SPECIALE/ISTRUZIONE/L'italiano si impara cantando

di Rita Pasqui*

Sarà capitato anche a voi / di avere una musica in testa... cantavano Raffaella Carrà, Mina e Sylvie Vartan molti anni or sono. E a voi è mai capitato di avere una melodia, una canzonetta "incollata" nella testa che vi perseguita giorno e notte al punto da non resistere a canticchiarla, fischiettarla, ripeterla mentalmente? Se vi succede, avete contratto il classico verme dell’orecchio: ma non spaventatevi, non è nulla di grave; dopo qualche ora o al massimo un giorno, il "verme"... se ne va. E d’altra parte, se si tratta di insegnare o di imparare una lingua straniera, questo fastidioso inconveniente, anche definitosong-stuck-in-my-head phenomenon, può risultare addirittura vantaggioso, perché permette di ricordare più facilmente i vocaboli legati alla melodia.

Nella mia esperienza di insegnamento con studenti undergraduate, utilizzo moltissimo le canzoni, perché, oltre ad "inchiodarsi" nella testa, facilitando la memorizzazione di vocaboli e strutture, rappresentano un ottimo esercizio di imitazione, divertente e naturale, in cui la pronuncia è guidata e facilitata dal ritmo musicale. La ripetizione di gruppo, poi, incoraggia i più timidi ad alzare il volume della voce e quelli che di solito sono restii ad intervenire in classe per paura di sbagliare acquistano maggiore sicurezza.

Inoltre, le canzoni sono dei materiali autentici, frutto e specchio della nostra cultura, prodotte da parlanti nativi per parlanti nativi, e non hanno nulla della artificiosità che spesso caratterizza molti testi di italiano appositamente scritti ad uso e consumo dello studente americano.

Ogni volta che propongo una canzone, trovo studenti fortemente motivati ad ascoltarla e a conoscerne il cantante, in primo luogo perché i ragazzi americani, come forse i giovani in generale, sono degli avidissimi divoratori di musica. Ciò che più mi colpisce nei miei studenti è che non hanno pregiudizi su nessun tipo di musica, ma che con mentalità aperta e buona disposizione d’animo accettino di ascoltare sia brani d’opera che canzoni sanremesi, spaziando dal pop melodico di Laura Pausini o Eros Ramazzotti al rap italiano di Jovanotti, dall’hip hop di Articolo 31, 99 Posse e Caparezza alrock di Vasco Rossi o di Gianna Nannini, fino al blues di Zucchero: naturalmente hanno preferenze e gusti ben precisi in fatto di musica, e sono capaci di esprimere giudizi acuti e ben argomentati, a volte anche negativi, su ciò che viene loro proposto. Ma questo non toglie loro l’entusiasmo e la curiosità per tutta la musica italiana, che dunque rappresenta per i docenti una fonte preziosissima di materiale linguistico e culturale.

Tuttavia, è importante per noi insegnanti essere consapevoli di certe differenze tra lingua cantata e lingua parlata: nelle canzoni ci sono profonde modificazioni fonologiche (suoni che si allungano o si abbreviano a seconda delle necessità musicali), l’intonazione scompare del tutto, sostituita dalla melodia, e molti altri elementi cambiano. Ad esempio, vi siete mai chiesti perché nell’italiano parlato la forma più comune di direI love you è Ti amo (con il pronome atono) mentre le canzoni sono piene di io amo te,/ ma tu non ami me,/ e se non m’ami più.../ Dio, come farò ? O perché sono piene di futuri? La risposta è semplice: perché le parole sono "schiave" della musica. Soprattutto nella canzone pop, è sempre la melodia ad essere composta per prima e il paroliere deve seguire un disegno obbligato -la "mascherina" melodica, appunto- che lo costringe ad inserire sempre delle parole tronche (pausa linguistica) laddove esiste la pausa musicale e metrica. Questa totale limitazione della libertà linguistica lo costringe a ripetere formule fisse, ad impiegare rime abusate e banali (come la tipicafiore/cuore/amore ) con un conseguente svuotamento semantico del testo. Insomma, il risultato è a volte alquanto scadente dal punto di vista poetico. Nella canzone "d’autore", invece, un genere non di consumo, o comunque meno commerciale, le parole hanno più frequentemente il predominio sulla musica: ne escono fuori testi di notevole qualità letteraria, spesso delle vere e proprie poesie, come certi brani di Fabrizio De André e Ivano Fossati, ma anche di Lucio Dalla o Franco Battiato, fino a Tiziano Ferro e Carmen Consoli, cantanti piuttosto distaccati dalle logiche di mercato.

In ogni caso, la canzone rappresenta una forma di letteratura molto vicina ai giovani, da loro fruita abbondantemente ed apprezzata, e alla New School viene largamente impiegata da noi insegnanti come "trampolino di lancio" per farli avvicinare alla letteraturatout court, alla cultura e alla storia italiana, e nello stesso tempo per far loro praticare la lingua divertendosi.

 

*Serie curata dagli insegnanti della Università The New School: Caterina Bertolotto, Giuseppe Manca, Francesca Magnani, Rita Pasqui, Stefano Vaccara, Gina Vutera.

Per maggiori informazioni Tel. 212 229 5676

email foreignlanguages@newschool.edu