ANALISI/POLITICA ESTERA/L’ Italia all’attacco del potere di veto

S. V.

L' Italia all’Onu rilancia e propone una moratoria sul potere di veto, per temi come il genocidio o gli interventi umanitari: ne ha parlato lunedì scorso per la prima volta al Palazzo di Vetro il rappresentante permanente italiano Giulio Terzi. "Il Consiglio di Sicurezza va riformato" e "non si può lasciare fuori da questa riforma il tema chiave del potere di veto", oggi appannaggio di Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Russia e Cina, ha indicato Terzi nel corso della riunione plenaria dell'Assemblea generale dedicata alla riforma del Consiglio di Sicurezza.

L'abolizione del potere di veto -che permette ai Cinque di bloccare le decisioni del Consiglio- continua a registrare l'assoluta opposizione dei cinque paesi che lo detengono. Ma la quasi totalità dei paesi dell'Onu, come è stato ribadito durante la riunione da rappresentanti di tutte le aree geografiche, la appoggiano, anche se con diverse sfumature.

"Comprendiamo - ha proseguito Terzi - la richiesta degli stati africani di abolire il veto", considerato ormai un istituto obsoleto e che "contrasta con l'esigenza di rappresentatività ed efficacia" dell'organo che decide sulle minacce alla pace e alla sicurezza internazionale. "E' per questo -ha spiegato Terzi agli ambasciatori dei 192 paesi dell'Organizzazione- che occorre agire con realismo e lavorare ad una riforma del veto che ne riduca gradualmente l'applicazione quando, ad esempio, il Consiglio decide su materie quali il genocidio o gli interventi umanitari". L’ambasciatore Terzi suggerisce che l'Assemblea Generale decida "una moratoria sul concreto uso del veto che faccia parte di una complessiva riforma del Consiglio di Sicurezza nella quale le questioni del veto, dei nuovi seggi e della loro dimensione regionale sono tutte strutturalmente collegate".

Già due settimane fa, la missione diplomatica italiana all’Onu aveva marcato i toni della sua proposta. L'Italia, è stato più volte ricordato, è stato uno dei primi Paesi a chiedere una riforma del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e come ormai tutti o quasi i membri delle Nazioni Unite auspica ora che si giunga ad un accordo in tempi rapidi. Come ha ribadito l'ambasciatore Terzi "una riforma serve subito e l'Italia la chiede da tempo. Anche noi auspichiamo che il processo sia rapido e renda il Consiglio più inclusivo, efficace e rappresentativo". "Come dimostra il dibattito degli ultimi giorni - aggiunge Terzi - il problema che sta bloccando i negoziati resta quello delle ormai obsolete pretese di alcuni stati di avere seggi nazionali permanenti. Ciò, a fronte di un sempre maggiore consenso che emerge tra i 192 per un approccio che porti a seggi regionali". "E' in questo contesto - aveva concluso il rappresentante permanente qualche giorno fa - che l'Italia sta spingendo per l'utilizzo 'istituzionalmente europeo' di uno dei seggi di nuova creazione".

Francia e Gran Bretagna, i due membri permanenti europei del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, avevano a sua volta spinto per un accordo sulla riforma del Consiglio entro luglio. Lo aveva annunciato due settimane fa l'ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert, al termine della prima delle quattro riunioni al Palazzo di Vetro. La proposta franco-britannica mira ad ampliare il Consiglio di Sicurezza dai 15 attuali a un totale di 20 o 21 membri, attraverso "una riforma interinale" e provvisoria. L'ampliamento si farebbe attraverso una nuova categoria di membri, scelti su base regionale, con un mandato più lungo (si parla di cinque anni, rinnovabili immediatamente) rispetto a quello attuale di due anni per i membri non permanenti. Parigi e Londra propongono una fase iniziale di 15 o 20 anni al termine della quale si passerebbe allo studio di una fase successiva della riforma, che potrebbe portare all'istituzione di nuovi seggi permanenti oltre ai cinque attuali con diritto di veto (Usa, Gb, Francia, Russia e Cina). Ripert ha riconosciuto che la proposta franco-britannica, varata al Vertice di Londra il 27 marzo 2008 "nasce dalla volontà condivisa, emersa nel corso di discussioni con Paesi come l'Italia e la Germania, di uscire dal vicolo cieco. Ora il presidente (Nicolas) Sarkozy vuole fare molto in fretta".

Con la riunione dedicata al tema dell'aumento del numero dei membri (attualmente 15, di cui 5 permanenti e 10 elettivi), dallo scorso mese è quindi entrato nel vivo il negoziato tra i 192 paesi dell'Onu su come riformare il consiglio di sicurezza e renderlo più adeguato alla mutata situazione internazionale. La questione delle "categorie" di paesi interessate da un eventuale ampliamento del consiglio è la più delicata, perché riguarda anzitutto la possibilità di creare nuovi seggi permanenti, sui quali alcuni paesi hanno da tempo posto la loro candidatura, a cominciare dal gruppo dei cosiddetti G4 (Germania, Giappone, India e Brasile). "Abbiamo bisogno di un Consiglio più capace di rispondere alle nuove sfide", aveva ribadito due settimane fa durante un suo intervento l'ambasciatore italiano all'Onu Giulio Terzi che, come sottolineato anche da numerosi altri partecipanti al dibattito, aveva dichiarato che "non si può accettare che il negoziato sia bloccato dalla riproposizione della ormai vecchia formula dei nuovi seggi permanenti di tipo nazionale".

Secondo Terzi infatti ci sono intere regioni del mondo, ad esempio l'Africa, sottorappresentate in un Consiglio di Sicurezza "che proprio al continente africano nel 2008 ha dedicato la metà delle sue riunioni".