L’ intervista immaginaria con Galileo

di G.d.M.

All’Istituto Italiano di Cultura fantasmi del passato... Lo spettro di Galileo Galilei aleggiava per le stanze del palazzo a Park Avenue, reincarnatosi in Claudio Bartocci, professore associato di Fisica Matematica all’Università di Genova. Nulla di spettrale in tutto questo, solo per introdurre che proprio Bartocci è stato protagonista di un’intervista immaginaria (nei panni appunto di Galileo Galilei) condotta dal matematico Piergiorgio Odifreddi. La brillante conversazione è stata scritta dallo stesso matematico torinese lo scorso anno. Galileo parla di personaggi e situazioni avvenute anche dopo la sua morte, le sue risposte sono apparentemente inventate, o meglio solo in parte perché, come ci spiega Odifreddi: «Ho costruito le risposte su frasi estratte dai suoi testi, quindi sono cose che lui ha detto veramente». Il "siparietto" a cui abbiamo assistito non è stato solo una divertente conversazione tra i due scienziati ma ha offerto anche molti momenti di riflessione, in particolare nei passaggi in cui Galileo parla tristemente della sua abiuria. Riportiamo alcuni stralci. Prima l’introduzione e poi alcune frasi che mettono in risalto il suo dissidio interiore.

Messer Galileo, ci scusi se l’interrompiamo per l’intervista che abbiamo concordato. Che cosa stava facendo?

G: Stavo rileggendo una pagina del mio Saggiatore. Una delle poche rimaste attuali, visto che in quel libro sostenevo una teoria completamente errata: che le comete, cioè, fossero illusioni ottiche prodotte dalla luce solare sul materiale esalato dalla Terra verso la Luna e oltre, e non corpi reali.

Ma quella pagina vale da sola tutto il libro, e contribuì a far dichiarare a Italo Calvino che lei è stato "il più grande scrittore italiano di tutti i tempi".

G: Addirittura? Più di Padre Dante e Messer Ariosto?...

Come vede, lei ha fatto scuola in letteratura, e Calvino aveva buoni motivi per considerarsi il punto d’arrivo di una linea che, partendo dall’Ariosto e passando attraverso lei e Leopardi, arrivava fino a lui. Ma, passando al suo vero lavoro, quale considererebbe il contributo più duraturo da lei dato alla scienza?

G: Forse quello che oggi mi sembra voi chiamiate, non a caso, principio di relatività galileiana.

Se prova a leggere questo brano della Relatività di Albert Einstein, si accorgerà di aver fatto scuola anche nella divulgazione scientifica... Effettivamente, la relatività einsteniana costituì una rivoluzione intellettuale tanto innovatrice, quanto lo fu la sua rispetto alla fisica aristotelica.

G: Spero allora che Einstein non abbia dovuto subire gli stessi attacchi dal potere costituito, e non abbia dovuto sopportare le stesse tragiche conseguenze, che toccarono a me. Ciò che a lei fecero i cristiani, a lui fecero i nazisti: costringendolo, in particolare, a un esilio dal quale non tornò più.

G: Dovette pure lui abiurare?

Non l’avrebbe mai fatto: in questo, era diverso da lei.

G: Sono contento per lui: piegarsi a pronunciare certe parole è un’umiliazione dalla quale non si guarisce.

Le ricorda ancora, quelle parole?

G: Potrei forse averle dimenticate?

Vorrebbe ripetercele, allora?

G: A Padre Dante, che fece una richiesta simile nel Cocito, fu risposto: "Tu vuo’ ch’io rinovelli disperato dolor che ‘l cor mi preme già pur pensando, pria ch’io ne favelli".

... La ascolteremo "religiosamente": prego!

G:"Oggi, mercoledi 22 giugno 1633, io, Galileo Galilei, figlio di Vincenzo, di anni settanta, sono costituito personalmente in giudizio nella gran sala del convento di Santa Maria sopra Minerva in Roma. Vesto il camice bianco dei penitenti, e sto inginocchiato davanti a Voi, Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, inquisitori generali della Repubblica Cristiana contro l’eretica malvagità. Ho davanti agli occhi i Sacrosanti Vangeli, che tocco con le mie proprie mani, e giuro che ho sempre creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto ciò che predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Sono stato denunciato nel 1615 a questo Santo Uffizio per aver tenuto per vera e insegnata la dottrina che il Sole stia immobile al centro del mondo, e che la Terra si muova di moto diurno, in opposizione alle Sacre e Divine Scritture che affermano che Giosuè fermò il Sole... Il Santo Uffizio mi ha offerto l’assoluzione a patto che, a cuor sincero e con fede non finta, abiuri, maledica e detesti i suddetti errori ed eresie, e accetti come punizione la recita settimanale per tre anni dei Salmi penitenziali, gli arresti domiciliari a vita, e la proibizione perpetua del mio libro. E io, Galileo Galilei, volendo levare dalla mente delle Eminenze Vostre e di ogni fedele cristiano il sospetto su di me giustamente concepito, con cuore sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto i suddetti errori ed eresie, accetto le punizioni giustamente inflittemi, e giuro che per l’avvenire non dirò o asserirò mai più, a voce o per scritto, cose sospette, e che denuncerò chiunque lo faccia".