PUNTO DI VISTA/Donne indifese

di Toni De Santoli

Un anno fa all’incirca su questo supplemento domenicale parlammo della violenza che in Italia s’abbatte sulle donne. Già allora, come del resto anni prima, era emergenza-stupri. Ma non lo diceva nessuno. Non lo dicevano i politici e nemmeno la stampa. Lo dicono oggi… Oggi si scopre, e si dichiara, appunto l’emergenza-stupri. Ma non illudiamoci che governo e altre istituzioni decidano di agire di conseguenza. Forse classe dirigente e opposizione non sono neppure capaci di "agire di conseguenza". Hanno altro cui pensare… Devono occuparsi delle alleanze politiche, del "dibattito" politico, dei giochi fra correnti di partito, degli incessanti inviti in tv, dei "briefing" da tenere nel cuore di Roma con pompa e un poco di sussiego, o sennò, con falsa, "phoney friendliness"; dell’Alta Velocità, del Ponte sullo Stretto di Messina, dell’Aritmetica (per quel che riguarda l’economia) da plasmare, piegare, adattare (!) alla convenienza appunto politica...

Le cronache attuali appaiono piuttosto esaurienti: si stuprano donne in mezza Italia. Si stuprano donne nelle città come nelle campagne. Nei centri storici come nelle periferie. Si violentano donne di ogni età, dai dodici ai settant’anni. In alcuni casi si uccide.

Nell’Italia di mezzo secolo fa, e anche più, sui tram e sui filobus, parecchi italiani davano luogo alla "mano morta"… Sfioravano o palpeggiavano il sedere di ragazze e signore. Oggi la "mano morta" è pressoché sparita (meno male!) dal costume nazionale. Ma oggigiorno si aggredisce, si stupra, si ammazza. Per evitare eventuali equivoci, e per non cadere in un odioso relativismo morale, diremo, tuttavia, che se è esecrabile la violenza carnale, altrettanto esecrabile era la "mano morta" d’un tempo. Ma il palpeggiamento "distratto" non se ne andò mica da sé… Non era certo un raffreddore… Esso fu debellato dall’indirizzo morale, sociale, culturale assunto dalla società italiana fra gli Anni Sessanta e Settanta, per cui la "mano morta" col tempo parve un atteggiamento di cui vergognarsi anche a coloro i quali ne avevano fatto spesso esercizio…

Ma oggi contro gli stupri che stravolgono la vita delle vittime di tanta raccapricciante efferatezza e la vita dei familiari delle vittime, non si leva una campagna nazionale in virtù della quale la gran parte dei cittadini trovi stomachevole la sola idea di recare offesa, oltraggio a una donna. In una società la quale proclama quotidianamente la volontà di servire e far trionfare i diritti della donna, ecco invece che, all’atto pratico, la donna è abbandonata a se stessa. Poiché di lei, in realtà, non importa quasi nulla a nessuno. Eccola quindi la società italiana della retorica che mai muore e che può sempre servire per far carriera in politica. Eccola la società italiana drogata, stordita, disorientata, resa amorfa da una Casta che nulla quindi sembra poter scalfire. Lorsignori seguiteranno a mostrarsi solenni e compiaciuti in tv, a pubblicizzare i "vantaggi" dell’Alta Velocità e del Ponte fra Scilla e Cariddi o a fingersi socialisti coraggiosi e disinteressati e in quegli stessi momenti un’altra donna, chissà, verrà sequestrata, picchiata, violentata. Il sangue le si ghiaccerà nelle vene. Il terrore la farà sprofondare nel panico.

Il momento è grave, anzi, gravissimo. Tale da giustificare un giro di vite giudiziario e da gettare alle ortiche il deleterio concetto di "business as usual". Così non si può andare avanti. In nessun altro Paese si stupra quanto si stupra in Italia.

Ma dovete sapere che Lorsignori hanno ben altro cui pensare. Hanno questioni e argomenti ben più "alati" cui dedicarsi. Mica possiamo disturbarli con quanto di più "prosaico" ci sia…

Così, nulla cambierà. Parola di qualunquista.