. Ma poi, subito l‘affondo: "Ho fatto distribuire dagli organizzatori questo volantino rosso, in cui trovate lo scritto di Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale e presidente onorario di Libertà e Giustizia - www.libertaegiustizia.it - E' titolato ‘Rompiamo il silenzio'. Leggetelo. Parla di importanti questioni". Il documento di Zagrebelsky, senza mai nominare specificamente Berlusconi o il suo govenro,  denuncia i pericoli di un costante attacco alla Costituzione e alle istituzioni democratiche della Repubblica, soprattuto del Parlamento. "La democrazia è in bilico", "Non vedere è non voler vedere" c'è scritto, quindi dopo averci detto che la Guzzanti esagera, Ginsborg con l'appello a leggere Zagrebelsky viene a New York per avvertire: la democrazia c'é ancora in Italia, però è barcollante e non si può abbassare la guardia. "Con il governo Berlusconi non è più il fine che giustifica i mezzi, ma il perpetuarsi dei mezzi che giustificano se stessi".

Ginsborg accenna alla tattica di Berlusconi di "attacco e ritiro", dell'attendere per vedere la reazione alle sue mosse, e quindi rettificare, "dire e se c'è una reazione inaspettata o forte,  smentire di aver mai detto dopo due giorni". Ma secondo Ginsborg, Berlusconi è ben cosciente della debolezza dei suoi avversari, e nel cercare di rimodellare le istituzioni, ha avuto praticamente una strada spianata. "Come il Fascismo, Berlusconi ha fatto e fa sempre molto attenzione al tempo  libero degli italiani. E' lì, attraverso i suoi programmi televisivi di intrattenimento, che c'è il ‘cloroformio', quel lavaggio del cervello sul popolo. Peccato che in Italia si studi molto il cinema invece di assegnare più tesi di laurea sull'uso politico della televisione".
Ma ecco che Gisborg passa dritto all'opposizione, e qui usa l'efficace humor inglese. "Una collega danese, che mi chiedeva perché andassi a New York, quando gli ho detto per un discorso sull'opposizione italiana, mi ha risposto: ‘Allora sarà molto breve...". Risate dal pubblico in sala.
"Eppure guardate che è molto difficile fare opposizione quando si ha difronte un regime eletto democraticamente" ha detto Ginsborg. "Il centro sinistra è in una terribile situazione. Sembra costretto a descrivere che tutto sia normale quando niente lo è. La sinistra italiana sembra senza spina dorsale, ciò è un pericolo per la democrazia. D'Alema prima, Veltroni poi, hanno sempre sottovaluto Berlusconi. E poi hanno come rinunciato alla vera opposizione". La domanda allora: perché?
Qui Ginsborg ha dato l'incarico di ghigliottinare i leader dell'attuale Centrosinistra al giornalista Marco Travaglio, raccontando un recente colloquio avuto con lui: "Io ho sempre pensato che la ragione principale per rinunciare a rispondere colpo su colpo, insomma a far muro difronte a certi attacchi del regime di Berlusconi, fosse la storica paura della sinistra del ritorno alla violenza. Ricordando gli anni del terrorismo, gli anni settanta, ecco che questi dirigenti temessero di scatenare forze incontrollabili". L'eccessiva prudenza figlia di questa paura? "Ma Travaglio" continua Ginsborg, "la pensa in maniera che non lascia appelli. Mi ha detto: no, non si tratta di questo, è che sono proprio senza spina dorsale, totalmente inadeguati al compito". Insomma una dirigenza incapace di poter sostenere il confronto con Berlusconi.
Il maggior partito di opposizione, il PD, non regge il confronto con Berlusconi. Chi resta? "Per quanto riguarda l'estrema sinistra, ci ho provato tante volte a riunirla" ha confessato Ginsborg, "ma ho perso ogni speranza. Un totale fallimento, i leader si odiano tra loro, non c'è proprio nulla da fare, sono fuori dal tempo. Niki Vendola, il politico gay che è riuscito a farsi eleggere governatore in Puglia, è l'unico che avrebbe capacità e carisma, ma è ormai isolato".

A Ginsborg, pur riconoscendone la combattività, Di Pietro e anche Beppe Grillo  non convincono. (I radicali di Pannella, in tutto il discorso, non verranno mai citati da Gisborg). Non c'è più opposizione in Italia? Berlusconi può andar tranquillo verso la conclusione e oltre del suo Ventennio da protagonista della politica in Italia? Ecco dove Gisborg, storico delle trasformazioni sociali, trova una uscita per il futuro della sinistra italiana: "In Italia siamo giunti, per la prima volta, al dato che la classe media, quella ben istruita e cittadina, ha superato il 50% per cento della popolazione del Paese. È qui, in questo strato di cittadini che resta scontento che la sinistra può ritrovare la forza per risorgere". Ginsborg dichiara che l'Italia è un paese dove questo "ceto medio riflessivo" non riesce più ad ottenere un lavoro e livelli di vita adeguati alle sue aspettative: "Mi è anche capitato in treno un ferroviere che riconoscendomi mi ha detto che si era  laureato all'Università di Siena, e che la sua lettura preferita era un classico, la storia della caduta dell'Impero Romano di Gibbon...". Ginsborg dalla delusioni e frustrazioni del ceto medio che lavora soprattutto nel settore pubblico "e che è sceso in piazza a protestare, ma poi nessuno lo ha saputo organizzare in forza politica, e quindi se ne è tornato a casa, deluso. Continua a lamentarsi della situazione ma senza aver nessuna rappresentanza politica, che sappia dirigere questa forza elettorale oggi presente più che mai in Italia". Questa, secondo Gisborg, questi così chiamati "ceti medi riflessivi" sono la forza che potrebbe battere Berlusconi e il centrodestra, incapace di rispondere alle loro aspettative. "Ci sono tre milioni di elettori in Italia che sono scomparsi, che non vanno più a votare" ha detto ancora Gisborg. Anche questi sono "degli esuli in Patria", quelli che non trovano chi li rappresenta in Parlamento. Cioè, secondo lo storico inglese "militante" di sinistra, la richiesta di alternativa a Berlusconi è già radicata nel Paese, quello che non c'é è un partito - e i dirigenti capaci di guidarlo - in grado di saperne ricevere il consenso e organizzarne la spinta elettorale per battere il Pdl di Berlusconi e Fini.

Alla fine del discorso di Gisborg, non eravamo sicuri  se il suo messaggio portato a New York agli studenti, sul futuro della democrazia in Italia, fosse ottimista o pessimista. Ci è mancato il coraggio di chiederglielo.