PRIMO PIANO/CONFERENZE/New York canta Napoli

Michelina Zambella

Napoli, "a città d’o sole e d’o mare", continua a far parlare di sè, e questa settimana a New York è diventata, attraverso lo studio della canzone napoletana, un soggetto transnazionale, la cui identità viene rivelata attraverso testi musicali di emigrati in America. Emigranti nostalgici che l’hanno adorata, osannata e registrata in canzoni divenute popolari negli States, e ben presto in tutto il mondo. Nota, però, come parte della canzone italiana, priva dunque di un suo proprio riconoscimento. Da qui l’importanza di "Neapolitan postcards. The Canzone Napoletana as transnational subject", il primo convegno internazionale interamente dedicato alla canzone napoletana svoltosi, dal 19 al 21 marzo 2009, presso le sedi del John Calandra Italian American Institute e del Graduate Center della CUNY. L’evento è stato organizzato Calandra Institute e dall’International Centre for Music Studies dell’Università di Newcastle in collaborazione con l’Archivio Sonoro della Canzone Napoletana e RAI.

Lo studioso Joe Sciorra del Calandra Institute ce l’ha messa tutta e alla fine ha ricongiunto accademici e appassionati della canzone napoletana che da anni idealizzavano un incontro–dibattito di questo genere. È riuscito, infatti, con successo e grande soddisfazione a realizzare un programma intenso con panel, proiezioni videomusicali e l’allestimento di una mostra, intitolata "Chist’è New York". L’inaugurazione è avvenuta giovedi sera al Calandra Institute dove il Preside del Calandra, il Prof. Anthony Tamburri, ha accolto tantissimi ospiti, tra cui anche il Presidente del Queens College James Muyskens, l’istituzione universitaria della Cuny a cui appartiene il Calandra . "Il convegno è importante dal punto di vista culturale e storico-sociale– ha detto Tamburri - perchè la canzone napoletana riflette l’esodo e le esperienze migratorie di fine secolo; è una, se non l’unica, delle forme di musica popolare più famose nel mondo occidentale... sebbene noi la identifichiamo ancora come canzone italiana".

Nel suo intervento Sciorra, l’organizzatore che ha ringraziato tutti i collaboratori del Calandra, ha ricordato come ha lavorato intensamente al progetto nell’ultimo anno, ma che l’idea risale a più di 5 anni fa, quando assieme ad altri ricercatori e studiosi, come Simona Frasca, amanti della musica napoletana, ha cominciato a formulare proposte e idee. "La mostra, "Chist’è’ New York: The Mark Pezzano Collection of Neapolitan Sheet Music from New York", rimarrà in esposizione fino a fine giugno. È stata realizzata solo negli ultimi due mesi, grazie al lavoro della nuova coordinatrice, Rosangela Briscese e Pezzano, nonchè Rosaria Musco, Lisa Cicchetti e Carmine Pizzirusso".

I testi musicali risalgono agli anni ’20 e raccontano la storia dell’esodo e della vita dell’italo-americano a New York. Musicisti come Gennaro Amato, Eduardo Farfariello Migliaccio, Gilda Mignonette, Clara Stella divennero ben presto star internazionali, pur continuando a vivere nei quartieri dove i fan acquistavano i loro dischi, andando ai concerti. Canzoni classiche napoletane, come "Core n’grato" (1911), "Senza Mamma" (1925), "A cartulina ‘e Napule" (1927), furono composte e per la prima volta eseguite a New York. Da allora gli emigranti partenopei sono stati etichettati, diremmo, "a suon di musica". In Argentina, molti artisti hanno addirittura adattato melodie napoletane al ritmo del tango, come fece Carlos Gardel nel 1931 con una celebre canzone, divenuta presto una hit, "Como se canta en Nápoles". Nel corso del XX secolo cantanti e musicisti famosi, quali le Sorelle Andrews, Charles Aznavour, Count Basie, Elvis Presley, Violeta Rivas, Caetano Veloso, Frank Zappa e tanti altri, hanno contribuito a disseminare la canzone napoletana a livello internazionale.

A quell’epoca The Italian Book Company, Edizione E.Rossi e Edizione Pennino erano le case di registrazione che distribuivano il materiale registrato in Italia negli Stati Uniti, pubblicando anche le musiche composte negli States. La mostra contiene 31 pezzi, di cui testi musicali, sceneggiate e programmi dei concerti, che Mark Pezzano ha collezionato nel corso degli ultimi trent’anni, aggiungendo ai pezzi ereditati dal nonno tanti nuovi.

Maurizio Antonini, viceconsole italiano a New York, ha riportato il supporto del consolato per attività culturali che promuovono, attraverso la musica, il patrimonio italiano. "Questa conferenza è la realizzazione di un sogno. Abbiamo parlato a lungo di questo giorno e, finalmente, è arrivato. La canzone napoletana viene considerata come canzone italiana e non è internazionalmente riconosciuta come genere a sè stante. Questa conferenza intende, dunque, riportare l’interesse sulle canzoni napoletane, spostandosi dal locale al globale" ha detto Goffredo Plastino, The International Centre for Music Studies, University of Newcastle.

