SPECIALE/INTERVISTA/L’ American Dream è “già pronto”

Mary Palumbo

Deve essere stato un vero onore stare accanto al Presidente Barack Obama per oltre quaranta minuti. Salire sul palco della East Room, alla Casa Bianca, e raccontare la propria storia di successo, di americano figlio di italiani.

Marco Lentini, "babbo" calabrese e mamma fiorentina, nato in America 35 anni fa, è stato protagonista di un evento unico. Ad un mese dall’approvazione del piano di rilancio economico da 787 miliardi di dollari, la Casa Bianca ha invitato alcuni "small businessman" a raccontare la loro storia per farne tesoro. Da alcune decine di application, richieste dal Governo di Washington alle banche che hanno fornito aiuti, sono stati selezionati dodici candidati da tutta l’America, dalla Pennysilvania, al Texas, dall’italoamericano, ad una donna di colore fino ad una donna invalida che ha fatto del proprio limite un’opportunità. Storie di uomini e donne che hanno fatto delle loro storie un successo. Da questi dodici, che hanno avuto un meeting a porte chiuse con il presidente e il ministro del tesoro, Timothy Geithner, ne sono stati scelti due per raccontare le loro esperienze in diretta televisiva, Marco Lentini di "Già Pronto" e Cynthia Blankenship, vice direttrice della "Banca Cooperativa del West Texas".

La storia di Marco. Obama l’ha definita una storia esemplare di un imprenditore di successo, un rappresentante dell’"American Dream" finito bene. Il merito dell’Italo americano è quello di aver creato nei pressi del campus universitario della Penn University di Philadelphia, una catena di ristoranti su solide basi biologiche, proprio dove la filosofia del cibo spazzatura regna incontrastata da anni. "Quando ho cominciato la mia sfida Healthy Food vs Cheese Steak, tutti mi hanno detto che ero un pazzo. Le ricerche di mercato definivano Philadelphia come la città più grassa d’America – spiega Marco - la richiesta di insalata era pari allo zero". Puntare su prodotti di qualità, crederci, diversificare l’offerta, questo è un punto di forza di qualsiasi azienda. "In America la ristorazione fast food è onnipresente, io ho cercato solamente di offrire cibo più sano, più ricco, più fresco".

Parole che suonano come musica alle orecchie del neo eletto presidente Obama, salutista e sportivo, deciso in una chiara svolta nella politica alimentare statunitense. L’annunciato cambiamento è infatti destinato ad avere importanti effetti oltre che sull’economia, anche sull’alimentazione e sulla salute. Un vero e proprio sviluppo programmatico quello di Obama per l’agricoltura: "Incoraggiare i giovani a diventare agricoltori, sostenere l’agricoltura locale biologica, promuovere le energie rinnovabili, assicurare la copertura della banda larga nelle aree rurali, migliorare le infrastrutture nelle campagne" ed "estendere l’obbligo di indicare l’origine degli alimenti in etichetta". Un cambiamento di immagine confermato da un piccolo gesto "familiare" e simbolico: coltivare nell’orto della Casa Bianca broccoli e zucchine.

Un’American Dream all’Italiana. Il padre di Marco Lentini si è trasferito dall’Italia a soli 18 anni, passando per Ellis Island. Sua madre è venuta negli Stati Uniti per caso, in vacanza. Un colpo di fulmine scoccato tra i due che, sposi dopo solo un mese, si sono trasferiti insieme nel South Philadelphia. Un matrimonio felice durato quarant’anni. "Duro lavoro e tanto studio" confida Marco che ha avuto l’opportunità di studiare presso l’Università della Pennsylvania e conseguire un master alla Wharton School of Business. Ha lavorato a Londra per la Deutsche Bank, e a Wall Street come analista del Bankers Trust. Obama gli ha detto, scherzando, che è un esempio per tutti perchè ha cominciato proprio "dalle banche che ora stanno fallendo".

