EVENTI/CINEMA/Nuovi talenti al Lincoln Center

Gina Di Meo

Dopo un anno di assenza, il cinema italiano torna a New Directors New Films. Due i film che parteciperanno alla manifestazione che prenderà il via il 25 marzo e che fino al 5 aprile sarà una passerella per i registi emergenti. La terra degli uomini rossi (Birdwatchers) di Marco Bechis e Pranzo di Ferragosto (Mid-August lunch) di Gianni Di Gregorio saranno protagonisti tra altre 25 pellicole in rappresentanza di 20 nazioni della 39ma edizione della rassegna organizzata da Film Society Lincoln Center, e quest’anno anche con il MoMa, Museum of Modern Art.

New Directors New Films è diventato ormai un appuntamento importante per chiunque si affaccia al mondo del cinema per la prima volta oppure è agli inizi della carriera. Per molti di questi giovani registi, inoltre, New York è addirittura un debutto mondiale. E quest’anno più che mai visto che oltre alla passerella del Lincoln Center c’è anche un’altra istituzione cult newyorkese, il Moma.

Ad aprire il festival, il film debutto della giovane regista palestinese, newyorkese di adozione, Cherien Dabis, Amreeka, storia di Muna, madre single di Ramallah e Fadi, il figlio adolescente, che si trasferiscono in America non appena e truppe americane entrano a Baghdad. La pellicola è basata sul loro "adattamento" in una società multiculturale. Tra gli altri debutti Harmony and Me di Adam Del Deo, Every little step di James D. Stern, un sguardo all’interno del revival del celebre A Chorus Line.

Per il regista italiano Gianni Di Gregorio, sceneggiatore di Gomorra, Pranzo di Ferragosto, presentato lo scorso anno alla Settimana Internazionale della Critica a Venezia, è un’opera prima a 60 anni ed è stato realizzato con un budget irrisorio, 50mila euro.

Per Marco Bechis che presenterà La terra degli uomini rossi (Birdwatchers) si tratta della sesta pellicola. Bechis è nato a Santiago del Cile da madre cilena e padre italiano. Cresciuto tra San Paolo e Buenos Aires, nel 1977 viene espulso dall’Argentina e approda a Milano. Da allora vive e lavora nella casa autogestita di via Morigi 8. Ha trascorso poi lunghi periodi a New York, Los Angeles e a Parigi. Diversi i suoi interessi prima del cinema: maestro elementare a Buenos Aires, fotografo polaroid e video-artista a New York.

New Directors New Films si svolgerà tra The Film Society of Lincoln Center (FSLC) – Walter Reade Theater 165 W 65th St. between Broadway & Amsterdam, e MoMA – Titus 1, 11 West 53rd Street.

Per info: http://filmlinc.com/ndnf/ndnf.html oppure: http://www.moma.org/visit/calendar/films/869.

 

Pranzo di Ferragosto. A Gianni, un uomo di mezz’età, figlio unico di madre vedova, vive con sua madre in una vecchia casa nel centro di Roma. Tiranneggiato da lei, nobildonna decaduta, trascina le sue giornate fra le faccende domestiche e l’osteria. Il giorno prima di Ferragosto l’amministratore del condominio gli propone di tenere in casa la propria mamma per i due giorni di vacanza. In cambio gli scalerà i debiti accumulati in anni sulle spese condominiali. Gianni è costretto ad accettare. A tradimento, l’amministratore si presenta con due signore, perché porta anche la zia che non sa dove collocare. Anche il medico che lo visita gli chiede lo stesso favore cui non sa dire di no. In Pranzo di Ferragosto (Mid-August Lunch), Gianni De Gregorio, noto anche come sceneggiatore di Gomorra, si ritrova ad essere regista, sceneggiatore e attore principale di un film che oscilla tra il drammatico ed il divertente, la commedia e la tragedia. Si ride tanto e si riflette anche tanto. Si riflette sulla vecchiaia, sulla solitudine, sul senso di abbandono, ma allo stesso tempo si ride perché le situazioni sono spesso paradossali. Scene da "Tre nipoti ed un maggiordomo" che si trasformano in "Tre nonnine e un maggiordomo" e che nonnine! Giovanni (Gianni De Gregorio) si trova a dover gestire e nutrire e accontentare quattro signore diversamente bizzarre, capricciose, litigiose, egoiste, che si disputano televisione e ventilatore, che in questa situazione nuova instaurano rapporti nuovi, si rifiutano al tran-tran della sopravvivenza, dimenticando le medicine, mangiando di nascosto cibi proibiti, tentando persino un approccio birichino col rassegnato unico desolato maschio. Le quattro signore non sono attrici, e forse per questo risultano spontanee, ombrose, pasticcione, furbe, vitali. De Gregorio è perfetto nel ruolo dell’uomo maturo votato alla rinuncia, buono, paziente e disperato, privato dei desideri e del futuro.

Venerdì 3 aprile 6:15pm FSLC e sabato 4 aprile 3:45pm MoMA

 

La terra degli uomini rossi. Mato Grosso do Sul, Brasile. I fazendeiro conducono la loro esistenza ricca e annoiata. Possiedono campi di coltivazioni transgeniche che si perdono a vista d’occhio e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli. Ai limiti delle loro proprietà, cresce il disagio degli indio, costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, moltissimi giovani si suicidano. A scatenare la ribellione è proprio un suicidio. Guidati da un leader, Nadio, e da uno sciamano, un gruppo di Guarani-Kaiowà si accampa ai confini di una proprietà per reclamare la restituzione delle terre. La terra degli uomini rossi (Birdwatchers) di Marco Bechis si presta poco alle recensioni. Non si tratta di stabilire se si tratta di un buon o cattivo film, ci troviamo di fronte alla descrizione di una realtà che ha visto gli europei far piazza pulita di una popolazione che prima del loro arrivo contava 1 milione e 500mila abitanti, oggi ne sono 30mila. A partire dalla fine dell’800, gli occidentali si sono impossessati della loro terra, anzi della loro foresta, che dava loro da cacciare e da pescare. Costretti a lavorare in condizioni di schiavitù per sopravvivere, negli ultimi 20 anni, più di 500 Guarani-Kaiowà hanno commesso il suicidio. Sono soprattutto giovani, il caso più eclatante un bambino di nove anni. Stanchi di aspettare l’intervento delle autorità, da alcuni anni. diversi gruppi hanno deciso di occupare le loro terre in azioni chiamate retomadas, provocando ovviamente il malcontento dei fattori, che a loro volta hanno reagito utilizzando uomini armati per intimidire, spesso anche uccidendo, gli indiani. Tutta questa realtà è ben descritta nella pellicola di Bechis, che ha utilizzato indigeni invece di attori professionisti per girare le scene. È un invito ad una presa di coscienza per una situazione che a breve porterà all’estinzione totale di un popolo.

Mercoledì 1 aprile 9pm Moma e giovedì 2 aprile 6 15pm FSLC.