SPECIALE/PERSONAGGI/Mamma mia che blogger!

Francesca Guinand

Dice di essere una snob, ma porta i calzini spaiati. E’ una precaria, ma anche una donna in carriera. Scrive da tre anni un blog – molto seguito, circa 450 persone al giorno – dal quale è stato tratto uno spettacolo teatrale. É la prima volta in Italia che un blog diventa pièce. Lei è Francesca Sanzo, anche se nella Rete è molto più famosa come Panzallaria. Così ha chiamato il suo blog (panzallaria.com), che ha iniziato a scrivere nel 2005. Prima parlava della dieta, poi della maternità, alla fine sul blog si parla di tutto: società, aneddoti, vita quotidiana. Si parla anche di lavoro. Lei, Panzallaria, ha deciso che un lavoro sicuro, il classico lavoro d’ufficio, non faceva per lei. "Mi avevano offerto un contratto a tempo indetermianto, ma io l’ho rifiutato: volevo provare a mettermi in proprio e dopo tre giorni ho scoperto di aspettare un figlio".

Perché scrivere un diario on line, non poteva scriverne uno privato, classico?

«Scrivere sul blog mi ha aiutata a condividere con gli altri una sensazione di inadeguatezza che moltissime donne vivono, sopratutto dopo il parto, sia perché non sai come si deve fare la madre, e anche perché ti senti tagliata fuori dal mondo del lavoro, mondo che tu non vuoi assolutamente mollare, e poi così ho conosciuto tantissime persone, abbiamo creato una rete di mamme, ma non solo, ci diamo consigli, ci aiutiamo e tra le mie lettrici ce ne sono dal Texas, dalla California, dalla Florida, dal Michigan e anche dallo stato di New York e dal Canada, dalla Nuova Zelanda, dall’Australia oltre che da Spagna, Francia, Olanda».

Come ha fatto ad andare avanti da mamma precaria?

«Io sono fortunata: ho scelto di non accettare un lavoro d’ufficio e a tempo indeterminato, l’ho potuto fare anche grazie al mio compagno – che ha un lavoro fisso – che mi ha detto: provaci. Ho sempre voluto scrivere, ma ho anche costruito siti internet, mi sono occupata di comunicazione, ufficio, stampa, scrivo contenuti per il web. Ma per guadagnare due lire, alla mia età (di anni ne ha 35, ndr) non mi vergogno di ammettere che ho fatto anche volantinaggio».

Da cosa è nata l’idea dello spettacolo teatrale?

«Per caso. Ero ai giardinetti con mia figlia e ho conosciuto Francesca Migliore, che dal ’95 lavora con la compagnia stabile del Teatro della Rabbia di Bologna. Le ho parlato del mio blog, lei è subito andata a leggerlo e mi ha proposto di farne un monologo. Così è nata La rivincita del calzino spaiato. Ho scelto dei post che poi sono stati letti in scena da un’attrice, Anita Giovannini».

Perché i calzini spaiati? Dello stesso colore non andavano bene?

«Ad averli! Ma il titolo vuol dire che anche se mi metto dei calzini spaiati, cosa che faccio, la mia vita è imperfetta. Ma in fondo va bene così».

Possiamo dire che è stato un successo.

«Sì, anche se inaspettato. Grazie al tam tam della Rete (di altri blog, o siti che hanno pubblicato il mio comunicato stampa) già due settimane prima del debutto avevamo fatto il tutto esaurito. E poi la gente a teatro si è divertita perché si sono riconosciuti nelle cose che raccontavo, e questa è stata la chiave del successo anche per il blog: io ho avuto il coraggio di scrivere cose di cui altri si vergognano».

Per esempio?

«Nel blog ho scritto della mia depressione post parto, che molte negano, ma sopratutto di cose che fanno ridere: come la storia del lettino da campeggio, noi per montarlo siamo stati capaci di acrobazie da circo, e poi tutti hanno una storia sul lettino da camping. O di come ho iniziato a svezzare mia figlia, io che non ho mai cucinato non sapevo come fare nemmeno le pappe. Racconto dei giardinetti e degli uomini single tra i 30 e i 40 anni, che come ho scritto nel monologo, sono peggio del brufoloso diciottenne che ti fa innamorare e dopo averti convinta che il petting è una sacra pratica affettiva, ti scaricano, come una lavatrice usata».

Progetti per il futuro del "calzino spaiato"?

«Ho ricevuto molte proposte e spero di riuscire a fare altri spettacoli con il testo del "calzino spaiato", forse una sarà a Trieste. Intanto ho scritto un libro, sempre con questo titolo, e sono in cerca di un editore. Ma in cantiere c’è anche un nuovo spettacolo, tutto da scrivere. Il tema? La malattia. Ma non preoccupatevi: ci sarà sempre da ridere».