SPECIALE/LIBRI/L’emigrazione “letteraria”

DI FRANCO BORRELLI

L'emigrazione vista con altri occhi, non di chi s’è lasciato alle spalle le sue terre, ma di chi restando ha visto gli "altri" partire allontanandosi a volte per sempre. Un’esperienza per chi l’ha vissuta (o la vive) lacerante, un fenomeno sociale che per noi, dall’Unità in poi, ha segnato il destino e le realtà di singoli, di masse, di regioni.

Ne è nato così «Gli scrittori italiani e l’emigrazione» di Francesco De Nicola (Università di Genova), un volume che delinea la struttura e il valore di Ghenomena [www.ghenomena.it, info@ghenomena.it], una nuova casa editrice nata recentemente a Formia (Latina), e capace già di imporsi per serietà, consistenza e suggestioni destinate a lasciare il segno. Non una storia classica dell’emigrazione, questa, e neppure un racconto fantastico della stessa. Semplicemente un modo originale di ripercorrere le ragioni e le lacerazioni della migrazione attraverso il canto di scrittori e poeti (non molti in verità) che le hanno registrate nelle loro pagine.

"Questo saggio... ripercorre i testi letterari che hanno trattato questo tema, mettendone in luce le diverse problematiche, le sofferenze e le umiliazioni subite dai nostri connazionali all’estero, non di rado vittime di quegli stessi pregiudizi e di quello stesso razzismo che viene talora riversato sugli immigrati che hanno scelto di vivere in Italia".

Una visione bifronte, quindi, dell’emigrazione: quella soprattutto fuori dall’Italia e l’altra, dei nostri giorni, che per teatro ha proprio la Penisola. E’ Dante a dare il la a questo canto umano, patetico e sanguigno ("Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scender e ’l salir per l’altrui scale..."), per proseguire poi con le pagine di Petrarca, De Amicis, Pascoli, Ungaretti, Pirandello, Soldati, Rigoni Stern, Sciascia, Strati, Sgorlon, Magris, Biamonti, Rimanelli, Di Biasio, Mazzucco e altri che qui sarebbe troppo lungo e freddo enumerare.

Ne vien fuori così una sorta di "cronica" particolareggiata, di diario accorato, di approfondimento narrativo, ove De Nicola, insieme e attraverso gli altri autori, ci guida attraverso le "diverse angolazioni e problematiche" di una esperienza "comunque traumatica sebbene non sempre illusoria".

E’ un saggio, questo, che si differenzia da quelli tradizionali perché si fa leggere e seguire come un romanzo, di capitolo in capitolo [e che, data anche la sua mole, non mette affatto a disagio il lettore]. Così le varie sezioni assumono la misura e lo spessore di tappe dello spirito, e ci fanno compagnia nella (ri)scoperta di un pianeta di cui anche noi si è in qualche misura parte, dall’"Emigrazione di massa" a "De Amicis e l’Argentina", da "Un poeta contro l’emigrazione: Giovanni Pascoli" a "L’inizio del Novecento: Pirandello, altri siciliani e Ungaretti", da "Gli anni del fascismo: Soldati e Pavese" a "Dal dopoguerra agli anni ’80: racconti e romanzi", fino a "Verso la fine del Novecento e oltre: molte pagine sull’emigrazione che non c’è più". Al tutto, poi, proprio come in un saggio che vuole, pur nella sua semplice linearità ed essenzialità, essere onnicomprensivo, vanno ad aggiungersi i necessari indici delle opere prese in esame (e che di per sé costituiscono altre fonti di ricerca offrendo esse infiniti motivi di indagine) e dei nomi: la lettura, la meditazione e il confronto, nonché i salti di tempo da una pagina all’altra, da un poeta all’altro, da uno scrittore all’altro, diventano così meno azzardati e facilitati al massimo.

"Uno dei fenomeni più vistosi e più problematici del nostro tempo - è subito ben precisato nella Presentazione - è lo spostamento di masse sempre più ingenti di uomini e donne dai propri paesi di origine verso terre alle quali chiedono di essere ospitati, uno spostamento che, per lo più, segue gli assi sud-nord ed est-ovest... Questi spostamenti di popoli - si continua - hanno portato e portano spesso forti contrasti tra gli indigeni e gli immigrati: spesso i primi sono sospettosi di veder messi in gioco i propri secolari diritti, così come talora sono poco disposti ad accogliere quanti vengono a vivere tra loro, i quali a loro volta, portandosi dietro proprie abitudini e fedi religiose, non sempre sono capaci di integrarsi con le popolazioni locali. E poi, inutile negarlo, da molti, ancora da troppi, ‘l’altro’ è guardato con sospetto e timore...".

Il discorso quindi, inevitabilmente, finisce col toccare anche le delicate corde dell’intolleranza di cui, gli uni e gli altri, si fanno protagonisti, cedendo purtroppo anche a forme violente di fanatismo e razzismo. Leggere, quindi, queste pagine, per essere poi indotti a leggere le "altre" pagine, per capire e capirsi meglio; e per trovare, insieme, un modo di vivere che non neghi i diritti di nessuno e rispetti al massimo libertà e culture anche le più lontane e contraddittorie fra loro. Certo un percorso arduo e difficile, ma la ragione e la logica (e il cuore) non ne possono negare l’utilità e l’inevitabilità, nonché l’umanità.