ANALISI&COMMENTI/ENERGIA&AMBIENTE/Sicilia a rischio rigassificatore

di Ferdinando d’Ondes di Valentino

A raccontarla sembra una follia. Eppure è vero: a Porto Empedocle, a meno di due chilometri dalla Valle de Templi di Agrigento, l’Enel vuole realizzare un rigassificatore. A sponsorizzare l’operazione è il governo nazionale, con il testa il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Con il "sì" dell’attuale governo della Sicilia presieduto da Raffaele Lombardo. Si tratta, come vedremo, di un progetto assurdo, destinato a mettere in pericolo una delle aree archeologiche più conosciute al mondo: quella di Agrigento.

Ma cos’è un rigassificatore? Cominciamo con il dire che, quando si parla di gas da stoccare nei rigassificatori, si fa riferimento al Gnl, un idrocarburo naturale fossile gassoso che viene raffreddato a circa meno 160 gradi centigradi. Il raffreddamento a meno160 gradi permette che 600 litri di gas siano condensati in circa 1 litro di liquido Gnl. Il liquido viene poi immagazzinato in grandi contenitori isolati termicamente.

Un rigassificatore dove viene immagazzinato il Gnl è lungo più di tre 3 campi di calcio messi insieme, mentre l’altezza è pari a 12 piani. In questo enorme contenitore di gas vengono conservati circa 123,42 milioni di litri di Gnl, che equivalgono a 74 miliardi di litri di gas.

Progetto alla mano, si apprende che il terminal gas terrestre che dovrebbe essere realizzato a nell’area ex Montedison di Porto Empedocle arriverebbe a contenere 320 mila metri cubi di Gnl, che equivalgono a 180 milioni di litri di Gnl. Tale impianto avrebbe una capacità di 8 miliardi metri cubi di Gnl all’anno. Il gas arriverebbe dal mare con le cosiddette navi metaniere. Per Porto Empedocle si prevedono circa 110 navi all’anno, ovvero una nave ogni 3 giorni.

L’aspetto inquietante è che le altre regioni italiane si sono rifiutate categoricamente di dare parere favorevole alla realizzazione di questo rigassifcatore. Il motivo è legato alla elevata rischiosità dell’iniziativa. La legge nazionale Seveso 2, infatti, considera i rigassificatori impianti a rischio di incidenti rilevanti, riportando il concetto di effetto domino, cioè di maggiori pericoli derivanti dalla vicinanza di altri impianti pericolosi. Nel caso di Porto Empedocle a rischiare sono gli abitanti di questa cittadina e, naturalmente, dei centri vicini, a cominciare da Agrigento con la sua Valle dei Templi.

A proposito dei rischi, basta una semplice riflessione: una comune bombola di gas, esplodendo, è in grado di distruggere una palazzina di tre-quattro piani. Che succederebbe se a esplodere fosse un contenitore di gas della lunghezza di tre campi di calcio e alto dodici metri con dentro 180 milioni di litri di Gnl? A questa domanda non è stata data alcuna risposta, perché i tecnici sostengono che l’esplosione di un rigassificatore è "impossibile". C’è da crederci?

E poiché stiamo dando notizia di questa follia ai lettori degli Stati Uniti, citiamo un film d’inchiesta realizzato da due avvocati americani. Si tratta di un lavoro che denuncia i pericoli legati al Gnl. I due legali sono stati pubblicamente ringraziati dalla città di Oxnard, 157 mila abitanti. Gli approfondimenti dei due professionisti, una volta resi noti alla popolazione, ha impedito che fosse realizzato un terminal off-shore per il Gnl davanti alla costa.

Cosa hanno appurato i due legali? Che se un rigassificatore dovesse mai esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 chilometri. Questa notizia è stata riportata dal Corriere della Sera del 30 marzo 2006. Stranamente, qualche mese fa, lo stesso quotidiano, in un articolo a firma di Gian Antonio Stella, ha ridicolizzato i pericoli legati alla presenza del rigassificatore. Un servizio un po’ strano, quello pubblicato dal Corriere della Sera. Dove si dice che, siccome l’area dove dovrebbe sorgere il rigassificatore è un po’ trasandata, ben venga l’impianto per lo stoccaggio del Gnl.

Nonostante le "rassicuranti rassicurazioni" del Corriere della Sera, i pericoli esistono lo stesso. Nel Rapporto della Commissione Energetica alla California, che risale luglio del 2003, si legge che "il Consiglio Comunale di Oxnard (157 mila abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto per la realizzazione di un rigassificatore, dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70 mila morti se fosse accaduto un incidente di Gnl".

