LIBRI/EVENTI/Madri di famiglia e di lavoro

Silvia Forni

La donna è sempre stata una figura predominante all’interno della famiglia italiana, anche se per molte generazioni è stato complicato capire i ruoli maschili e femminili nella comunità italo americana. L’uomo, naturalmente, è sempre stato al primo posto, ma la donna era il centro di tutto. Si occupava della casa, spesso andava nei campi a lavorare e accudiva i figli. La mia attenzione si concentra soprattutto sulle donne italiane di New York ed ho cercato di esplorare il cambiamento e l’immagine della donna italo americana nei primi del 900».

Miriam Cohen, nel suo libro "Workshop to Office: Two Generations of Italian Women in New York City, 1900-1950" esplora il mondo degli immigranti italiani in America, concentrandosi sulla figura matriarcale dell’epoca, la prima e la seconda generazione di donne italiane provenienti dal Sud. La presentazione del libro è stata fatta al Greenwich village society for historic preservation, 232 east undicesima strada, vicino a Washington Square.

Il libro si concentra sulla figura della "mama" che aveva un ruolo importante nella famiglia italiana, era il suo centro "morale" ed esercitava un enorme potere all’interno delle propria comunità. Miriam Cohen spiega che «Le "mamme italiane" riuscirono a guadagnare questo tipo di potere con sacrificio e devozione totale per le loro famiglie, specialmente per i figli. In cambio gli uomini italiani dimostravano il loro amore sincero a vita.

La donna era colei che preparava da mangiare, facendo il pane o la pasta da sola ed era vista come protettiva nei confronti della famiglia: "la donna a casa". Al contrario, la cultura americana dell’epoca, spesso accettava difficilmente la donna esclusivamente "a casa"e preferiva una donna più "indipendente". Quindi, con il passare del tempo, le donne immigranti italiane iniziarono non solo a stare a casa, ma anche ad avere altri lavori legati al mondo tessile, dell’insegnamento e della cultura». Il lavoro di insegnante era il più ambito dalle donne italiane perchè permetteva certi tipi di orari e in estate le vacanze potevano arrivare fino a tre mesi, dando la possibilità di restare a casa ad accudire i figli in quel lungo periodo. Cohen afferma che una delle cose più importanti per una famiglia italiana erano "le lenzuola, the linens" e anche al giorno d’oggi quando una ragazza sta per sposarsi le viene regalato il famoso "corredo", ovvero diversi tipi di lenzuola e biancheria per la vita a due con il proprio marito.Cohen spiega che: «La donna italiana era una donna forte, abituata al dolore e al sacrificio, riusciva a lavorare anche nei campi e ad accettare qualsiasi tipo di lavoro purchè potesse portare felicità e soldi all’interno della famiglia.

I lavori che spesso venivano accettati erano anche non pagati e i figli iniziavano a lavorare fin dalla giovane età e già a 7 anni, per esempio, aiutavano la madre per delle commissioni anche fuori casa».La famiglia quindi, era il fulcro centrale di tutto per gli immigranti italiani del 1900, ma pian piano la figura femminile riuscì ad affermarsi e non solo le donne entrarono a lavorare nelle fabbriche, ma anche ad avere lavori più importanti e a finire il liceo. Cohen racconta la storia di una immigrata italiana: Jenny Martini, la quale cercò il più possible di far predominare la figura femminile all’interno della propria comunità italiana. Cohen spiega che: «Le giovani donne di un tempo esprimevano, attraverso il loro modo di essere e vestire, la propria dignità e la madre era una figura molto protettiva nei confronti delle figlie, soprattutto quando arrivavano all’età di 12 o 13 anni».L’idea principale della comunità italiana era "aiutarsi a vicenda" per qualsiasi cosa.

Dal "bisogno" di un pezzo di pane o un po’ di farina, al dividersi i lavori di casa, ma è interessante sapere che nel 1924 New York aveva la più alta concentrazione di negozi per abiti da uomo e da donna e la maggiorparte delle persone che lavoravano all’interno erano donne italiane.

La "mama" italiana non era solamente la donna che lavorava in casa e dava da mangiare ai figli, ma con il passare del tempo diventò una figura predominante in diversi campi dell’educazione, della sanità e così è rimasta anche ai giorni d’oggi.