PUNTO DI VISTA/I nuovi satrapi

Toni De Santoli

Elisabetta de Dominis, domenica 8 marzo, ha scritto per Oggi 7 un nuovo, pregevole articolo. Il titolo: "I nuovi colonialisti". I "nuovi colonialisti" sono imprenditori senza scrupoli, senza senso civico, senza senso del sociale, che in patria liquidano in un battibaleno centinaia, se non migliaia, di dipendenti poiché è per essi ben più redditizio aprire fabbriche (o parvenze di fabbriche) in India o in Paesi dell’Europa Orientale. Questi imprenditori gravitano quasi tutti intorno alla destra o al centrodestra italiani, così come venti o venticinque anni fa si gravitava, con spumeggiante "abandon", intorno al Psi e alla Dc. Ma la vecchia Dc faceva più attenzione a elargire favori, una certa decenza ce l’aveva. Ce l’avevano una certa decenza gli Storti, gli Zaccagnini, i Colombo (questo detto da chi a quell’epoca "non" votava scudocrociato).

Ma i "nuovi colonialisti" del connubio impresa-politica, iniziativa privata-area di centrodestra, noi li definiremmo più volentieri "i nuovi satrapi". Ce li hanno infatti i modi, l’aria da satrapi. Circolano per le vie di Roma tronfi e compiaciuti. Trattano camerieri e baristi o con artefatta affabilità (condiscendenza, quindi) o, nella maggior parte dei casi, con gelida spocchia. Abituati ormai a farsi servire a ogni piè sospinto, si aspettano sempre più ossequi e riverenze. Anzi, gli ossequi e le riverenze le pretendono. Non ne sono mai sazi. Neanche quando appaiono ebbri. Ma giorni fa si è superato ogni limite con la ormai ben nota vicenda delle quaranta auto blù impiegate perché a un imprecisato numero di questi personaggi venissero recapitati biglietti (omaggio, s’intende…) per la partita di pallone fra la "Roma" e l’"Arsenal" in programma allo Stadio Olimpico. Pensate: quaranta automezzi dello Stato Italiano al servizio di "altolocati" ‘tifosi’, patiti del calcio. Un giorno, sarà stato intorno al 1935 (scusate questo qualunquista…), mia nonna ebbe la malaugurata idea di chiedere a mio nonno l’uso della sua automobile (fornitagli dallo Stato) in modo da poter fare acquisti con una certa celerità. Pronta e sdegnata la replica di suo marito: "Quella automobile è un’automobile dello Stato, non è quindi fatta per portare a spasso te e i ragazzi, punto e basta!". E non se ne parlò più.

I "nuovi satrapi" ci tengono a farsi vedere in giro con donne "mozzafiato". Donne fra i venti e i trenta-trentacinque anni. Donne truccatissime, alcune delle quali levigate, dall’abbigliamento sfarzoso (quindi privo di stile), piacenti, molto piacenti. Si guardano anch’esse intorno, con "giocosa" attenzione, quando sfilano nelle vie del centro di Roma o quando entrano in ristoranti "alla moda" presidiati da maitre untuosi e affettati che quindi veri maitre non sono… Vogliono essere notate. Vogliono che si noti la loro presenza al fianco di uomini che "contano", uomini di "successo" al cui passaggio si piegano parecchie schiene. Loro, i "nuovi satrapi" di meglio non chiedono. Ma alle accompagnatrici riservano ben poca attenzione (quella, tanto, gliela prestano nell’alcova) e nel locale di grido abbordano grandi questioni nazionali che senza il loro intervento non avrebbero possibilità di successo…

Per i "nuovi satrapi", o per parecchi di loro, sfoggiare in pubblico (soprattutto in pubblico) la donna avvenente e vaporosa che altri comuni mortali possono soltanto ammirare, rientra in uno "status symbol" che secondo i cultori di questo "status symbol" (…) è il massimo che si possa raggiungere. Nel costume italiano e francese da secoli e secoli troviamo la figura della mamma che sollecita la figliola a raggiungere con ogni mezzo l’agiatezza, la "rispettabilità". Ma alle loro accompagnatrici, i satrapi dagli occhi di ghiaccio del Terzo Millennio italico una sola cosa negano e sempre negheranno: la rispettabilità.