MUSICA CLASSICA/Garden State azzurro

di Franco Borrelli

Il Garden State si tingerà d’azzurro, musicalmente parlando. «Italy, Land of Song & Expression» sarà infatti il titolo di un imponente ed importante festival che la New Jersey Symphony Orchestra dedicherà al Bel Paese durante la stagione 2009-’10. Non era mai accaduto prima, se non andiamo errati, - non solo con il prestigioso ensemble del New Jersey ma anche con altri importanti complessi artistico-musicali nordamericani -, che si dedicasse un tal programma ai compositori peninsulari; in tempi vicini, infatti, nulla di simile era mai così particolareggiatamente avvenuto (ad eccezione, ovvio, del Met che alla nostra opera dedica sempre gran parte del suo cartellone, anno dopo anno).

Non solo motivo d’orgoglio, quindi, ma anche riconoscimento dovuto alla Penisola che, in quanto a belcanto, sappiamo non aver rivali e che, nell’àmbito più propriamente sinfonico-orchestrale, - in qualità almeno (non certo in quantità) -, non sfigura affatto dinanzi alle altre ferree tradizioni d’Oltralpe. Non lo diciamo per campanilismo, ma per convinzione. Ci son mancati certo, nei secoli, spessore e potenza propagandistica, nonché il coraggio d’affrontare, in chiave sinfonica appunto, tempi e temi universali che invece abbiamo poi ampiamente (e in che maniera!) sviluppato nella lirica. Basterebbe riandare, per averne un’idea, se non proprio a Monteverdi e al Barocco, all’influenza che i nostri "maestri" hanno sempre avuto sul resto d’Europa, dagli Scarlatti ad Albinoni, da Vivaldi a Paganini, per giungere poi a un XX secolo ove - questione di tradizione e di forza - i nostri (Respighi, Busoni per venire poi a Berio & Co.) sono stati in gran parte surclassati dalle affermate potenze musicali del resto d’Europa. Ma, ripetiamo, questione di quantità più che di qualità.

Saranno proprio il Prete Rosso veneziano, infatti, e Ottorino Respighi a farla da gran padroni il prossimo inverno, e saranno essi in ottima compagnia perché s’andranno ad affiancare al titano Verdi, e ad altri superdèi dell’Olimpo lirico quali Donizetti e Puccini.

Neeme Järvi, nominato recentemente "Conductor Laureate & Artistic Advisor" dell’orchestra con sede a Newark (www.njsymphony.org), guiderà tutta una serie di concerti che, al solito, verranno portati in ogni angolo dello Stato Giardino; dall’NJPAC di Newark ("casa centrale") al War Memorial di Trenton, dal Community Theatre di Morristown al Count Basie di Red Bank, dal bergenPAC di Englewood allo State Theatre di New Brunswick, dal Richardson Auditorium di Princeton al McCarter, sempre a Princeton. Non ci saranno scuse, insomma, per i patiti della buona musica e del belcanto: non si deve andare da nessuna parte né troppo lontano: l’NJSO viene proprio dietro casa nostra, seguendo con dedizione e convinzione una missione in atto ormai da anni, quella cioè di andare a visitare il pubblico nelle aree in cui si risiede e non chiedendo, come tanti altri complessi fanno, di lasciare casa loro e, in treno o in auto, recarsi nei dichiarati templi della lirica e\o della classica d’oltre Hudson (1-800-ALLEGRO).

Sarah Chang, delicata e coinvolgente virtuosa americana di origini coreane, sarà il fiore all’occhiello della NJSO: la celebre violinista interpreterà lo stupendo poema vivaldiano delle "Quattro stagioni" (Newark, New Brunswick e Morristown). La Chang evidenzia una sua naturale e spontanea lettura dello stupendo ed umano concerto "ecologico", con le luminosità che esso suggerisce, le malinconie e con il sottolineare poeticamente le nostalgie e l’inevitabilità del tempo scorrente.

«In questi concerti - è stato scritto a proposito delle "Quattro Stagioni" -, notevole è l'uso strumentale e coloristico che Vivaldi fa degli archi. La sua ingegnosità nell'inventare nuovi timbri, e nuovi accostamenti, sembra non avere limiti. Tutte le tecniche d'arco sono presenti: gli energici unisoni per la tempesta, la sordina per gli uccelli, il contrasto frequente tra arco e pizzicato, le corde pizzicate».

Difficile scegliere quale dei quattro si confaccia maggiormente alla nostra anima e alle nostre passioni: ascoltiamolo come un unicum questo stupendo poema musicale, partecipando al gioco delle emozioni e delle sensazioni dalle note suggerite, e poi ognuno di noi deciderà per sé (un suggerimento? Tra tutti i "larghi" e gli "adagi", non solo di queste speciali Stagioni, provate a vedere se ve ne sia uno più coinvolgente e più pateticamente suggestivo di quello che fa da raccoglimento ai temi iniziale e conclusivo dell’Inverno).

Ampio spazio, dicevamo, spetterà alla nostra produzione sinfonica, o a quella che fuori dall’Italia ai nostri umori e ai nostri colori s’è maggiormente ispirata. Ottorino Respighi la farà da dominatore, con le superbe "Arie e danze antiche" che ci riportano continuamente alla grandezza e al fascino dei tempi antichi (Medioevo e Rinascimento) vivi e palpitanti ancor oggi, con esse anche le "Tre Grazie Botticelliane", mentre potremo tornare per le vie di Roma e lungo l’Appia grazie ai suoi "Pini di Roma". Ma vi saranno anche Stravinsky col suo "Pulcinella", Berlioz ("Carnevale romano") e altri compositori in questa rivisitazione della nostra storia e della nostra cultura (le sedi, per quest’Italia sinfonica, saranno prevalentemente Newark, New Brunswick, Morristown e Princeton).

In ultimo, ma non certo per ultima, l’opera. Chi dice opera dice ovviamente Italia, e la NJSO lo dimostrerànon solo con la monumentale "Messa da Requiem" di Verdi, ma anche con una serie di concerti di arie da capolavori dello stesso Verdi ("Aida" e "Nabucco"), di Puccini ("Madama Butterfly" e "Tosca"), Leoncavallo ("Pagliacci") e altri [Morristwon, Trenton, Red Bank, Englewood e Newark]. Per il "Requiem" il maestro Järvi potrà contare sull’apporto della Montclair State University Chorale. Non si conoscono ancora le "voci soliste" di questo e della parte operistica del festival (l’ensemble di Newark vuole mantenere ancora un po’ di suspense), ma il programma è tale che, per storicità e qualità, farà a lungo parlare di sé.