Che si dice in Italia

Il flop delle italiane

Gabriella Patti

Da Italian Job a Italian Flop. Erano settimane che i media nostrani pompavano la due giorni di calcio della Champions che, tra martedì e mercoledì scorsi, hanno visto tre squadre italiane - Juventus, Inter e Roma - affrontare altrettanti team inglesi. Usavano proprio il termine inglese. E’ andata come sanno tutti. I nostri sono stati eliminati. Magari ai rigori a oltranza, come nel caso dei giallorossi, e dopo una partita e due tempi supplementari tiratissimi. Ma il risultato è questo. Siamo fuori. Ma è sicuro che a essere eliminati siano stati i "nostri" giocatori. Provate a guardare la rosa delle squadre. Ci sono più italiani che stranieri. Che sia questo uno dei motivi della debacle?

L'Italia non vuole più i pianisti. Tranquilli. Non si è scatenata la caccia ai virtuosi della tastiera. Non abbiamo deciso di rinunciare a uno dei bagagli più ricchi del nostro patrimonio culturale, la musica. Più semplicemente si è detto basta al fenomeno dei parlamentari che, usando due mani (se avessero potuto, anche tre) votavano per conto del vicino di scranno, assente. Fenomeno vecchio ma fertilissimo in tutte le legislature, di destra e di sinistra. Disdicevole e pessimo esempio di scorrettezza da parte dei nostri eletti a Camera e Senato. Ora, finalmente, non dovrebbe accadere più. I parlamentari si sono ravveduti? Hanno chinato il capo, mesti e imbarazzati, ammettendo di avere sbagliato e promettendo di non farlo più? Non proprio. Più banalmente si è deciso di cambiare il sistema di vidimazione del voto. Ora, grazie alla tecnologia, ci sarà il riconoscimento digitale. Ovvero: il controllo delle impronte delle dita. Un tempo le impronte si prendevano solo ai ladri catturati dalla polizia. Oggi anche ai parlamentari italiani. Accostamento malizioso?

Diavolo d'un Berlusconi. Bisogna dare atto al padrone del Milan e Presidente del Consiglio di conoscere bene i suoi polli - cioè noi. E, soprattutto, di saper far presa sui loro/nostri lati oscuri. Aumentare del 20 per cento la cubatura di appartamenti o villette? Sfondare il tetto creando un altro piano? Fare la cameretta o il bagno in più per il figlio che resta a casa? Il tutto in barba ai divieti edilizi attualmente esistenti? Che gran colpo di genio! Ambientalisti e altri personaggi noiosi con la mania ecologica - e anche con un po’ di gusto estetico e di sano buonsenso - hanno protestato. Hanno urlato alla cementificazione selvaggia, evocando scenari da Mani sulla città, il noto e insuperato film di Rosi sullo scempio edilizio di Napoli. Ma si sa, si tratta dei soliti disfattisti e pessimisti. Mentre il Nostro insiste che nella vita bisogna sempre essere ottimisti e positivi, specialmente in momenti difficili come questo. Il che è giusto. Da anti-berlusconiana della prima ora mi piacerebbe, comunque, dargli torto. Ma stavo pensando che mi farebbe proprio comodo ampliare il terrazzo di casa... E poi, chissà, magari mi riesce finalmente anche di sfondare nell’appartamento del vicino, per farmi una stanza in più ...

Le solite malelingue - che spesso, aimé, sono bene informate - riferivano da tempo a bassa voce di una latente irritazione del superministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nei confronti del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Agli ingenui come la sottoscritta la voce sembrava priva di senso. Ma come? Draghi è notoriamente uno serio e bravo, stimato sia da noi sia all’estero. Impossibile che il ministro più importante e più onnipresente del nostro governo nutrisse un senso di fastidio verso di lui. Ora, forse, è arrivata una possibile spiegazione. Il Financial Times ha stilato una documentatissima lista dei 50 uomini che, in questa allarmante crisi globale, potrebbero salvarci. E - indovinate? - Mario Draghi c’è, unico italiano. Per di più in una posizione neanche di bassa classifica, visto che gli esperti dell’autorevole quotidiano economico lo collocano al 19esimo posto. Tremonti, invece, non c’è. Le malelingue dicono: "Capito?". Ma alle malelingue, si sa, non bisogna dare credito. O sì?