"Napoli possiede il più grande jukebox nel mondo, con una scelta tra oltre 40.000 titoli di sole canzoni napoletane. Un numero destinato a crescere quotidianamente, con il contributo di tanti, verso il traguardo di 100.000. Devo ringraziare New York perchè è stata la seconda casa produttrice di canzoni napoletane" – ha detto Paquito del Bosco, dell’Archivio Sonoro della Canzone Napoletana (RAI), nato quest’ultimo come un’iniziativa di Radio-RAI, ad opera di Paquito Del Bosco, Gino Aveta e Federico Vacalebre, con l’intento di raccogliere, documentare, digitalizzare e mettere a disposizione del pubblico ogni riproduzione musicale del repertorio canoro partenopeo. "A tutti voi chiedo di aderire alla campagna iniziata dall’Archivio Storico della Canzone Napoletana affinché quest’ultima possa essere inserita tra i beni immateriali patrimonio dell’umanità protetti dall’Unesco" – ha aggiunto Paquito.

A raccontare "l’America- seconda produttrice discografica della canzone napoletana" alla fine della serata il video realizzato nel 2006 da Veronica Diaferia "Closing Time: Storia di un negozio". La giovane regista, appena arrivata a New York, aveva letto sul nostro giornale della chiusura di alcuni negozi storici italiani, impossibilitati a pagare l’alto affitto nella nuova Little Italy. Così la Diaferia decise di voler raccontare, attraverso suoni ed immagini, la chiusura dello storico negozio di Ernie Rossi, costretto a traslocare. Un corto che, in soli 30 minuti, rivela anche un vero e proprio tesoro, quello della produzione musicale Rossi, cioè di chi ha fatto la storia della musica napoletana a Little Italy e in America.

Venerdì mattina, alla Elebash Recital Hall del CUNY Graduate Center, si sono aperti i lavori della conferenza con i seguenti speaker e rispettivi temi: Goffredo Plastino, "The composer and singer in context"; Giuliana Muscio dell’Università di Padova, "Francesco Pennino and the Italian-American Sceneggiata"; Simona Frasca dell’Università di Napoli Federico II, "Enrico Caruso and the Emergency of Italian Identity" (un estratto del suo intervento è pubblicato a pagina 7); Giulia Guarnieri del Bronx Community College CUNY, "The Musical and Literary Neapolitan Chant: The Songs of Aurelio Fierro". A seguire, nel pomeriggio, il panel di Joseph Sciorra, intitolato "Rita Berti: a Neapolitan Singer in New York", in cui Sciorra ha raccontato delle musiche della diaspora, con particolare riferimento a "Core ‘ngrato", lasciando poi la parola alla stessa Berti che ha descritto la sua carriera. E poi, Edward Smaldone del Queens College Cuny, con "Temporal/spatial considerations of the song"; mentre Samuel Patti, analizzando "Maria Mari"/"Oh, Marie: Acculturation from Neapolitan Song to Italian-American Jazz"; Jennifer Caputo dell’Università di Alabama, con "Tammurriata Nera": Collective Memory, Recuperation, and Contamination in a Neapolitan Song"; Jayson Kerr Dobney del Metropolitan Museum of Art, con "Cultural politics and economics of culture"; Mark Pezzano, ha parlato di "Tears and Triumphs: Five Topical Songs in Neapolitan from the United States, 1923-1941"; John La Barbera del Bergen Community College, "The Neapolitan Mandolin and Italian Music Publishing Houses in New York City during the Early Twentieth Century"; Jason Pine del Purchase College SUNY, con "Alternative Musics and Alternative Economies in Naples".

Sempre al CUNY Graduate Center, sabato hanno parlato: Paquito del Bosco,"Napoli International" in italiano; Paolo Santoni un estratto di "Neapolitan Heart (2002, 30 min); L’intervento di Anthony Tamburri era intitolato "Performing/screening identities"; e poi Alaina Wissner della Brandeis University con "Italian Immigrant Identity in American Sceneggiata Performances"; Giorgio Bertellini dell’Università del Michigan, "You Can Go Home Again: Santa Lucia Luntana, the Film"; Goffredo Plastino che ha parlato di "Neapolitan Jukebox" presentando la selezione di canzoni napoletane eseguite da artisti di tutto il mondo, curata da Paquito Del Bosco; "Hybridic formations in sound" di Joseph Sciorra, seguito da Ana Cara dell’Oberlin College, "From Canzone Napoletana to Tango Criollo"; Jim de Fazio dell’Arizona State University in Tempe, "Returning to Sorrento: Diasporic Hybridity in Italian-American Popular Music"; Goffredo Plastino, "Tutta n’ata storia: Authenticity and Otherness in the Neapolitan Song Canon", University of Newcastle.