Lirica \ Álvarez, una voce tutta Verdi

di F.B.

Chi dice Verdi dice tenore, voce da tenore. E’ con lui, infatti, che il castrato o il belcantista per eccellenza vanno un po’ in soffitta o vengon messi in disparte. Con lui il tenore mette i piedi per terra, diventa umano, e rivela una passionalità e una sanguignità esemplari. Radamès, Riccardo, Rodolfo, Don Alvaro, Manrico, Oronte, Ernani, Don Carlo, Macduff e Otello - solo per citarne alcuni - diventano così parte del collettivo universale, espressioni vocali d’una terrignità fatta di adorazioni, passioni, gelosie, vendette, forze oscure e luminosità che ci contraddistinguono, come umanità, da sempre.

Ce ne dà un’incredibile prova Marcelo Álvarez (nella foto) che in «The Verdi Tenor», un Cd della Decca (gruppo Universal Classics), raccoglie il fior fiore della produzione del Cigno di Busseto per tenore espresso nell’"Aida", nel "Ballo in maschera:", nella "Luisa Miller", nella "Forza del destino", nel "Trovatore", nei "Lombardi", nell’"Ernani", nel "Don Carlo", nel "Macbeth" e nell’"Otello", cioè nel meglio che l’opera possa in assoluto offrire. L’accompagna qui il maestro Daniel Oren, sul podio a dirigere Coro e Orchestra Sinfonica di Milano "Giuseppe Verdi" (potenza del nome!). C’era rimasto, nella memoria vicina, il prezioso "Duetto" del 2003 che, dinanzi al Colosseo, Álvarez interpretò col nostro Salvatore Licitra, e quella memoria trova qui conferma piena.

L’artista argentino è ormai nel pieno della sua maturità artistica: notevoli infatti i risultati, tecnici e di colore, qui offerti, e la certezza che egli ci riservi ancora altre piacevoli sorprese. Dotato com’è d’una forza vocale assai naturale (sembra cedere un po’ allo sforzo solo quando, come nel "Ballo", da tenore deve trasformarsi in qualche tratto in baritono), Álvarez rivela un fraseggio chiarissimo e una spontaneità notevole nei do e nel raggiungere altri "quartieri alti".

In quest’album è difficile scegliere quale aria o romanza o cabaletta sia la perla più genuina e preziosa; lo si deve ascoltare come un "unicum" dalla suggestione incredibile, per quel turbinìo di passioni e d’emozioni che i suoi personaggi sperimentano e passano a chi li ascolti. Da sottolineare per la cronaca, nelle pagine dal "Trovatore", la compagnia che a lui fanno il soprano Annalisa Raspagliosi e il tenore Arturo Chacón-Cruz.

Nato a Córdoba nel ’62 il tenore vive da anni a Milano. Ragioniere inizialmente e impegnato nella compravendita e costruzione di mobili, il cantante argentino ha cominciato a studiare canto relativamente tardi, e il trasferimento a Milano è stato per lui in ciò decisivo. Molti critici affermano che i suoi toni ricordino da vicino quelli di certi Domingo e Carreras.

Poco dopo il suo arrivo in Italia, nel ’95, esordì ne "La sonnambula" alla Fenice. Dopo vennero la Scala ("Linda di Chamonix"), la Bastille ("Traviata") e, sempre come Alfredo, anche il Met. "Tenore di grazia, con stile leggero", Álvarez si sta sempre più imponendo ultimamente anche in ruoli scuri e drammatici più spinti, e quest’album sta a dimostrare quanto notevoli e suggestive siano le sue capacità.