E’ interessante notare che i rischi considerati in questo Rapporto non includevano atti di sabotaggio o terrorismo, ma semplici incidenti. I pericoli legati ai rigassificatori non riguardano soltanto l’impianto a terra, ma quello che potrebbe succedere in rada durante l’arrivo delle navi metaniere (a Porto Empedocle ne arriverebbe una ogni 3 giorni, pari a 110 all’anno). Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di Gnl a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, mette in evidenza che la nube di gas potrebbe spingersi intorno per un raggio di 30 miglia (55 chilometri ), distruggendo tutto ciò che incontrerebbe nel suo espandersi. Tutto questo, ovviamente, gli "esperti" dell’Enel non lo dicono. E non lo dice nemmeno la ministra Stefania Prestigiacomo.

Un altro aspetto di questa vicenda, non meno inquietante di tutti gli altri, è il silenzio dell’Unesco. La Valle dei Templi di Agrigento fa parte della speciale lista dei beni considerati patrimonio dell’umanità. Ci si sarebbe aspettati un intervento dei vertici dell’Unesco a difesa di una delle aree archeologiche più note al mondo. Invece, da parte dell’Unesco, si registra un "silenzio assordante". L’unica voce contraria è quella del sindaco di Agrigento, il giovane Marco Zambuto, che ha presentato ricorso contro il progetto. A sostenerlo c’è un comitato di cittadini che, come il sindaco, è contrario al rigassificatore. In un Paese democratico, quando si mette in cantiere un’opera così pericolosa, si chiede il consenso degli abitanti attraverso un referendum. Ma nell’Italia di Berlusconi, spiace dirlo, la democrazia è un fastidio: se il premier non vuole nemmeno che i parlamentari votino, sostituendoli con il voto dei capigruppo, figuriamoci cosa deve pensare di un referendum popolare per confermare se un suo ministro sta operando con o senza il consenso della gente.

Ciò posto, resta l’ultima domanda: a che cosa servirà il rigassificatore di Porto Empedocle? Leggendo le tesi degli sponsor dei rigassificatori scopriamo ciò che tutti sappiamo già: e cioè che il petrolio scarseggia e che, tra le valide alternative, oltre alle cosiddette energie rinnovabili (eolico e solare), ci sono anche gli idrocarburi gassosi. Fin qui, nulla da obiettare. Poi ci spiegano che ci sono Paesi che detengono il monopolio degli idrocarburi sotto forma gassosa. E anche questo è vero. Quindi aggiungono che, per sfuggire ai ricatti dei monopolisti del gas, bisogna realizzare dei grandi impianti dove stoccare il gas. E qui già il discorso comincia a diventare poco chiaro. Vediamo il perché.

Ripercorrendo queste tesi ci si accorge che, almeno in prima battuta, l’interesse per i rigassificatori non è dei Paesi (e quindi dei cittadini), ma dei gruppi privati (leggere i petrolieri) che lucrano sugli idrocarburi. Se ne deduce che le aree degli Stati destinate ad ospitare eventuali rigassificatori serviranno in minima parte agli stessi Stati e, in massima parte, ai petrolieri. Siamo davanti ai soliti interessi privati camuffati da interessi pubblici.

Gli sponsor dei due rigassificatori che dovrebbero essere realizzati in Sicilia (il secondo dovrebbe vedere la luce a Priolo, in un’area della provincia di Siracusa già massacrata dalla chimica "pesante") spiegano che la nostra Isola ha bisogno del gas. E mentono sapendo di mentire. La Sicilia è una delle regioni italiane dove si produce più energia di quella che si consuma. Siamo noi siciliani a dare energia al resto d’Italia e non viceversa. Poi, però, quando si verifica un black-out, chissà perché, la Sicilia è la prima regione alla quale viene interrotta l’erogazione di energia elettrica, una sorta di "regalo" che l’Enel ci rifila da oltre quarant’anni.

C’è di più. Dalla Sicilia, com’è noto, passa il metanodotto con l’Algeria, opera realizzata nella metà degli anni ’70. La Regione Siciliana, in base agli accordi, avrebbe diritto a una quota di metano. Questa quota spettante ai siciliani non è mai stata corrisposta, perché la classe dirigente della Sicilia è sempre stata, in massima parte, venduta agli interessi di altre parti del Belpaese. Se a questo poi si aggiunge la furbizia dei signori dell’Eni, che hanno sempre preso a piene mani dalla Sicilia, regalandoci, in cambio, soltanto inquinamento dell’ambiente, la frittata è fatta. A conti fatti, se la Sicilia avesse veramente bisogno del metano, prima di realizzare due rigassificatori dovrebbe prendersi la quota di metano algerino. Dunque, i rigassificatori che dovrebbero essere realizzati in Sicilia non favorirebbero i siciliani, ma i petrolieri (il rigassificatore di Priolo dovrebbe essere realizzato da un gruppo privato) e altre parti d’Italia.