Studiare l’economia e le leggi della finanza, gli ha fornito gli strumenti per gestire la propria impresa. La laurea in Relazioni Internazionali e in Italianistica ha formato l’uomo che è oggi. Leader di se stesso, nominato nel 2007 "Young Entrepreneur of the Year".

"Le mie origini italiane, l’amore per la cucina e per la condivisione, la predilezione per il mangiare bene mi hanno portato a creare questo concetto di ‘bar-ristorante italiano’, connubbio tra sogno e realtà: Già Pronto". E’ stata la Susquehanna Bank che grazie al SBA program del 1986 – racconta Marco – ha finanziato per prima il suo progetto, 5 anni fa. Ora abbiamo quattro distribuzioni nello stato di Philadelphia, ma speriamo di salire a sei entro il 2010. "Grazie al recente stimulus plan previsto dal governo Obama – spiega Marco – si darà un maggior sostegno alle piccole e medie imprese. Il mio lavoro mi renderà 26mila dollari in più l’anno, perchè pagherò meno tasse. Soldi che andranno direttamente alla formazione del mio personale, per aprire un altro ristorante della catena e assumere nuovi impigati. Per fare questo servono almeno 50mila dollari di capitale e il Presidente mi eviterà di spenderne la metà in tasse. Questo significa forza lavoro: 20 nuovi impiegati da assumere che si trasformeranno in nuovi acquirenti. Andranno a spendere nei malls, acquisteranno una nuova casa, pagheranno le rate per l’auto. Rilanceranno l’economia".

Bisogna sì, aiutare le grandi compagnie a salvarsi – spiega Marco – ma quando aiuti General Motors o General Electric "i soldi non li vedi" mentre più di metà degli impiegati lavorano nelle piccole imprese e 65 % dei nuovi lavori vengono creati da queste. Nello small business "quei soldi sono investimenti reali che impieghi subito e vanno al popolo".

Vacanze fiorentine, sogno americano. "Anche se è dura – mi spiega Marco – qui è ancora possibile realizzare l’American Dream. Se hai talento, dopo un po’ riesci a vedere i risultati, senza che ti chiedano che lavoro fanno il babbo o la mamma... E si vede anche con l’elezione del presidente che ha fatto storia".

Tu italiano d’america torneresti in Italia? "Ci torno in vacanza. E un giorno spero di tornarci quando andrò in pensione. Ora come ora no. L’America ti offre dei tipi di opportunità, nel bene e nel male, che in Italia ci sogniamo. Prestiti governativi che coprono il 75% dei propri investimenti. Io ho avuto un’istruzione buonissima con una ‘blind admission’, a costo zero. Mi hanno accettato per i miei meriti, senza vedere se avevo soldi nel portafogli. 40mila dollari l’anno di università che ti finianzi con lo studio e le capacità. Tutte cose fanno parte dell’American Dream."

Ultima domanda, per dare sfogo alla mia curiosità. Ma ad Obama gli sono venuti davvero i capelli bianchi come dicono? Sorride e mi dice di si. "A chi non sarebbero venuti al posto suo. Anche se rimane una persona carismatica, brillante, semplice".

Realizzare l’American Dream non è più così facile oggi. Salire i gradini della scala sociale studiando e lavorando – l’idea alla base del sogno americano – sembra ormai superata. Secondo un’inchiesta del Newsweek "Dal 2000 i neo laureati in America hanno visto diminuite i propri stipendi, mentre trovare lavoro è diventato sempre più difficile". Ma l’ottimismo di Obama e il suo realismo ci fanno sperare ancora una volta. "Nel meeting – racconta Marco - ci ha ricordato della Microsoft Corp, società dal fatturato miliardario, nata in un garage; della Apple, che costruiva i primi calcolatori a mano...".

Le crisi ci saranno sempre, ma in ogni crisi si possono trovare grandi opportunità. A realizzare i veri sogni – come quello di Marco - si arriva con tanti piccoli passi.