Il rimpatriato

Finalmente la giustizia

Franco Pantarelli

E' diventata definitiva la condanna all’ergastolo inflitta dalla giustizia italiana al capitano Alfredo Astiz, responsabile dei "voli della morte" con cui la dittatura militare argentina si liberava degli oppositori considerati "irrecuperabili" gettandoli nell’oceano dagli aerei. L’altro giorno la Corte di Cassazione, cioè l’ultimo grado di giudizio, ha riconosciuto in Astiz il coordinatore e il responsabile di quei voli ed ha confermato i giudizi gia emessi dalla Corte d’Assise e dalla Corte d’Appello. Per lui non cambia nulla, visto che in prigione c’è già e le prospettive di uscirne sono decisamente scarse. (Nel dicembre scorso - proprio mentre si celebrava la giornata internazionale dei diritti umani - uno di quei magistrati che collaborarono con la dittatura e che ancora oggi riescono a conservare il proprio posto grazie a regole in ritardo di aggiornamento aveva provocatoriamente decretato la sua scarcerazione ma c’era stato subito l’intervento di un altro ufficio della magistratura argentina per far restare Astiz in prigione). Ma poiché questi sono tempi di simboli è bello rallegrarsi una volta tanto con una sentenza simbolica che scalda il cuore.

Astiz, è emerso nel processo, era la "stella" dell’Esma, l’accademia della marina militare argentina che con la dittatura era diventata il maggiore centro di raccolta degli oppositori che le pattuglie sequestravano. Era lui che decideva quali sequestrati "lavorare" per qualche tempo per vedere se li si poteva convincere che i militari erano costretti a fare quello che facevano per difendere l’Occidente cristiano e quali dovevano invece essere imbarcati nei "voli della morte" perché tanto con loro non c’era nulla da fare. Era lui che preparava le liste dei "partenti" e la frequenza delle partenze, e certamente non si faceva scrupoli nel mostrare la goduria che gli procurava quel potere da "angelo rosso" (così lo chiamavano per via del colore dei suoi capelli) di stabilire con un semplice gesto la morte del tale sequestrato o la vita (almeno ancora per un po’) del tal’altro. A un certo punto si intrattenne a lungo con una sequestrata, Maria Alicia Milia, e un po’ per intimorirla e un po’ per vantarsi le raccontò la genesì, diciamo così, dei "voli della morte". Si era ricorso a quel metodo - aveva spiegato - dopo avere constatato che i cadaveri di quelli gettati nei fiumi venivano troppo spesso "restituiti" dalla corrente, mentre in alto mare avrebbero proveduto gli squali a farli sparire. Aveva anche spiegato che i voli erano necessari per "fare posto" ai nuovi sequestrati sempre in arrivo e aveva anche illustrato, alla terrorizata Maria Alicia, quello che lui sembrava considerare un "tocco" di umanità. L’idea cioè di iniettare del pentotal ai sequestrati prima di gettarli dagli aerei, affinché non si rendessero del tutto conto di ciò che stava per accadere (ma c’è anche il dubbio che quelle iniezioni servissero a evitare gesti "estremi" da parte di gente non aveva più niente da perdere).

A rendere legittimo il processo in Italia contro Alfredo Astiz è stato l’accertata esistenza fra le vittime di quei voli di almeno tre cittadini italiani: Angela Maria Aietta del Gallo, Giovanni Pegoraro a sua figlia Susanna, che al momento del sequestro era incinta. Aspettarono che mettesse al mondo la sua bambina per darla in "adozione" a uno degli aguzzini e poi la misero in uno dei "voli". Dopo tanti anni, però, l’organizzazione delle famose "Nonne di Plaza de Mayo", che dalle coraggiose protese di un tempo nella suddetta piazza sono passate all’impegno di trovare i bambini "rubati" con sistemi sofisticatissimi, hanno rintracciato quella bambina, ormai adulta, restituendola ai suoi restanti parenti.

Non so chi siano i giudici della Cassazione che hanno emesso la sentenza, non so di che colore siano le loro toghe, ma in quanto mezzo italiano e mezzo argentino, come mi capita di sentirmi adesso, li ringrazio con tutto il cuore per l’opera di giustizia che hanno compiuto nei confronti di un miserabile assassino come Alfredo Astiz, ma anche per la "controtendenza" che hanno segnato rispetto a Silvio Berlusconi che, tronfio nel suo potere, inzuppato nella sua volgarità e adagiato nella sua ignoranza aveva ridotto quell’immane tragedia dei voli della morte a una storiella per i suoi fans. La Cassazione, magari perfino senza volerlo, ha ricordato a tutti che Berlusconi non è l’Italia ma solo la sua parte peggiore.